Excite

Rufus Wainwright - Release the Stars

Etichetta: Universal - Voto: 6.8/10
Brano migliore: Leaving For Paris n. 2

Rufus Wainwright capitolo cinque. Con quella voce da cugino tenebroso di Thom Yorke, da zio saputello di Patrick Wolf. Con l'ipertrofico armamentario orchestrale e i cori gospel. Con quel vaporizzare folk, errebì, soul, vaudeville e glam assieme a sfavillanti miraggi operistici e languori da camera, ottenendo una congettura pop che sa d'allucinazione indomita, del capriccio più solenne in circolazione.
Una proposta che continua a sembrare credibile solo perché in qualche modo lo stesso Rufus ti fa intendere di crederci sì intensamente ma non fino in fondo, lasciando aperto uno spiraglio in modo che s'intravedano le quinte, che s'avverta l'odore di messinscena, di ossessione realizzata.

Lui ed il piano al centro della scena, nel cono di luce, col buio abitato dagli archi trepidi (Tulsa, Nobody's Off The Hook), i fondali screziati da improvvisi esotismi (il palpitante bolero di Do I Disappoint You), l'amarezza irrorata da vampe soul (Going To A Town) e cartilaginosa delicatezza (Leaving For Paris n° 2).
Con quel distacco partecipe, filmico, un carosello di pose sonore che gli permettono di allungare cordoni ombelicali da Marc Bolan a Morrissey passando per Belle And Sebastian (Rules And Regulations), di sembrare un Neil Young con la parrucca incipriata sulla famosa spiaggia solitaria (I'm Not Ready To Love), gli Abba prodotti dal Brian Eno dei jet caldi (Between My Legs) o uno Scott Walker ipnotizzato Steely Dan (Slideshow).

Naturalmente, inevitabilmente, continui ad accettarne le avances, sostieni il flirt senza temere conseguenze spiacevoli. Perché sai che, una volta consumato lo spettacolo d'arte varia, si accendono le luci, scompaiono le stelle. Liberate, finalmente, al loro destino di polvere.

di Stefano Solventi per SentireAscoltare

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2019