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Processo Jackson, colpo alla difesa di Murray

Siamo nella fase predibattimentale, il cuore del processo inizierà il 9 maggio e, con ogni probabilità, una sentenza potrà arrivare intorno ai primi di luglio. Tempistiche a parte, a quanto pare la difesa del dottor Conrad Murray, unico imputato per la morte di Michael Jackson, ha già perso per strada uno dei propri pilastri difensivi.

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Sì, perché una delle tesi alle quali Edward Chernoff, il legale del medico, avrebbe voluto ricorrere era quella di poter accedere ai libri contabili dell'ex re del pop. Per verificarne la situazione – a suo avviso pessima – ed evidentemente tirare un collegamento fra l'abuso di Propofol e altri pesanti anestetici con la bancarotta in arrivo. Insomma: Jacko si sarebbe suicidato richiedendo dosi sempre più massicce del farmaco a causa della sua situazione disperata.

'Davvero qui si pensa che Michael Jackson si sia suicidato?', ha ribattutto Howard Weitzman, avvocato che rappresenta gli eredi Jackson. Dalla sua parte anche il procuratore distrettuale, David Walgren, il quale ha ribattuto accusando la difesa di voler schivare il motivo principale per il quale si celebrerà il processo, ovvero stabilire qualora Murray abbia agito in maniera negligente. Al di là e oltre le eventuali motivazioni.

Alla fine, l'accusa sembra aver avuto la meglio sulle scivolose strade della difesa: il giudice Michael Pastor ha infatti negato agli avvocati del dottor Murray l'accesso ai conti di Jacko. Riportando la fase predibattimentale al suo nucleo d'origine: chiarire le dinamiche e le responsabilità del decesso di Michael Jackson, quel drammatico 25 giugno del 2009.

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