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Roma, una notte di Eros

Cannoni di luci multicolori che squarciano lo stellato cielo romano, palco elegantemente arredato con tre schermi al plasma che pompano fiamme stilizzate di color giallorosso, sfondo neo con una E sulla sinistra ed un 9 sulla destra, e infine loro, i 45 mila inquieti innamorati che scalpitano, urlano, si agitano, impazienti di poter riabbracciare dopo tre anni di lontananza il loro idolo Eros.

L'attesa è lunga. Si deve attendere le 21,30 per vedere le luci abbassarsi e godersi lo show più atteso di questa estate romana.
Sul palco comincia lo show di eleganti luci blu e rosse, parte un sottofondo musicale e poi, finalmente, arriva lui, il vero protagonista della serata.
Ramazzotti si staglia nello sfondo, pizzetto bene in vista, bandana in testa, t-shirt Armani color nero, scritta "Roma" in rosso e pantaloni lunghi color crema. Comincia lo show ed è un gran cominciare.
Parte L'ombra del gigante e il pubblico va in fibrillazione. Eros non lesina energie, saluta tutti con la sua voce inimitabile: "Ciao Roma, come state? Gajardi".
Il suo popolo risponde convinto, lo acclama e lui li ringrazia a modo suo, intonando Terra promessa, trionfo sanremese nel 1984 e una delle sue hit più gettonate.
Ramazzotti ci tiene a far bella figura di fronte al suo pubblico, quello della sua città e si lascia andare al suo repertorio di talento ed imporvvisazione che lo hanno fatto conoscere al mondo intero.
Durante lo show tutto appare perfetto: il suono arriva chiaro grazie ai sei maxiamplificatori disseminati per tutto lo stadio, il palco, pensato come strada dissestata da risistemare al più presto (metafora della sua vita?) è impreziosito dalle scenografie spettacolari del Cirque du Soleil canadese. E c'è soprattutto lei, la sua muscia così riconoscibile ed immediata, così romantica e orecchiabile.
Lui, Eros, imbraccia anche la chitarra e dimostra di conosce lo strumento a fondo con un paio di assoli niente male. Si cimenta anche alla batteria ma gli esiti sono, oggettivamente, più scarsi.
A fare la differenza è il suo modo di intrattenere il pubblico, chiedendo a più riprese il suo calore e la sua voce: "Fa caldo. Avete sete? Volete acqua? Mi dicono di cantare ma io voglio cantare. Questa serata verrà registrata in un dvd", urla Eros. E giù applausi e urla di giubilo. "Voi siete Roma, la capitale". Il pubblico non choede altro.
Ramazzotti pesca senza pregiudizi dal suo repertorio ventennale: Laurora , scritta per lamatissima figlia di 7 anni, Adesso tu e Unaltra te, Cose della vita, Solo ieri, Quanto amore sei, Più che puoi, Amarti è limmenso per me, Ti vorrei rivivere, Se bastasse una canzone, Piccola pietra, Un attimo di pace, Dove cè musica, Un emozione per sempre.
Il gruppo che lo accompagna è solido, regge benissimo la scena e regala un sound efficace e perfetto. Si parte dall'amico bassista Flavio Scopaz, Lele Melotti alla batteria, Paul Warren e Giorgio Secco alle chitarre, Luca Scarpa e Fabrizio Lamberti alle tastiere, Mike Scaglione, sassofono e percussioni e Antonella Bucci e Roberta Granà ai cori.
Eros ha una gran voglia di cantare e si vede. Le due ore e mezza di concerto sono fittissime, senza interruzioni. C'è spazio solo per la musica.
Splendidi i duetti con la Bucci, voce magnifica, che non ha il fidanzato e lui scherzosamente ce prova.
C'è spazio anche per un blues firmato dal chitarrista jankee Warren, che si diletta anche con la romanissima (e stentata) Er barcarolo.
Ma la risate vengono subito accantonate perchè si torna ad ascoltare Più bella cosa e il pubblico di Roma si lascia trasportare dalle emozioni accendendo contemporaneamente i cellulari e regalando un mare di stelle agli occhi di Eros. "Roma, grazie di esistere", eccolo il suo commiato.
Torna per un paio di bis, Fuoco nel fuoco e Un cuore con le ali. Due brani storici che servono a dire ancora una volta grazie al suo pubblico che così intensamente lo ha seguito in una serata calda ed emozionante.
A presto, Eros.

Scarica la suoneria di Un attimo di pace, Solo ieri.

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