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Pere Ubu - Why I hate women

Why I Hate Women

Etichetta: smog veil   -   Voto: 8

Brano migliore: Love Song

 

Why I hate women (Perché odio le donne) è il titolo di una novella incompiuta di Jim Thompson. Epperò, nonostante il titolo del nuovo album dei Pere Ubu, abbia radici letterarie e non puerilmente misogine, sono sicuro, non mancherà di far discutere.

Noi, che a queste discussioni siamo superiori, ci tuffiamo direttamente nel contesto del disco e la cosa che appare immediatamente evidente è che si tratti di un gran bel disco.

di Joyello

David Thomas, lunico membro superstite degli originali Pere Ubu (ma forse il nome del gruppo, già allora, non era che uno pseudonimo per labbondante cantante), è accompagnato in questo giro dagli stessi musicisti che quattro anni fa lo affiancarono per St. Arkansas: Robert Wheeler (tastiere), Michael Temple (basso) e Steve Mehlman (batteria). Ai quali si aggiunge un nuovo chitarrista (Keith Moline) che regala allimpatto generale della band un suono più genuinamente rockettaro.

La ricetta è quella consueta del grande Thomas: affascinati recitativi, con quel suo vocione inimitabile, sorretti da suoni ammalianti, giochi psichedelici su ritmiche ossessive e stranianti.

Sono passati quasi trentanni ma final solution è ancora dietro langolo. Ascoltate Love song come dimostrazione del fatto che la Scuola Ubu, negli  anni 70/80, non solo era attualissima ma talmente pionieristica e seminale da risultare oggi quanto mai attuale.

Lalbum è pieno di ottima musica del genere che vi aspettereste da un album della band.

Lateneo di Thomas, infatti, analogamente a quello di altri grandi come Robert Wyatt, Tom Waits o Peter Hammill, è talmente avanti da scongiurare qualsiasi possibilità di apparire retorico o stantio. Why I hate women potrebbe essere uscito, identico, venti o dieci anni fa con il medesimo effetto.

Le canzoni ripercorrono le ossessioni della vita moderna suonando come attimi ottusi della nostra esistenza: "Babylonian Warehouses" è unindolente ballata psichedelica che omaggia i Joy Division; "Blue Velvet", i cui riferimenti lynchiani non sono di certo casuali, abbina un molesto incedere ad una mite mestizia; "Two Girls (One Bar)" è funky negativo; Caroleen e Flames Over Nebraska sguazzano in territori di elettronica-vintage, con theremin impazzito e trame degne dei più oscuri Suicide mentre la conclusiva Texas Overture è IL rock americano così come vorremmo sempre sentirlo: semplice, diretto, estremo e liberatorio.

Le liriche, dense di oniriche ossessioni e sconvolgenti aperture poetiche, sono la quintessenza dellarte di Thomas che, come da copione, invade la sua musica di portentosa passione.

Da comprare in vinile, per poterlo archiviare assieme ai capolavori del passato. Se non avete più il giradischi, va bene anche il CD. Pur che abbiate questo disco.

Sospensione di giudizio invece (poiché ancora non l'ho ascoltata) sull'edizione remixata dell'intero album (Why I remix women), già in commercio con, abbinato, un album inedito di David Thomas.

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