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Prince - Musicology

Etichetta: NPGRecords - Sony  - Voto: 8
Brani migliori: Life 'o' the party - On the couch

Avvertenze per l'uso.
Prima di premere play, decidete se ve ne frega qualcosa di chi vi sta intorno e della vostra eventuale immagine.
Sappiate che, una volta avviato il cd, state per cominciare a godere, e per darsi un contegno sarà ormai troppo tardi.
Quando l'iniziale urletto marchio di fabbrica del piccolo principe vi schioderà dal torpore che vi ha musicalmente attanagliato fino a oggi, spalle, piedi, testa, culo e quant'altro cominceranno a muoversi in maniera più o meno coordinata e incontrollata. E non ci sarà più niente da fare.
 
a cura di Zoro

Prince è tornato, anche se in realtà non se n'era mai andato.
Se capolavori come The rainbow children sono stati considerati opere minori, allora 'sto scriteriato mondo discografico uno come Prince non se lo merita proprio. Ma così vanno le cose.
Musicology è figlio della Sony, gode della promozione che merita e ora tornare a parlare bene di Prince "si porta" (così come, in realtà, "si porta" anche parlarne male per amor di snobismo).
La verità è che Prince ha partorito un altro di quei lavori che da soli valgono una trentina di patinate uscite più o meno astutamente infiocchettate. Tonnellate di musica rozzamente perfetta e prepotentemente sensuale, con alti e bassi comunque più alti della media, si rovesciano addosso a chi lo aspettava con ansia, a chi se l'era scordato, a chi non l'ha mai conosciuto e a chi, come me, sapendolo fresco testimone di Geova, ne temeva un irriversibile rincoglionimento (anche se il proposito di non cantare più dal vivo canzoni sessualmente esplicite pare sia reale, oltrechè un'evidente stronzata).
Dopo un periodo di ardimentose sperimentazioni ai limiti del delirio elitariamente visionario, Prince è tornato a dire che lui c'è e ci fa al tempo stesso, che può ancora permettersi di fare quello che gli pare, e che di meglio in giro ancora non s'è visto un granchè, provare Musicology per credere.
In questo disco Prince, a differenza dei recenti lavori mal digeriti dalla critica prezzolata, si è rimesso a far canzoni nel senso più classico del termine, e questo ha agevolato non poco l'ascolto e l'approccio di quei molti che faticavano a rincorrerlo per i mille meandri delle sue improvvisazioni stilistiche.
In un'orgia di funk citazionista, tra James Brown e Sly (esplicitamente dichiarati in Musicology, financo nel bellissimo video dell'omonimo singolo), viene rispolverato il pop ignorante che lo rese celebre negli anni 80, in una clamorosa dimostrazione di totale e pieno controllo dei propri infiniti mezzi.
Prince suona tutti gli strumenti e lo fa con la visione d'insieme di un direttore d'orchestra, di un artista che asseconda la musica al proprio volere domandola, facendoci l'amore, possedendola e lasciandosene possedere.
Prince crea, e per speziare un piatto già carico di suo, chiama adrenalinici giovani vecchi quali Maceo Parker, storico sax di James Brown, a farlo con lui, rendendo il piatto unico per quantità e qualità.
I testi rotolano tra ballate d'amore e invettive politicizzate, spiritualità e cazzeggio, campioni di se stesso e intro recitate in italiano, spiazzando ma non troppo, con equilibrati virtuosisimi d'interpretazione che la voce di Prince è capace di regalare con disinvoltura e semplicità, senza fatica.
Musicology sarà con ogni probabilità il più bel disco dell'anno ed è bello sapere che schiere di talentuosi artisti emergenti o emersi quali gli Outkast continueranno ad ispirarsi al piccolo genio di Minneapolis servendosi anche di questo nuovo lavoro.
Avere il disco di Prince è obbligatorio, un dovere morale.
E anche dopo aver stoppato il disco, fermare i vostri arti in movimento non sarà cosa semplice.
Almeno finchè durerà l'effetto del godimento.

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