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Placebo - Meds

Etichetta: Virgin/EMI - Voto: 5
Pezzo migliore: Post Blue

Si apre col botto il nuovo disco dei Placebo. Meds , la title track ad inizio album (con VV di The Kills di sostegno), sarà pure il solito rockpop di Brain Molko (seppure a me ricordi anche un po' gli Afterhours) ma è irresistibile. La formula è la stessa di sempre: la caratteristica timbrica vocale di Brian che si adagia su una facile partitura di basso e chitarra su un tappeto ritmico elettronico che ne amplifica la caratura danzabile.

Ecco, forse se c'è un difetto va cercato proprio in questo: le canzoni dei Placebo finiscono sempre per assomigliarsi una all'altra con la consapevolezza che, per molti, un difetto non sia. Tutt'altro.
Quindi, Meds è un bel disco? Mmmh difficile dirlo. Di certo non è brutto ma casomai già-sentito a causa dei limiti posti da questo reiterato utilizzo della medesima formula compositiva.
Viene da chiedersi se la corda mostrata dal trio londinese nella scrittura delle canzoni abbia in qualche modo a che fare con il loro successo. Molto spesso le major impongono ai gruppi di rinunciare a percorrere nuove strade per mantenerli su standard forse meno interessanti ma più remunerativi (è il caso dei Coldplay, ad esempio); sta di fatto che gli spunti vigorosi nel mettere insieme dignitosissimi pezzi di musica sulla scia di un glam-dark tra 70's e 80's che la band aveva sfoggiato in occasione dei precedenti album, qui è tremendamente ripercorsa senza nemmeno una pallida parvenza di evoluzione. Ed anche gli arrangiamenti, nonostante l'inserimento di pomposi archi (sintetici), non riescono a coprire quella sensazione di vuoto creativo che Meds evoca.
Con ciò detto, è d'obbligo rimarcare il concetto che se non si sta cercando l'album innovativo e nemmeno quello che cambierà le sorti del rock'n'roll, allora qui possiamo trovare davvero degli ottimi brani.
Oltre alla già citata title track, ci sono i due singoli usciti in anticipo ( Because I want you , Songs to say goodbye ) che, al grido di chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che perde ma non quel che trova, ripercorrono in maniera eccellente due tipologie di canzone alla Placebo : quella tirata (con tanto di chitarrone distorto) e quella mid-tempo con il ritornellaccio che ti si piazza in testa per restarci.
La mia preferita è Post Blue dalle tinte un po' oscure a ricordare alcune ballate dei Glove o dei Sisters of Mercy (provate a immaginarla cantata da Eldritch. E' per-fet-ta!), quella che mi piace meno, invece, è Pierrot the Clown : di una noia mortale.
In definitiva, un album consigliato solo ai fans sfegatati. A tutti gli altri consiglierei di lasciar perdere
Bisogna, a pare mio, alimentare la possibilità (vana, lo so!) che Meds diventi un flop commerciale. Mi pare l'unica possibilità per riaccendere il fuoco creativo dei Placebo.
Se proprio non potete farne a meno scaricatelo illegalmente! Come dite? E' reato? Ooops! Fate finta che non vi abbia detto nulla!

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