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Rolling Stones: a Hyde Park 65mila fan in delirio

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Ritorno con il botto ad Hyde Park per i Rolling Stones, 44 anni dopo lo storico concerto in memoria di Brian Jones. Mick Jagger e company si sono esibiti nella notte di sabato davanti a 70.000 fan entusiasti, per la data londinese del "50 & Counting Tour".

Le prime note sono state suonate alle 21.30 davanti ad un pubblico variegato, la cui età spaziava dai nonni fino ad arrivare ai nipoti. Nemmeno il caro biglietti, con tagliandi che partivano da un costo di 130 euro, ha fermato la folla accorsa per vedere Keith Richards esibirsi negli assoli che hanno reso leggendario l'ormai sconfinato repertorio della band di Start Me Up. Il tempo sembra non essere passato. Jagger in forma smagliante, con giacca ricamata in oro, è salito sul palco in perfetto orario: 20.30 ora locale, le 21.30 italiane, nessun ritardo da star, solo la consapevolezza di essere una leggenda vivente. Il pomeriggio a Hyde Park, pieno di sole, ha visto ragazzi di ogni età prepararsi all’incontro con la Storia. Quarantaquattro anni fa, gli Stones celebravano un tributo al loro fondatore Brian Jones. Ora celebrano semplicemente se stessi, forti della loro capacità, intatta, di accendere le folle e di emozionare.

Ecco allora che la prima delle due date fissate ad Hyde Park, esaurite in poco tempo dopo l'inizio della prevendita, ha riproposto per buona parte la fortunata scaletta del festival di Glastonbury. Il momento, come definito dagli organizzatori, più emozionante della lunga storia della rassegna conclusa qualche giorno fa. E quindi ecco un torrente di classici, a partire dalla spettacolare "Start Me Up" che ha aperto le danze. Seguita da quello che non è forse non è uno dei brani più emozionanti, ma che è un vero e proprio manifesto come "It's Only Rock 'n' Roll (But I Like It)". E via via tanti titoli scelti apposta per divertire e far ballare il pubblico che è venuto da tutta Europa. Da "Paint It Black" a "Honky Tonk Woman", da "Gimme Shelter" a "Simpathy for the Devil", da "Jumpin' Jack Flash" a "Brown Sugar".

Il biglietto meno caro costava 130 euro, quelli più costosi arrivavano a sfiorare i 2.500. Il “value for money”, per qualcuno, è stato la possibilità di vivere due volte la stessa emozione: perché c’è chi, fra i settantamila, ha rispolverato le magliette di allora dall’armadio e ora vive l’emozione del tempo che non esiste.

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