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Raiz - Wop

Etichetta: Universal Voto: 5-
Brani migliori: Musica Wop
 
No, non sono mai stato in Medio Oriente, sono stato in Tunisia al mare, in Marocco.
In questo momento leggo molta roba mistica, anche poesia, il sufismo, anche la kabbalah ebraica, Sholem, leggo saggistica.
Questi due passi dallintervista di Raiz al Rolling Stone, dovrebbero già da soli dare lidea di cosa aspettarsi da questo Wop, primo album solista dellex frontman degli Almamegretta: superficialità e citazionismo esotico-casuale.


Mi spiego meglio: avete presente quando i gruppi pop inglesi per fare i finto mistici mettono un assolo di sitar in un punto a caso della canzone, o quando Jovanotti credeva fosse sufficienete usare i tamburi e farsi crescere le basette per fare il no-global? Ecco una cosa del genere. In questi ultimi anni, purtroppo, ha fatto più vittime la moda del meltin pot in musica che il colesterolo negli Stati Uniti.
Il trucco è facile: basta giustificare il tutto con parole come ricerca, viaggio, scoperta e tutti sono contenti.
 
Più di una persona (giuro!) al primo ascolto di Scegli Me, primo singolo estratto e traccia di apertura del cd, ha pensato di trovarsi di fronte al nuovo singolo di Mango.
E questo dovrebbe dirla tutta.
Per fortuna il livello si alza e raggiunge subito il punto più alto del disco con Musica: bella samba in salsa Bristol con il Raiz che canta (finalmente) in napoletano, facendoci venire alla mente i tempi in cui il caro vecchio Pino Daniele era ancora in vita. Le montagne russe di questo album provvedono però immediatamente a spegnere lentusiasmo, rispedendo subito dopo lascoltatore nel baratro dellarabeggiante Dietro il tuo chador, che con un testo imbarazzante racconta la storia Jovanottiana di un amore interraziale, interreligioso e tutta una serie di altri aggettivi che inizia con inter-.

Si va avanti insomma con unantifona molto facile da cogliere: quando il cantato è in italiano, la splendida voce di Raiz non riesce nellintento di compensare una serie di  testi buonisti e innocui sulla solita facile solfa dellinterculturalità e di un amore universale che puzza di new-age. Esemplare in questo senso Ilah Shadday (titolo in aramaico eh... mica pizza e fichi) che le note di presentazione della casa discografica presentano come Una Blowin in the wind per il mondo al tempo di Ground Zero, della guerra preventiva, degli omicidi mirati e dei bambini-kamikaze ma che più prosaicamente può ricordare al massimo un lato B dei La Crus scritto in cinque minuti.

A salvare parzialmente la barca ci sono Tu non ci sei, che almeno ha dalla sua un ritmo dub-reggae ed un cantato alla Raiz old style che farà di certo piacere ai nostalgici degli Almamegretta che furono, e la finale Wop, dub anglo-napoletano tirato e sanguigno, che sicuramente rimbomberà felice e zompettante nei woofer di un bel po di soundsystem nellestate alternativa 2004.
 
Poco. Troppo poco.
 
 

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