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Pete Doherty arrestato per la morte dell'ereditiera Robin Whitehead

L'aria comincia a farsi parecchio pesante, intorno al dinoccolato Pete Doherty. Perché fino a quando si parla di consumo personale di droghe e affini la faccenda, per quanto discutibile e deprecabile, rimane privata. Ma se ci scappa il morto – anzi, la morta – allora il quadro cambia. E molto.

L'ex Libertines è stato fermato il 19 marzo scorso – ma la notizia è trapelata solo ieri sera – e rilasciato su cauzione in merito alla morte per overdose della giovane e bella ereditiera ventisettenne Robin Whitehead. La ragazza era stata trovata morta in un appartamento di Homerton, East London, la mattina di domenica 24 gennaio.

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Gli inquirenti ritengono che il cantante possa aver fornito la droga alla giovane, che ultimamente frequentava molto anche in relazione a un documentario che questa – nipote di Teddy Goldsmith, il fondatore della rivista The Ecologist, e pronipote del miliardario Sir James Goldsmith – stava realizzando sulla vita dello scapestrato artista e sulla sua precedente band.

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La casa di East London – il cui contratto d'affitto era intestato a un amico di Doherty, tale Peter Wolfe – era spesso meta di visite da parte del leader dei Babyshambles e della sua cricca. Oltre al cantante sono stati infatti fermati tre altri uomini che dovranno ripresentarsi da Scotland Yard il mese prossimo.

Nei documentari che la Whitehead stava girando sarebbero state incluse, a quanto si sa, anche immagini che riprendono Doherty e compagnia mentre si fanno di crack ed eroina all'interno dello stesso appartamento incriminato.

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