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Renzo Rubino ad Excite: "I talent fanno male dal punto vista psicologico"

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Renzo Rubino, finalista a Sanremo 2014 al terzo posto con il brano “Ora”, è pronto a far fruttare il suo successo con un tour che toccherà l'Italia dal nord al sud dello stivale, da Milano a Napoli, da Bologna a Roma con una tappa anche in terra siciliana a maggio. A inizio marzo Renzo ha presentato il suo nuovo album “Secondo Rubino”, da cui il tour prende il nome, il terzo della sua carriera dopo “Farfavole” del 2011 e “Poppins” del 2013. Renzo, di origini pugliesi, nato a Taranto, classe 1988, ci ha parlato della sua esperienza sanremese, dell'amicizia con Simonia Molinari e dei suoi progetti futuri.

Che voto ti sei dato dopo l'esperienza sanremese?

Io ho dato il massimo, ero in pace con me stesso quando ho finito di fare le esibizioni. Più di così non potevo fare, quindi se il mio massimo è 7 allora il voto è 6, visto che 8 è un voto alto, per me a livello personale.

Alla premiazione sembravate tutti molto seri e poco emozionati. Vuol dire che era tutto preparato e sapevate già chi avrebbe vinto?

La verità è che, secondo me, io ero felice, non mi aspettavo di più. Sapevo che non avrei mai potuto vincere, perché non ho quei numeri lì e poi in realtà non mi interessava. Ero già soddisfatto quando avevo saputo di essere tra i tre, dietro le quinte, e quindi questa cosa qui mi ha già fatto scordare tutto. Sono tornato sul palco per cantare la canzone come se stessi in un localaccio di Roma davanti a poche persone, mi sembrava veramente di regalare una canzone per l'ultima volta da un punto di vista più intimo, perché il risultato l'avevo ottenuto. Quando siamo usciti io Rosalba e Raphael Gualazzi ce lo aspettavamo, non ci avevano detto niente però era un po' palese che vincesse Arisa in quel momento lì. È andata così e quindi per questo magari, in quel momento, non si è avvertito l'entusiasmo. Poi se mi avessero detto a me “Renzo hai vinto” allora mi avreste visto saltare sulle poltroncine dell'Ariston.

Raccontaci della tua amicizia e collaborazione con Simona Molinari, com'è nata? Avete altri progetti insieme?

È nata perché l'anno scorso io ho fatto Sanremo Giovani e lei partecipava tra i Big e c'è stata subito una bella armonia, abbiamo scambiato delle chiacchiere e capitava di parlare spesso. Lei poi è venuta in un paio di miei concerti e, viceversa, io sono stato a qualche suo concerto. È nata quindi un'amicizia, una cosa molto rara secondo me che accade tra musicisti, perché è davvero un'amicizia. Poi da lì, quando c'è stata l'opportunità di duettare il venerdì, ovviamente io ho preferito scegliere una persona con cui condividere il palco in maniera sincera.

Hai in progetto qualche collaborazione a breve?

Ci sono dei progetti in vista. Adesso partirà il tour, che prende il nome dall'album “Secondo Rubino” e non vedo l'ora, perché è una cosa fondamentale per me potermi esprimere nei concerti. Non saranno solo dei concerti ma è un vero e proprio spettacolo dove si potranno vivere le canzoni, ci sarà una scenografia importante: luci, alberi, cespugli. Ci saranno anche dei veri e propri monologhi. Lo spettacolo partirà il 10 aprile da Brescia, poi l'11 aprile saremo a Padova, il 14 aprile a Napoli e toccherà diverse location importanti, faremo anche l' Auditorium Parco della Musica a maggio. Ci sono un bel po' di belle date e giuste per questo disco.

La canzone “Il postino” ha fatto molto scalpore, si parlava di un brano autobiografico con allusioni a una tua possibile omosessualità. Come hai vissuto questo momento, è stato pesante affrontare le critiche?

Io devo dirti la verità le critiche le ascolto solo se fatte da persone di cui ho stima e che mi conoscono. Il tema l'ho affrontato più con incoscienza che con coraggio. Il fatto che se n'è parlato è anche sbagliato perché è una semplice canzone d'amore e doveva rimanere così: una semplice canzone d'amore. Il postino ai miei concerti viene cantata anche dalle mamme e dai bambini, insomma da tutti. Alla fine ci sono state delle critiche e delle polemiche però, per fortuna, poi rimangono le canzoni.

Cosa ne pensi della tematica attuale delle coppie gay?

L'unica cosa che posso dirti è che trovo che ci sia ancora discriminazione e che siamo indietro sotto tanti punti di vista. Effettivamente questo è uno dei temi più caldi, dove però bisogna ancora lavorare tantissimo perché non si dovrebbe considerare una persona diversa solo perché ha un orientamento sessuale diverso.

C'è qualcuno di speciale ora nella tua vita, magari una fidanzata?

Adesso no, perché mi sto concentrando sulla musica, che mi piace tantissimo ma mi porta via anche tantissimo, quindi mi dedico a lei.

Cosa ne pensi dei Talent Show a tema musicale?

Io penso che siano dei contenitori e che danno tantissime speranze che, però, in realtà sono delle illusioni. Ogni anno ci sono 5 talent, in ogni talent passano una media di 20 ragazzi, quindi parliamo di circa 100 ragazzi. Sono 100 potenziali artisti di cui, ogni anno, ne passa 1 forse 2 e gli altri 98 che fanno? Io ho avuto casi differenti di amici che li hanno frequentati e che sono stati male, proprio dal punto di vista psicologico. Quindi, capisco che è sempre più difficile fare musica in Italia e far ascoltare le proprie canzoni, capisco che è un'opportunità per tanti, ma non deve essere vissuta come “vado lì e ce l'ho fatta”, ma magari è un'esperienza. Però, purtroppo, molto spesso, tanti ragazzi ci rimangono sotto e pensano che quella lì è la cosa giusta da fare e, secondo me, non è l'unica cosa da fare, anzi ci sono dei percorsi diversi per fare questo lavoro, non è necessario affrontare un talent.

Che tipo di messaggio vuoi mandare con la tua musica al pubblico?

Posso dire che c'è un messaggio di speranza. Chi si appassiona alla mia musica di solito è speranzoso. I sognatori si affidano alla mia musica, quelle persone che ritengono che si possa ancora costruire un percorso di vita basato sull'individualità, sul “ce la faccio con le mie forze” in qualsiasi campo, e sul “si può fare”. Chi si avvicina alla mia musica è un amante dei bei ricordi, della nostalgia, dell'amore, quindi di un certo modo di vedere le cose. Ho sempre pensato che fosse giusto poter dire al meglio quello che penso senza vincoli sociali. Quindi, chi si avvicina alla mia musica, comprende che si può fare senza prendere scorciatoie nella vita.

Guarda il video di Ora di Renzo Rubino

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