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Pink Floyd, "The endless river": la recensione in anteprima del nuovo album 2014

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Dopo vent'anni i Pink Floyd pubblicano “The endless river”, il nuovo album della band che ha fatto la storia della musica e che ha ispirato tanti artisti di allora e di oggi. C'è stato tanto rumore su questo nuovo lavoro dei Pink Floyd che, già ai tempi di “The division bell”, album pubblicato nel 1994, avevano in mano un miasma sonoro che era rimasto silenzioso fino ad oggi. La band oggi riparte senza uno dei suoi elementi fondamentali, Richard Wright, morto nel 2008, le cui tastiere hanno segnato un'epoca e lo stile unico del sound dei Pink Floyd.

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“The endless river” dei Pink Floyd è quindi un lavoro inaspettato anche per i fan, che non pensavano ci sarebbe stato altro da raccontare dopo una carriera partita nel 1967 che li ha decretati dei mostri sacri del progressive rock con le loro suggestioni psichedeliche e oniriche. Per questo le prevendite del nuovo album hanno battuto qualsiasi record, confermando che non solo i Pink Floyd hanno ancora molto da dire, ma che tutti i loro fan agognano a bere sempre un sorso in più della loro musica sinestetica. Così il 7 novembre “The endless river” appare con la sua copertina che è già tutta un programma, creata appositamente per i Pink Floyd da Ahmed Emad Eldin, un artista appena maggiorenne che ha sognato un uomo che naviga in un mare di nuvole verso un'orizzonte che è alba e tramonto insieme.

“The endless river” dei Pink Floyd non poteva essere altro che un album suggestivo, un viaggio vero e proprio nel sogno e nella coscienza, con la chitarra di Gilmour che graffia i brani facendosi riconoscere sin dalle prime melodie. Il sound dei Pink Floyd è totalmente riconoscibile e si possono sentire chiaramente le varie fasi della vita della band emergere come a segnare il ciclo vitale di chi suona, ma anche di chi ascolta. Che questo dei Pink Floyd sia un viaggio verso l'aldilà o verso mete ancora più lontane nel tempo e nello spazio, non si può negare che la linea sonora scorre fluida tra momenti più incisivi e altri più distensivi, lungo il corso delle 21 tracce tra le quali si nota sicuramente la presenza della voce di Stephen Hawking, che viene riprodotta dal suo computer sotto un tappeto di cori femminili in “Talking Hawkin”.

Dopo quasi un'ora di ascolto “The endless river” dei Pink Floyd si attesta come un lavoro maturo di una band che ha raccontato tante storie in musica di viaggi attraverso il sogno e le galassie lontane della mente. Il mare di nuvole dei Pink Floyd è un'opera che accompagna la band e i suoi fan verso la chiusura di una storia e l'apertura di prospettive future, tutti in direzione di quel tramonto-alba tra le nuvole, che sembra voler consegnare la musica della band e le sue suggestioni all'immortalità, verso un infinito che si aprirà ogni qual volta qualcuno ascolterà di nuovo o scoprirà per la prima volta la loro musica.

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