Excite

Povia: da "I bambini fanno ooh" a "I migliori anni", l'intervista di Excite

  • Facebook ufficiale Giuseppe Povia

di Antonella Dilorenzo

Ha intenerito con “I bambini fanno ooh..”, partita come una sconfitta (non fu ammessa al Festival di Sanremo 2005) e poi diventato un grande progetto di beneficenza, si è riscattato l'anno dopo con “Vorrei avere il becco” portando a casa il trionfo del palco dell' Ariston, oggi è una delle voci del programma “I migliori anni”, condotto da Carlo Conti su Raiuno. Ma chi è Povia quando non suona? Dagli esordi al successo, ci racconta la sua carriera, la sua vita in questa piacevole intervista.

Immagina di essere allo specchio. Chi è Povia visto da Giuseppe Povia?

Povia è un ragazzo come tutti gli altri, è un musicista, un cantautore che scrive delle cose che possono essere condivise da qualcuno e meno da altri, che però cerca di riuscire a trovare un modo per sfogare la sua rabbia attraverso la musica. Ci sono delle mattine in cui si vede bene e le altre mattine in cui si vede male, però cerca sempre di trovare un risvolto positivo alla giornata altrimenti non arriva alla fine.

Guarda le foto più belle di Povia

“I bambini fanno ooh..” è il tuo più grande successo, ma nel 2005 non fu ammessa al Festival di Sanremo perchè presentata in pubblico prima della gara. Come hai vissuto questa occasione sfumata? Pensi sia stato meglio così?

All’inizio pensavo di aver perso un’occasione, non ero in gara e quindi non potevo partecipare al Festival di Sanremo, non potevo neanche essere ammesso sul palcoscenico. Poi Bonolis mi ha detto che avrebbe voluto ugualmente farmi salire sul palco per il significato profondo della canzone, lavorando lui con i bambini da anni (io me lo ricordavo dai tempi di Bim Bum Bam), così abbiamo fatto questa beneficenza per il Darfur dove sono state costruite due scuole e l’ospedale. Alla fine, visti i risultati, è andata meglio così perché probabilmente è scaturito un qualcosa nella coscienza della gente che ha fatto in modo che la canzone vendesse milioni di dischi. Indignò parecchio l’opinione pubblica per il semplice fatto che non ebbe l'opportunità di partecipare alla gara, quindi forse il successo è stato scaturito anche da quello, e da lì la vittoria di “Vorrei avere il becco” dell’anno dopo. Forse mi sono stati dati dei voti che avevo perso l’anno prima.

Hai raggiunto un grande successo con queste canzoni, poi calato, anche perchè in una carriera artistica è difficile rimanere in vetta e sulla bocca di tutti sempre. Come hai vissuto questo cambiamento?

E’ la storia di tutti. Ogni cantante, cantautore, in politica, in tv, nello spettacolo, nell’arte, tutti hanno dei momenti si e dei momenti no. I momenti no li prendo come momenti di riflessione in cui mi metto a scrivere delle canzoni e tento di trovare non soltanto un nuovo disco, ma anche un nuovo discorso da fare per il prossimo singolo che farò poi in futuro. Io sono un po’ un allegro-depresso, quando c’è meno da fare cerco di stare un po’ di più con le mie bimbe, cercando di creare delle cose più serie, più intellettuali, delle canzoni un po’ più importanti. E’ proprio in quei momenti lì che riesco a scrivere delle cose belle, se invece uno è sempre sul podio allora inizia a scrivere cose stupide. Ci vogliono quei momenti lì, per me servono a creare.

Quando hai capito che il tuo lavoro sarebbe stato quello del musicista?

Quando ho vinto il Premio Recanati nel 2003. Ho sempre suonato, scritto delle canzoni come tutti quelli che vogliono fare questo pseudo mestiere che alla fine è diventato un mestiere vero e proprio. Ero felice perché vinsi 20.000€, all’epoca facevo il cameriere, in più la vittoria mi ha dato lo stimolo per dire che c’era qualcosa di buono anche in me, così ho continuato a sviluppare questa passione scrivendo le mie canzoni.

Da cameriere a musicista come hai vissuto il cambiamento?

Prima guadagnavo meno adesso guadagno di più, prima dovevo rispettare degli orari adesso lo faccio ma è una cosa bella, firmo gli autografi, la gente mi riconosce, firmo i dischi, vado in giro a fare i concerti, le foto. L’unica cosa che rimpiango del mestiere di cameriere, a parte che è un bellissimo lavoro, è che riuscivo a dormire la notte, mentre invece ora, forse perché vivo dei momenti belli e positivi, penso a come potrei viverli al meglio e non ci dormo la notte. Lo stesso vale per i periodi meno belli. L’unica cosa sono i pensieri.

E' difficile oggi stare a galla nel mondo della musica? Qual è il segreto per farlo?

Innanzitutto, non devi aver paura di dire le cose che pensi. Secondo me chi dice quello che pensa vive e in quanto vive, si esprime. Il segreto è quello di non cercare applausi e consensi facili, ipocriti, tendenza che fa diventare troppo “rotondi” e indifferenti. Ci sono momenti in cui vai e altri in cui dai fastidio, ma per me è questo. Non so se un domani cambierò, non escludo niente della mia vita.

Com'è la tua esperienza a “I migliori anni” e cosa ti aspetti?

L’esperienza è ottima perché ne sono uscito molto bene. Vado in giro e la gente mi riconosce ancora di più, mi fa i complimenti, apprezza me e le mie canzoni. La cosa che questa avventura mi ha lasciato è che uno come Carlo Conti, che è un essere umano come noi, può avere un periodo non del tutto positivo, ma in quelle 3 ore di trasmissione, che a me sembrano 3 minuti, porta un’atmosfera di grande festa. Carlo Conti e Paolo Bonolis sono i conduttori migliori di questo momento, per due filosofie diverse, ma hanno in comune una cosa: quando realizzano una trasmissione, c'è sempre una festa.

Quali sono i progetti futuri? Album in preparazione? Concerti?

Concerti sì. Partirà il tour cantautorale a novembre, chitarra e voce, che si chiamerà “Povia Cantautore”, lo stiamo mettendo a punto, chiaramente non è facile perché non esistono garanzie, ma il progetto è forte. Riuscire a portare un progetto cantautorale chitarra e voce nei teatri è un rischio. A me piace rischiare. “Meglio fallire che non agire” diceva mio nonno. Andrà benissimo secondo me, perché non c’è più nessuno che propone uno spettacolo solo chitarra e voce, fatto non solo di musica ma anche di ingredienti teatrali.

Ci saranno delle chicche a sorpresa, per esempio all’inizio canterò una canzone che si chiama “Barba lunga” e comincerò sdraiato per terra con dei giornali, ricorderò la storia di questo clochard, poi mi alzerò e sarò Povia. L’inizio dello spettacolo è molto discorsivo, con un filo logico, teatrale, altrimenti sarebbe uno spettacolo di musica e basta. Canterò una canzone sul grande giornalista Tiziano Terzani, leggerò una parte de “La fine è il mio inizio” che è stato uno dei suoi libri più famosi, parlerò del rap, ho fatto una canzone rap perché oggi il modo di fare dei rapper è violento, poco educativo, quando invece il rap nasce per dare messaggi di pace. In teatro porto di tutto: l’amore, i miei pensieri culturali, le situazioni politiche ironiche e non, alcune riflessioni. Secondo me scorre e stiamo puntando su questo. Partiamo dai posti piccoli cercando di diventare più grandi.

musica.excite.it fa parte del Canale Blogo Entertainment - Excite Network Copyright ©1995 - 2017