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Samuel Romano: dall'evento Casa Bacardi Live ai suoi progetti con i Motel Connection e Subsonica, l'intervista di Excite

  • Facebook ufficiale Motel Connection

Una carriera quasi ventennale alle spalle a poco meno di 40 anni. Samuel Romano, frontman dei Subsonica e componente dei Motel Connection, ne ha fatta di strada tra beat, parole, città, riconoscimenti e fan che lo seguono ormai da una decina di album. La sua voce, il suo ritmo inconfondibile, la sua creatività e il desiderio, sempre più concreto e realizzato, di far interagire idee, artisti e luoghi, sono i connotati di un artista “vivace” (per citare l'album realizzato con i Motel Connection), sempre alla ricerca di combinazioni e sperimentazioni.

Guarda il video di Samuel Romano che canta "Costa poco", collaborazione con Stylophonic

Dopo il successo delle due tappe del Casa Bacardi Live che prevede concerti gratuiti in alcune città d'Italia con artisti prescelti, Samuel si prepara con i suoi compagni di viaggio dei Motel Conncetion (Pierfunk e Pisti) alla seconda tappa del loro live targato Bacardi. E tra progetti prossimi, passati e lontani, ci racconta di lui, della sua vita tra due logiche musicali parallele.

Mi racconti del Casa Bacardi Live del prossimo 26 ottobre a Palermo?

Con i Motel Connection, che sono il mio progetto nell'ambito della musica elettronica e anche del pop - perchè si parla sempre di scrivere delle canzoni – siamo sempre stati avvezzi alla sperimentazione, non solo in campo musicale ma in tutto quello che riguarda la comunicazione. Negli ultimi anni ci siamo avvicinati all'idea di far interagire le creatività, di mettere insieme degli argomenti che generalmente lavorano in campi diversi fra loro e farli dialogare. Con questa idea abbiamo dato vita a degli eventi. L'idea primaria è quella di regalare un concerto ad una città ed in cambio utilizzare per una notte degli spazi architettonici che non verrebbero, invece, utilizzati per concerti, per spettacoli culturali.

Abbiamo iniziato a lavorare con delle aziende che ci davano la possibilità di farlo. Abbiamo trovato nella Bacardi un ottimo compagno di viaggio. La prima tappa è iniziata a Torino quest'estate dove abbiamo regalato due notti: c'era talmente tanta gente che abbiamo dovuto fermarci anche il giorno dopo e rifare il concerto in uno spazio bellissimo, il cortile del Museo di Scienze Naturali di Torino. Questa cosa ci ha permesso di regalare al pubblico torinese una serata, ma ci ha regalato il fatto di far fondere la nostra musica con un luogo così bello e coreografico. La seconda tappa sarà a Palermo (il prossimo 26 ottobre, ndr) nell'ex chiesa Montevergini, bellissima struttura al centro di Palermo, città a parer mio tra le più belle del mondo, e abbiamo scelto proprio di andar lì perchè in questo momento è una delle città più attive dal punto di vista della creatività e dell'interazione tra culture e l'interazione sociale. Ci piaceva l'idea di far partire la nostra turnée autunnale da un luogo così denso di cultura e creatività.

Anche se non sei testimonial, stai comunque legando la tua immagine, per questi eventi.ad un marchio commerciale. Non è vincolante o pensi possa “cambiare” la tua immagine nei confronti dei fan?

Noi ci siamo legati ad un'azienda pulita che non ha assolutamente nessuno scheletro nell'armadio e questa è una cosa che ricerchiamo sempre, l'abbiamo fatto con la Redbull e lo stiamo facendo adesso con Bacardi. Semplicemente perchè questi fondi ci danno la possibilità di regalare un concerto ad una città che forse in questo momento non potrebbe permettersi: sarà l'allestimento di uno spettacolo che come minimo dovrebbe essere pagato 30 euro a biglietto. Negli anni '90 era difficile pensare ad una collaborazione di questo tipo per la mentalità e l'ideologia forse un po' arroccata e cementificata, oggi ci si può permettere di “rubare” ai ricchi per dare ai poveri, e mi metto tra i poveri perchè se io potessi tutte le sere nella mia città assistere ad un concerto del genere, magari con un gruppo che mi appassiona e che suona in uno spazio bellissimo ma non utilizzato della mia città, ne sarei felicissimo.

Al Casa Bacardi Live ti esibisci con i Motel Connection, ma hai questa “doppia personalità musicale” divisa tra i Motel Connection e i Subsonica. In cosa ti identifichi in un progetto e cosa nell'altro?

I Subsonica sono me stesso. Dall'età di 6 anni scrivo canzoni e scrivere canzoni è la rappresentazione di me, della mia anima, di quello che sono e che vedo intorno a me. Con i Subsonica ho fatto una ricerca avanzata sulla scrittura delle canzoni ed ho avuto la fortuna di farlo con due persone molto abili in questo che sono Max Casacci e Boosta con i quali sono cresciuto insieme insegnandoci a vicenda un mondo di riferimento nel mondo delle canzoni. Inevitabilmente, sono legato a doppia mandata con i Subsonica.

Ad un certo punto c'era l'esigenza di allontanarsi per riscoprire la bellezza dello stare insieme, dopo la prima tournée o la seconda con i Subsonica mi è capitato di avere la necessità di percorre una porzione di strada della mia vita anche con altre realtà completamente diverse. In quell'epoca la musica dei dj aveva rivoluzionato il mondo musicale e avevo voglia di farne parte, avevo voglio di fare il dj e diventare un produttore, quindi mi sono comprato uno studio, ho iniziato a scrivere musica elettronica senza pensare alle canzoni, sono diventato un dj, ho fatto serate e ogni tanto le faccio. É un mondo che è passato attraverso di me, mi ha lasciato tanto e si sta trasformando di nuovo. Dei Motel Connection rimane quella grossa esigenza di suono, di rappresentare un periodo storico, quello in cui siamo nati, nel quale ho raggiunto la mia vocazione nello scrivere canzoni. Questa esigenza di cross over e di evolversi in modo da toccare argomenti che non fanno parte del tuo mondo, ci ha portato all'organizzazione di eventi, a riuscire a pensare che anche una chiesa sconsacrata ti possa dare delle idee per fare musica e quindi anche il percorso che stiamo facendo adesso con Bacardi fa parte di questo. Ad anno nuovo partiremo con concerti nelle università insieme alle start up costruendo una giornata di musica che va dalla mattina in facoltà fino alla serata al nostro concerto, tutto questo meccanismo è figlio della voglia di sperimentare, di portare la nostra musica e il nostro paese in comunicazione.

Anche se sono sempre esistite, cosa ne pensi di queste sempre più insistenti combinazioni e collaborazione tra artisti: vedi i rapper che si uniscono ai cantautori, o i dj con i cantanti, per l'appunto? La logica della musica sta cambiando?

Le collaborazioni sono sempre esistite. Ricordo che la prima cosa che i Subsonica hanno fatto un pochino oltre il microcosmo dell'underground è stata la collaborazione con Antonella Ruggiero, dopodiché c'è stato di tutto da Morgan, agli Afterhours, ai Linea 77.

Credo che la collaborazione abbia diversi fini, c'è chi la fa in termini strettamente commerciali: prendi il top di serie dei cantautori e il top di serie dei rapper, mettili insieme e si spera che qualche disco in più si possa vendere da una parte e dall'altra; oppure chi lo fa per sintonia, per voglia d'imparare. Io per esempio la prima volta che ho visto i Linea 77 sono andato via dal concerto che avevo voglia di stare sul palco con loro perchè mi piaceva il modo che avevano di vivere il palco. Poco dopo ci siano incontrati casualmente e loro mi hanno rivelato la stessa cosa, ci siamo seduti a tavolino ed abbiamo scritto una canzone. Questo è il modo che ho io e credo tutte le persone intorno di vivere la collaborazione. Che poi alcune volte porta anche ad un successo discografico, ben venga. Dipende dalla scintilla iniziale, secondo noi ci deve essere un'affinità nell'argomentazione che tratti, sul modo che hai di affrontare il mondo.

Qual è, invece, il fine della tua ultima collaborazione con Stylophonic per il pezzo “Costa poco”?

Stefano è stato uno dei produttori dei Motel Connection. É stato uno dei tanti produttori dance italiani ad essere primo in classifica nelle chart inglesi è uno che ha fatto la musica elettronica in serie A ed è arrivato anche a vincere il campionato. Ci piaceva l'idea di collaborare con una persona che ci aiutasse a crescere e ci potesse dare dei suggerimenti, quindi ci siamo conosciuti in quell'ottica. Durante la lavorazione abbiamo scoperto in lui una bella persona con cui chiacchierare, con cui lavori bene insieme. Quando lui, poco dopo, mi chiamò per raccontarmi di questo suo progetto in cui voleva racchiudere alcuni dei suoi cantanti preferiti nel suo album e mi ha chiesto di poter scrivere una canzone, quando mi ha mandato quelle 4 battute di ritmo che aveva costruito, io ci ho subito scritto sopra una canzone.

Ho visto che ti diletti anche in pratiche ballerine nel video!

Il mio primo ricordo d'infanzia è stato mia mamma e mio papà che faceva gare di rock 'n roll, il primo ricordo sono io sui piedi di mamma che ballo con lei e immagino che quei momenti siano entrati nel DNA. Anche io mi sono stupito nel vedere il video. Mi hanno detto: “balla” e io mi sono messo a ballare, alla fine qualche passo lo sapevo anche fare!

Musicalmente parlando sei nato in un periodo molto diverso da oggi, può essere banale chiederti “cosa consigli a tutti questi artisti che si approcciano al mondo musicale”, ma detto sinceramente , secondo te, la via migliore quale può essere?

La via migliore è complicato per me dirlo, si parla sempre dei vecchi che devono dare i consigli ai giovani ma io credo sia esattamente il contrario, il giovane è completamente cosciente e inserito nel proprio contesto molto più di un vecchio. Quando avevo 20 anni ed ho fatto i Subsonica non avevo bisogno di grossi consigli, avevo solo bisogno di tirare fuori quello che avevo dentro e farlo nella maniera più onesta possibile nei miei riguardi. Credo questo possa essere il consiglio più importante, attualmente io che sto lavorando alla scrittura del nuovo progetto dei Subsonica spero di ricevere consigli da qualche giovane, infatti passo le notate in giro per Torino a cerca qualche persona più giovane di me che faccia il mio stesso lavoro e mi possa consigliare bene.

Boosta, il tuo collega, è stato ospite dell'ultima puntata di X Factor. Volevo un tuo parere su X Factor e la nuova logica musicale. Come sta cambiando? Pensi sia positivo o restrittivo visto che poi a vincere è solo una persona che ottiene un contratto discografico?

Purtroppo non vince nemmeno quella persona, chi vince è il contratto discografico. Il problema è questo: alla fine quel meccanismo è studiato per chi produce la discografia non per l'artista. Ricordo che il primo contratto discografico che abbiamo firmato aveva delle clausole che in qualche modo noi avevamo discusso, spostato, cambiato. Anche se non eravamo nessuno, comunque avevamo la possibilità di discuterlo, invece questi ragazzi, che in alcuni casi mi fanno molta tenerezza, si trovano legati per 5 anni senza poter scegliere, decidere senza la minima libertà artistico-musicale e vengono privati della loro libertà ancor prima di sapere se ne hanno la possibilità di farlo. Questo secondo me è un meccanismo malato. Parallelamente credo che ci siano delle realtà sotterranee molto attive che hanno molte cose da raccontare e si stanno riconquistando il terreno italiano, io lo vedo andando in giro con i Motel Connection andando ai festival in cui incontri i gruppi che non conoscevi.

Ma se ti chiedessero di fare da giudice a X Factor rifiuteresti?

Me l'hanno chiesto più e più volte ed ho rifiutato sempre. Capisco che un ragazzo in questo momento pensa: “ho il sogno di fare il cantante piuttosto che abbandonarlo vado lì”. Giusto! Lo capisco e nessuno può dire niente, però il problema è riuscire ad avere la forza di contrattare prima di andare lì e dire “ok, io vengo se ti piace il provino ed hai deciso che devo entrare a far parte di quello, poi ti firmo il contratto, non te lo firmo prima”. E poi c'è anche un'altra parte legata alla creatività. Credo che a questi ragazzi si debba dare la possibilità di scrivere musica non solo di interpretarla. Di interpreti ne è pieno il mondo: chi è bravo a cantare, ha musicalità, allena le corde vocali, diventa un bravissimo interprete. La scrittura è una cosa molto più dedicata, ha a che fare con le emozioni, la tua vita, la tua cultura, una serie di sfaccettature che quei luoghi purtroppo non ti permettono di tirar fuori. E poi io non mi sento tanto giudice, non mi piace la figura del giudice!

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