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Petite Meller, dalle passerelle al palcoscenico musicale con “Baby Love”

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Biondissima e con un look variopinto corredato da un incarnato d’alabastro Petite Meller è la diva del momento.

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Dopo un passato da modella, Petite si è infatti imposta sulla scena internazionale per la sua canzone “Baby Love” che ha decretato il successo della cantautrice di origine franco-polacca.

Ospite al Coca Cola Summer Festival 2015 in cui si è esibita con la sua canzone “Baby Love” , Petite è soltanto l’ultimo caso di modella passata dal mondo patinato delle riviste di moda a quello più live della musica internazionale. Con una voce dai toni infantili che ricorda la giovane Vanessa Paradis in “Joe Le Taxi”, Petite risente fortemente dell’influenza africana tanto che il video della sua hit è proprio ambientato nel continente nero.

Baby Love– spiega Petite Mellerè una canzone per le giovani donne dal cuore spezzato, uno spirito malinconico che ho ritrovato anche nei bambini che ho conosciuto a Nairobi. Baby Love è il mio modo freudiano per dire Gioia, una danza d’amore trascendentale, un canto a cappella per incanalare il piacere fuori dal dolore”.

Non ha ancora pubblicato un album, ma la sua canzone già si è assicurata un valido posto in classifica. Ebbene si perché la sua prima fatica, “Milk bath”uscirà il prossimo anno e sarà prodotto tra gli altri dal sudafricano Craigie Dodds che ha già lavorato per Amy Winehouse e Leona Lewis.

(Guarda il video di Baby Love di Petite Meller)

Nell'album canterà anche il coro Ladysmith Black Mambazo che ha già cantato in "Graceland" di Paul Simon, uno dei modelli musicali della cantautrice."Nelle mie canzoni non mancano mai le percussioni africane accanto ai fiati e in particolare al sax – racconta Petite Meller a Repubblica - che si collega alla mia altra grande passione per il jazz: per questo ho chiamato la mia musica il "Nuovo jazzy pop"".

Laureata in filosofia e fortemente influenzata da Sigmund Freud, Petite Meller adora anche il cinema d’autore ed è proprio a questo che dice ispirarsi nei suoi video musicali variopinti. Visconti, Fellini, Antonioni sono solo alcuni dei registi che elenca tra le sue predilezioni ma l’influenza più evidente è dichiaratamente rappresentata dalla Brigitte Bardot del 1956 con “E Dio creò la donna” di Roger Vadim che lanciò l’attrice francese a livello internazionale.

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