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R.E.M. - Around The Sun

Etichetta: WarnerMusic Voto: 6+
Brani migliori: Final Straw Boy In The Well The Worst Joke Ever
 
E facile immaginare che il copione sarà sempre lo stesso: chi li accuserà, in nome di un culto idiota delloriginalità a tutti i costi, di fare sempre le stesse canzoni contrapposto a chi, stregato dalla male(bene)detta voce di Stipe berrà beato le nuove canzoni tutto dun fiato giustificando la poca presa del disco con il classico non è immediato, cresce di ascolto in ascolto che tradotto vuol dire il disco non è un granchè, ma io sono un fan e non lo ammetterò mai.

 
Lesperienza insegna che oramai bisogna diffidare degli autoproclami che precedono la release di un album: il callo lo abbiamo fatto con gli U2, con il loro puntuale è il nostro album migliore ad ogni uscita. Per questo motivo leccessivo insistere di Stipe nelle dichiarazioni di questi giorni riguardo limpegno e la politicizzazione (trattasi davvero di valore aggiunto poi? Magari di questo parliamo unaltra volta) di Around The Sun ci ha messo giustamente sul chivalà.
Dopo averlo ascoltato si può affermare che il timore non era per niente infondato.
 
Lultimo R.E.M., infatti, è un altalenante disco che in troppi episodi sfiora lanonimato, campando di rendita su una ristretta (non più di quattro o cinque) manciata di perle che quasi fisiologicamente affiorano in un LP, quando a firmarlo sono i tre di Athens.

Nel suo incedere, Around The Sun inciampa in modo imperdonabile in più di unoccasione: nello sciagurato rap finale (revival del già poco fortunato esperimento di Radio Song del 91) che stupra una The Outsider tutto sommato gradevole, nellinascoltabile ritornello fatto di Yeahh strozzati di The Ascent Of Man, e in generale negli inutili riempitivi, che superano la dose media consentita a dei giganti di tale portata (Wanderlust, Aftermath, e la titletrack finale, tanto per fare qualche nome).
 
Di contro, oltre al (fin troppo) singolo Leaving New York, a far arrivare alla sufficienza il compitino ci pensano, ad esempio, lo splendido inno pacifista Final Straw (I dont believe and i never did, that two wrongs make a right) e Boy In The Well una classica ballata R.E.M. che, come la toccante fisarmonica del suo assolo, gioca con lo stomaco di chi ascolta, aprendosi ariosa per poi richiudersi più volte.
Feedback sbilenchi ed un lento e temerario incedere di voce e strumenti sempre sullorlo della stonatura fanno di High Speed Train un altro pezzo di bravura, così come The Worst Joke Ever, in cui il cantato di Stipe da solo dispensa quantità industriali di pelle doca ad ogni ascolto.
 
Si è parlato di toni cupi, di latitanza del rock (per il quale il buon Michael, quasi a discolparsi, ha dichiarato chiedetelo a Mike e Peter!) ma in questo caso la sensazione è che a latitare sia stato spesso qualcosaltro: quel tocco di ispirata classe e quellindefinibile grave leggerezza che il più delle volte li ha fatti volare chilometri più in alto delle band di comuni mortali.
Peccato.
 
 
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