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Robert Plant - Mighty Rearranger

Etichetta: Sanctuary Records - Voto: 7.5
Brano migliore: Tin Pan Valley

Sto riascoltando Mighty Rearranger per la settima o ottava volta, il nuovo CD di Robert Plant, la recensione si compone velocemente e sopratutto senza troppi ripensamenti e aggiustamenti, come si dice: "viene da sola".
Il CD è curatissimo, dal missaggio al packaging, le canzoni sono un pout-pourrì di rielaborazioni sulle melodie a cui Plant ci ha abituato da Now & Zen ad ora.
Dopo aver ascoltato in tempi ed in età diverse i suoi lavori da "solista" l'arrivo di questo nuovo CD è la giusta conclusione delle sue fatiche artistiche di più di 35 anni di carriera.

a cura di Dr.Tarr

Nonostante l'età che gli ha ridotto la potenza vocale, ma in questo disco si avverte meno anche grazie all'elettronica che prepotentemente capeggia in quasi tutti i brani, l'inconfondibile tono dell'ex Led Zeppelin è sfruttato al massimo ed in più di un brano Plant ci delizia con gorgheggi e accantivanti solfeggi vocali.
La musica, pur avendo sempre la stessa impronta melodica di sempre, è complessa, elaborata e ricca di idee più o meno belle, il che fa di questo lavoro il più bel disco prodotto da quando i Led Zeppelin si sono sciolti.
Nonostante il fatto che l'ho trovato fuorviante al primo ascolto, dopo un po' ha cominciato ad incuriosirmi, cosa che porta inevitabilmente a dire e riocordare (soprattutto a me stesso) che un cd non può essere giudicato al primo ascolto.
Soprattutto questo cd.

Una pecca che sicuramente molti avranno notato è l'industrializzazione del lavoro.
Nonostante la qualità delle canzoni è molto elevata, la "formazione dei brani" è la solita di tutti i dischi rock di questi anni: intro semplice, ritmo crescente, lento, ballata, lento, ritmo, finale sperimentale scartabile.
Questo non depone a favore di Plant, ma fa contenta la produzione e quindi contenti tutti.

I brani che mi hanno colpito di più, positivamente o negativamente a seconda dalle aspettative che il nome Robert Plant comporta, sono "Tin Pan Valley" in cui la voce cantante e narrante si mescola con l'atmosfera musicale in maniera molto efficace.
Altra canzone che rimane in mente è "All the kings horses", forse per le melodie un po' banali che mi ricordano pezzi di canzoni come "Let It Be" o lente "Mother" dei Pink Floyd, forse perchè le ballate sono sempre le più facili da ricordare.
Il brano che è la title track del disco è un misto di south-rock delle rive del mississipi con impreziosismi di flatuo e piano alla jethro tull dal risultato molto bello e molto efficace.
Da dimenticare c'è "Somebody knocking", brano che poteva benissimo stare nel cd "No quarter" di 10 anni fa insieme a Jimmy Page, dove Plant più che cantare parla seguendo ritmo delle percussioni tunisine.
Chiude il disco una cavalcata rock con inserti di elettronica da discomusic denominata "Brother Ray". Come ho detto prima: scartabile.

Concludendo, il giudizio sul disco è più che positivo, un po' perchè effettivamente hanno ragione i commenti dei critici musicali, appiccicati alla custodia del disco, nel dire che è il miglior disco di Robert Plant dai tempi degli Zeppelin, un po' perchè visto il rock che gira ultimamente nei negozi di dischi questo cd si pone qualitativamente un spanna più in alto.
Come voto un 7 e mezzo, con un paio di canzoni in meno avrebbe potuto aspirare all'otto.

In rete:
- Il sito della Sanctuary Records
- Il sito di Robert Plant

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