Excite

Robert Cray, intervista con Excite

Quando mi è stata offerta la possibilità di intervistare telefonicamente Robert Cray nell'ambito della promozione del suo ultimo disco (Twenty, in uscita in questi giorni)ammetto di non aver percepito immediatamente il valore dell'opportunità presentatasi.
Fino a poche settimane fa Robert Cray lo conoscevo di nome ma non ne sapevo moltissimo. E' stato così che studiando un po' ho capito che che stava per chiamarmi al telefono una delle blues-star più famose d'America, compagno di jam di mostri sacri della scena musicale americana nonché uno dei personaggi più noti tra quei pochi da me intervistati fin qui.
Alle 20.00 spaccate, come concordato, il telefono ha squillato.
 
a cura di Zoro

Pronto? Diego?
Sì, sono io...
Ciao, sono Robert Cray.

E l'intervista, smaltiti 30 secondi d'imbarazzo, è iniziata.
 
Ciao Robert....mentre parliamo sto guardando alcune tue foto relative a quando, un mese fa circa, hai impresso le tue mani nel cemento della Hollywood Rockwalk al fianco di Ike Turner e Solomon Burke. E' stato un ulteriore riconoscimento alla tua carriera lungo la quale hai vinto 5 Grammy Awards, ricevuto molte candidature e collaborato con illustrissimi colleghi. Tuttavia in Italia il grande pubblico ti conosce ancora poco. Come presenteresti Robert Cray a chi ancora non conosce la tua musica?
La mia musica è una combinazione di blues, soul, rock, gospel e un po' di jazz, reggae... ma noi siamo soprattutto una band che si fonda sul blues.
E' tanto tempo che suoniamo e ascoltiamo musica, siamo stati influenzati da un po' tutti i generi che ho appena citato e questo può essere abbastanza indicativo, può aiutare a capire cosa suoniamo.

Di solito sei menzionato come "artista blues".
Ciononostante la critica si divide tra chi non ti ritiene abbastanza blues e chi invece pensa che il blues sia diventato un genere di massa anche e soprattutto grazie ad artisti come te. Ho letto anche che quando discuti con i puristi del genere li chiami "bluenatics".
Chi ha ragione? Cosa intendono questi critici per "blues"?
Beh, la verità è che chiunque ha un'opinione su qualsiasi cosa.
A qualcuno non piace che noi non suoniamo blues puro, altri invece ci ringraziano per aver dato al blues una maggiore visibilità. Noi, la band, facciamo quello che facciamo.... proviamo a fare la musica che piace a noi e facendo ciò possiamo dare un contributo a rendere il genere più popolare. E' pur vero che qualcuno che s'incazza lo trovi sempre.
Bisogna essere predisposti ad accettare i cambiamenti e i cambiamenti non sono semplici da digerire per un sacco di gente.... come la morte, che è un cambiamento pure quello, duro da accettare. Per esempio, non ci sarà più un altro Muddy Waters, non ci sarà più un altro Robert Johnson, e tutto ciò fa parte del cambiamento.

Il vostro è anche un tentativo di rinnovare un genere che altrimenti rischierebbe di rimanere un po' "antico".
Esattamente.

Il tuo nuovo lavoro è dichiaratamente contro la guerra in Iraq e la politica di Bush...
Sì, è cosi.

Ricordo che durante la campagna elettorale per la presidenza degli USA ci fu una grande mobilitazione d'artisti a favore di Kerry, con Springsteen in testa a tutti. Però ha rivinto Bush. Può la musica cambiare qualcosa concretamente o percepite una sensazione d'impotenza di fronte agli eventi politici?
Credo che la cosa più importante sia rendere partecipe sempre più gente di cosa sta davvero succedendo.
C'è una guerra che è stata provocata da falsi presupposti, presupposti che è stato provato essere falsi e che tanti di noi già sapevano essere tali prima che l'invasione avesse luogo.
Purtroppo oggi come oggi ognuno si preoccupa solo di sé, vivendo alla giornata, senza preoccuparsi del fatto che laggiù ci sia gente innocente che muore.
Abbiamo mandato là soldati su false pretese e qualcuno di loro non torna a casa.
E' una cosa terribile. C'è parecchia gente che non crede a quello che il Presidente sta facendo. Se si ha la possibilità di farsi ascoltare, come ce l'ho io, e di dire alla gente come realmente stanno le cose, bisogna fare la propria parte e dire la verità.

Hai la sensazione che la gente che ascolta la tua musica e  i tuoi testi recepisca il messaggio che cerchi di comunicare?
Da quando abbiamo cominciato a fare testi impegnati politicamente c'è sempre stata gente che è venuta a farci i complimenti particolarmente per i testi.
La gente apprezza le storie che raccontiamo, e questa è la parte che dobbiamo fare noi. Apprezzano anche la musica ovviamente, ma la cosa principale di una "blues song" è la storia. La musica blues di per sé è molto semplice, ma è la storia che racconti che deve guidare la canzone, che fa la differenza.

Tuo padre è stato in Vietnam, tu sei nato e cresciuto in una base militare, imparando a conoscere per esperienza diretta l'ambiente militare...
Sì, è così...

Il brano che dà il titolo al tuo cd, "Twenty", tratta la storia di un ragazzo ventenne che dopo l'11 settembre decide di servire il proprio Paese e lo fa arruolandosi nell'esercito. Una volta militare quel ragazzo finisce in Iraq e là trova la morte (clicca qui per leggere il testo).
Credi che arruolarsi nell'esercito sia l'unica maniera possibile per servire il proprio Paese? Ci sono altre strade?
Ci sono sicuramente altre maniere per rendersi utili.
Pensa a quante cose si potrebbero fare in Africa o anche nei nostri stessi paesi se non si spendessero così tanti soldi in guerre. Nell'aiutare il prossimo c'è sempre insito un proposito di pace e c'è tanta gente che fa questo tutti i giorni.
Le persone dovrebbero confrontarsi, non fare la guerra. La guerra avviene quando si smette di parlare, di confrontarsi. Di cose da fare ce ne sarebbero un mucchio...

Quali sono, invece, le principali caratteristiche musicali del tuo nuovo disco?
Nel realizzare questo disco ci siamo divertiti molto.
Quello che abbiamo deciso di fare questa volta è stato di non fare prove prima di andare in studio.
Abbiamo fatto i demotape a casa e li abbiamo inviati ad ognuno, poi ci siamo visti in studio e abbiamo registrato senza provare le canzoni tante volte, con pochi take.
Ha funzionato.
Poi, siccome ognuno ha contribuito con idee proprie sono venute fuori canzoni con generi molto diversi tra loro. Avere più di un autore nella band aiuta molto.

Vedo che lavorate molto insieme e che ci tieni a sottolineare il concetto di band non trascurando mai la parola dopo il tuo nome, il che è apprezzabile...
Sì, noi siamo la Robert Cray Band!
Di solito c'è la mia foto sulle copertine, ma  nell'angolo del disco e nel retro c'è sempre la band citata, ovunque.

Se non erro voi venite dall'Oregon.
Abbiamo formato la band in Oregon, sì.

Questo periodo è particolarmente fecondo per quello Stato dal punto di vista culturale. Penso a Chuck Palahniuk, ai Pink Martini... tutti originari di quelle parti. C'è qualche stimolo di particolare in Oregon?
E' dal 1984 che non vivo più in Oregon, però posso dirti che Portland ha una grande scena musicale.
Non è una grande città ma ha una grande scena musicale, jazz, blues, molti club per suonare. C'è qualcosa di unico da quelle parti.

E' un posto culturalmente più ricco di altri?
No, è più aperto mentalmente, liberale, soprattutto Portland.

Anche politicamente.
Sì, soprattutto politicamente.

Twenty, il brano che dà il titolo al tuo cd, sarà scaricabile dal sito Truemajority.com. Qual è la tua opinione sulla possibilità di scaricare musica dalla rete e cos'è Truemajority?
Truemajority è un sito che ha l'ambizione di promuovere la verità.
Qualcuno lo ritiene un sito di politica ma è piuttosto un sito che racconta la parte nascosta delle storie, quella che il mainstream dei media non dice.

Quindi figurare su quel sito ha un significato particolare...
Sì, certamente. Abbiamo deciso di rendere scaricabile Twenty in maniera tale da farla conoscere al maggior numero di persone possibile. E' una canzone che la gente deve ascoltare per capire cosa sta succedendo. Di solito il nostro materiale non è mai stato scaricabile anche se so che ci sono un sacco di siti che mettono on line le nostre cose, ma se lo facessimo noi non venderemmo più un disco... tuttavia in tanti mettono a disposizione qualche brano per dare un'idea di come può essere il resto del disco, e così abbiamo fatto anche noi ...

Al momento che tipo di musica ascolti? Chi sono i tuoi artisti preferiti, nel blues e non solo nel blues? Qualcuno tipo Ben Harper o Keziah Jones...
Ascolto tante cose... Eric Bibb è uno di quelli che ascolto di più. Buddy Guy, Jimmie Vaughan, gente con cui ho avuto anche l'opportunità di lavorare.
Ma ascolto anche altro, non mi limito al blues. Per esempio ascolto molto reggae, musica brasiliana, jazz.

Cosa ne pensi del fatto che alcuni generi musicali come il blues o il jazz abbiano spesso avuto bisogno di grandi eventi cinematografici per far breccia presso un pubblico più ampio? Penso ai Blues Brothers, a Bird...
La cosa indubbiamente aiuta.
Questi eventi supercommerciali hanno la capacità di traghettare molto pubblico verso generi che altrimenti sarebbero rimasti poco considerati. In diversi casi poi questo pubblico cerca di saperne di più sugli artisti protagonisti di questi eventi, come nel caso dei Blues Brothers, quindi sono cose sicuramente positive.
Del resto sono le stesse dinamiche che si muovono intorno ai principali protagonisti del genere.
I fan di Steve Ray Vaughan, quando lui era in tour, da lui volevano sapere come tirava fuori il suo sound, cosa preferiva ascoltare.... sono cose normali, che succedono e sono positive.

Parlando di cinema e musica, ho visto che tu hai anche recitato in Animal House.
Eh eh eh, sì, è vero.
Un giorno venne una signora a chiedermi se volevo comparire nel film...

Per suonare il basso come poi hai fatto?
No, successe alla fine di un concerto... lei mi fece questa proposta e io accettai. Pochi mesi dopo mi ricontattò, mi chiese se potevamo fare una prova e dissi "ok". Così andai portando con me il basso del mio bassista di allora che era Richard Cousins, provammo con la band e rimanemmo sul set a girare per 3 giorni. Ero il bassista della Otis Day and the Knights' band.
Andò proprio così. Il film fu girato a Eugene, Oregon e John Belushi era lì, per quel film.

So che su John Belushi c'è un aneddoto particolare che si riferisce a Curtis Salgado, tuo grande amico e collega.
Conosci Salgado?

Ho letto d qualche parte che è stato lui ad insegnare a Belushi come cantare blues. E' vero?
Sì, è vero, è stato lui.
Io avevo la Robert Cray Band e Curtis aveva una sua band chiamata "The Nighthawks", ma il lunedì sera suonavamo insieme e ci chiamavamo i "Crayhawks". Eravamo io, Curtis, Richard Cousins e David Olson, che di solito suonava con Curtis ma lì stava con noi. Avevamo questo quartetto.
Quando Belushi venne da noi e cominciò a cantare in realtà non sapeva fare molto di più che copiare Joe Cocker. Durante le riprese di Animal House John e Curtis divennero buoni amici. Curtis gli fece ascoltare un po' di dischi, gli insegnò a cantarci, gli insegnò che Ray Charles suonava anche il sax alto e tante altre cose... in sostanza si può dire che Curtis ha sicuramente avuto una grossa responsabilità sul fatto che poi John Belushi abbia dato vita ai Blues Brothers.

Perchè non ti hanno invitato per il secondo episodio dei Blues Brothers? C'erano Eric Clapton, B.B.King, Erykah Badu, Joshua Redman e tanti altri. Eppure tu avevi il curriculum giusto per parteciparvi. Per certi versi, forse, il migliore...
Non so... volevano nomi grossi... avrebbero dovuto invitare Curtis piuttosto, ma non l'hanno mai fatto. Quello che hanno fatto invece è stato mettersi gli occhiali da sole e farsi crescere il pizzetto sotto il labbro inferiore, esattamente ad immagine e somiglianza del Curtis di quei giorni.

Quindi hanno preso da lui anche il look...
Anche il look hanno preso da Curtis, sì.

Beh, questo è un mezzo scoop..
In un certo senso sì, anche se sono anni che vado dicendo questa cosa... pensa che hanno citato Curtis solo nei crediti messi nel retro del primo album... e anche un'altra volta, la prima che suonarono al Saturday Night Live. Iniziarono lo show dicendo "con l'aiuto di Curtis Salgado e della Cray Band stiamo per offrirvi... i Blues Brothers!".

Verrai in Italia ques'estate?
Sì, per 3 date, ma potrebbero essere di più.
Suoneremo in alcuni Blues Festival, tipo Pistoia.

Che idea ti sei fatto del pubblico italiano?
Mi sono sempre divertito molto in Italia.... ci sono tanti fan del blues.... adoro l'Italia...
 
Soprattutto d'estate... col sole, il bel tempo...
Esatto, è sempre molto bello suonare da voi.
 
E a questo punto, dandoci un vaghissimo appuntamento a ques'estate da qualche parte in Italia, l'intervista è finita.
 
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