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Richard Ashcroft - Keys to the World

Etichetta: Parlophone - Voto: 6.5
Pezzo migliore: World Keeps Turning, Simple Song

Da un cantante come Richard Ashcroft che non dovrebbe vedere di buon occhio i Rolling Stones, per via di un piccolo problema che costoro gli hanno causato appropriandosi di quasi tutti i proventi della sua canzone di maggior successo, non mi aspettavo un disco che invece occhieggia abbondantemente ai Glimmer Twins *.


In Keys to the world ci sono gli Stones più violinosi e pop assieme quelli più storicamente rock. Ma ovviamente non è tutto qui: non siamo di fronte una sorta di album tributo, tuttaltro: Ashcroft ha dalla sua un percorso musicale di tutto rispetto e malgrado i suoi idoli si riaffaccino un po troppo spesso nelle partiture delle sua canzoni, i suoi album sono deliziosamente affascinanti.
Puro brit-pop con sfarzo di orchestre e di produzione patinata che pare di tornare indietro di 40 anni quando (ed è proprio questo il caso) nelle sale di incisione non cerano emulatori ma orchestre vere.
Con maestri della registrazione (uno a caso: Phil Spector) capaci di inventare sonorità innovative e inebrianti molti anni prima dellavvento dei rack-effetti elettronici. Richard Ashcroft in patria è un idolo vero e proprio. Malgrado i suoi due precedenti album non siano mai diventati dei veri e propri classici, lex Verve gode di un seguito davvero invidiabile.
Vi basti pensare che tutte le date del tour promozionale per questo album erano sold-out con molti mesi di anticipo. Un dato sicuramente confortante che deve averlo messo un po in pace con quella decisione (a molti apparsa un po avventata) di abbandonare la band proprio nel momento di maggior successo.
Oggi Ashcroft esce con il terzo album, quello della maturazione, e le caratteristiche perché possa davvero funzionare ci sono davvero tutte: canzoni orecchiabili, almeno 5 potenziali singoli e una promozione che alla EMI deve essere costata più o meno come quella per i Coldplay (tantè che è stato proprio come supporto ai Coldplay che Ashcroft ha fatto il suo primo giro per il mondo presentando in anteprima le canzoni di questo disco).
Poco male se i risultati sono di questo genere. Keys to the world è un disco di musica leggera, leggerissima (stiano lontani quelli che vogliono lindie rock dei Verve!) ma con uninfarcitura di riferimenti alti che è impossibile non riconoscergli una grande classe. Non ci sono, per dire, pezzi minori.
Il livello è sempre piuttosto alto e anche quando pare che il tono si stia smorzando (Words Just Get In The Way) veniamo colti di sorpresa in un pedalone-finale fatto di sezioni darchi e ritornelli pedanti degno dei più intensi Oasis. Ashcroft con questo album accontenta quelli che erano rimasti abbagliati dalle intenzioni squisitamente brit-pop del primo Robbie Williams (dopo Take That) e che sono stati costretti ad abbandonarlo in preda alledonismo più sguaiato e al servizio di dischi uno più brutto dellaltro.
Ecco: Richard Ascroft offre la possibilità di riaffacciarsi a quel mondo fatto di easy listening di classe che prende esempio dagli illustri maestri del passato (oltre ai Rolling Stones anche Bob Dylan, John Lennon e Elton John) per realizzare un album che farà presto dimenticare gli scivoloni (commerciali) dei suoi due predecessori.

* Chi non ricorda cosa successe qualche anno fa, ecco un piccolo riassunto: larrangiamento orchestrale di Bittersweet Symphony, best seller della discografia dei Verve, è identico a quello realizzato nel 1964 per una versione orchestrale di "The last time" dei Rolling Stones. Sembra un campione ma pare invece che la parte sia stata suonata ex-novo.
Poco importa dal momento che Ashcroft e i Verve avevano proprio intenzione di citare quel particolare brano.
Una non trascurabile dimenticanza, però (e cioè quella di non accreditare Jagger e Richards tra gli autori) è costata loro cara: I diritti del vecchio brano (proprio di quella edizione strumentale in particolare) sono di proprietà di Allan Klein, il vecchio manager degli Stones, il quali li ha costretti (per vie legali) a sostituire il nome di Ashcroft con quello dei Glimmer Twins alla voce autori di Bittersweet Symphony in modo che, risultandone leditore, potesse ricevere buona parte dei soldi relativi alle vendite del singolo dei Verve i quali, praticamente, non prendono più un centesimo per quel pezzo.

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