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Robbie Williams sciopera contro la Emi

C'è aria di tempesta alla Emi, storica etichetta discografica nata nel 1931 dalla fusione di Gramophone e Columbia.

Un tempo etichetta delle più grandi icone degli anni '70 (Beatles, Queen, Pink Floyd, David Bowie) recentemente annoverava tra le sue leve Kylie Minogue, Robbie Williams e Radiohead, per citarne solo alcuni. Ma dopo l'acquisto da parte della multinazionale Terra Firma sei mesi fa, per 3,2 milliardi di sterline, molte cose sono destinate a cambiare.

Sotto accusa proprio il gruppo Terra Firma e il suo dirigente Guy Hands, potente uomo d'affari, proprietario di migliaia di pub e immobili del Ministero della Difesa britannico, che controlla le catene cinematografiche Odeon e Uci, ma senza alcun piglio artistico. Almeno secondo il manager dei Radiohead, Bryce Edge, band che ha appena abbandonato l'etichetta, lamentandosi che il nuovo regime è "come un elefante in un negozio di cristalleria".

Sul piede di guerra anche Robbie Williams che si è rifiutato di consegnare il suo nuovo album.

"Dopo il licenziamento di Tony Wadsworth - capo del ramo britannico della Emi da 25 anni- pensiamo che ora ci sarà un nuovo taglio integrale del personale e non vogliamo consegnare un album nelle mani di una compagnia che non è in grado di far funzionare il suo management"  afferma Tim Clark, manager del cantante pop, che aggiunge: "Robbie non deve fare uscire il suo ultimo album, visto che non abbiamo nessuna idea di come la Emi intenda pubblicizzare e promuovere l'album". Per rincarare la dose prosegue: "Non hanno nessuno, nel reparto digitale, che sappia il fatto suo. Tutto quello che sappiamo è che vogliono decimare lo staff". E per sottolineare la fermezza delle decisioni di Robbie aggiunge: "La Emi faccia causa oppure paghi tutto il dovuto. Robbie ha il diritto di sapere che servizi può offrire la Emi a un artista della sua caratura".

Dopo l'abbandono di artisti del calibro di Radiohead e Paul McCartney, provvedimenti analoghi a quelli dell'ex Take That, li stanno prendendo Kylie Minogue e i Coldplay, tutti orfani di Tony Wadsworth, che per molti artisti rappresentava la garanzia fondamentale per lavorare con l'etichetta Emi: "Gli artisti vogliono lavorare con gente che capisce di musica, non con i ragionieri della finanza", ha dichiarato il manager dei Coldplay, Daves Holmes.

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