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Plan - Death Cab for Cutie

Etichetta: Atlantic - Voto: 3
Brani migliori: Summer Skin

Con Plans, Death Cab for Cutie, giungono al quinto album dopo l'acclamato "Transatlanticism" dello scorso anno. Ben Gibbard, in USA, è una specie di idolo (pensate a Vasco Rossi in Italia) e si è costruito un pubblico di affezionati che aumenta istante dopo istante fino ad interessare i signori della Atlantic Records che si sono assicurati il primo contratto Major con la band.


DCFC, qui in Italia, hanno un seguito di culto e forse il motivo è lo stesso che in America ne ha fatto delle superstar, vale a dire quegli inserimenti ad effetto tra la soundtrack di una delle serie TV più seguite degli ultimi tempi: The O.C. (che qui da noi non ha toccato vertici di ascolto come là).
"Plans" non aggiunge alcunché alla formula sonora a cui la band di Ben Gibbard è giunta nel corso degli anni: le solite melodie elementari, le blobbose trame finto-raffinate da finti-coldplay, i soliti arpeggi di chitarra, le tastier(in)e dal sapore pop, le batterie col suono imploso e gli inevitabili riverberi ad effetto della musica pop d'oltreoceano.
Belle canzoni? Neanche l'ombra, come sempre!
E' il solito disco noioso dei Death Cab For Cutie con i soliti tre pezzi trainanti (nello specifico "Summer Skin", "Different Names For The Same Thing" e "What Sarah Said") e altre inutili canzonette (il singolo "Soul Meets Body" fa venire quasi il diabete) ad uso e consumo di collegiali americane con gonnellina di tweed e colletto di pizzo.
In generale sembra un album che da noi non potrà mai funzionare. Gli americani ci hanno convinto a festeggiare Halloween e sono propensi a pensare che in base a quello sia possibile farci apprezzare un gruppo di nessuna levatura come questo spacciandocelo per buon rock. Fortunatamente qui da noi le collegiali con la gonna di tweed e il colletto di pizzo non si fanno ingannare da certa sbobba e preferiscono, tra gli stranieri, nutrirsi di Kylie Minogue o Christina Aguilera (che fanno musica POP senza la pretesa di essere delle rockers maledette). Chi ama il rock, sia pure quello levigato e adolescenziale, anche in Italia, non si lascerà ingannare da una band così noiosa.
Un disco di basso livello, pregno di un senso di inconsistenza come forse neanche gli Eagles sono mai riusciti a fare Io personalmente non ci sento neanche una parvenza di buona intenzione. E' un pezzo di plastica da arredamento, destinato a quegli ascoltatori distratti che ogni natale comprano i dischi di Mina: quest'anno farebbero bene a comprare anche Plans, ne andranno pazzi!

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