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Peter Hammill - Singularity

Etichetta: Fire - Voto: 7.5
Brano migliore: Our Eyes Give It Shape

Un paio d’anni fa, diciamo a cavallo tra i lavori per Incoherence e Present dei rinati Van Der Graaf Generator, Peter Hammill è stato colpito da un infarto.

Quello spauracchio è intensamente presente nelle tracce di questo suo nuovo Singularity che ci riporta a scoprire un artista tra i più intelligenti e attivi dell’intera storia del rock. Nato artisticamente negli anni '60, come voce e mente dei Van Der Graaf Generator, Hammill ha lavorato intensamente e ininterrottamente (questo è il suo 35° album!) cercando sempre nuove forme e vie d’espressione.

Il nuovo disco si muove come un vero e proprio concept-album le cui tematiche, enormi e ingombranti, sono nientemeno che la vita e la morte. Riflessioni, in particolare, sulla fragilità della vita umana e sull’imprevedibilità e la paura della morte suggerite, sembra evidente, dall’attacco di cuore di cui è stato vittima.

Niente di allegro, evidentemente. Ma chi conosce Hammill non sarà stupito. Chi lo ama e lo segue s’accontenta nel saperlo artista onesto, puro e diretto quanto i suoi dischi (e concerti).
Musicalmente, in Singularity, Hammill suona e canta tutto con evidenti riferimenti a certe sperimentazioni tipiche dei suoi dischi anni 80 (il suo periodo migliore, secondo il sottoscritto) come PH7, A Black Box, Loops & Reels e The Future Now

Quindi: batteria elettronica, effetti strampalati sulla voce, rumorini analogici oltre, ovviamente, a tutta una serie di nuove sperimentazioni elettroniche alle quali il Nostro si è sempre dedicato con interesse e devozione. Il risultato è un album intenso, fatto di poesia prima che di musica, ma dove la musica esprime una voglia formidabile di rinnovarsi e presentarsi con abiti nuovi e atteggiamenti avanguardistici.

Dirette e semplici certe sue componenti tipicamente rock, esili e leggere alcune divagazioni nel campo dell’easy listening, affascinanti e dense le introspezioni nei turbamenti dell’anima e splendidi e maestosi certi larghi passaggi sonori.
Non c’è molto altro da dire. Chi conosce Hammill prenderà quest’album a scatola chiusa. Chi non lo conosce non se ne curerà, come al solito, senza sapere quale grande artista si perda.

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