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Samuele Bersani - L'Aldiquà

Etichetta: Sony/BMG -  Voto 6

Brano migliore: La soggettiva del pollo arrosto

 

Samuele Bersani è un bravo. Va per la sua strada e probabilmente lo fa senza chiedersi se sia quella giusta. E la SUA strada. Punto.

Detesta, e per questo gli va il mio rispetto, le cosiddette scuole di musica come quelle di Mogol o di Mussida. Non puoi pagare una retta per diventare cantautore, dice È uno dei pochi mestieri per i quali devi essere tagliato..:.

Il suo disco nuovo si chiama Laldiquà, sorta di parafrasi di un mondo, il nostro, nel quale cè molto più inferno e paradiso di quanto immaginiamo ce ne possa essere nell'aldilà


Luscita promozionale del singolo Lo scrutatore non votante è una dimostrazione del fatto che Samuele è ben preparato anche sulle strategie del marketing: benché la canzone non prendesse posizioni politiche e, addirittura, non parlasse affatto di elezioni ma sfruttasse la metafora del titolo per descrivere un mondo di uomini insicuri, la sua programmazione massiccia in clima pre-elettorale lha fatta diventare un autentico tormentone.

Il resto del disco, dieci tracce più un inutile ghost-track (dedicata a un cantastorie di Cattolica chiamato Baratle), si muove altalenante tra atmosfere leggere e orecchiabili come quella dello scrutatore ed altre più prettamente cantautorati, con arrangiamenti più didascalici e scarni con accenni vaghi (troppo vaghi!) ad esperienze musicali più concrete.

Spesso il guaio della nostra canzone dautore consiste proprio nel privilegiare la parte letteraria così tanto da mettere quella musicale in secondo piano, quasi fosse inutile. Lo scopo di certi nostri bravi autori pare indirizzato a spogliare i pezzi di qualsiasi parvenza di leggerezza quasi a dover dufficio prendere le distanze dalla canzonetta Ed io invece rimpiango i dischi dei cantautori anni 70, ché li mettevi su e le canzoni scorrevano una dopo laltra quasi sempre senza grandi cedimenti. Erano dischi leggeri, ma curatissimi. Andavano in hit parade ma non erano stupidi Penso ai vari Battisti, DeGregori, Zero (per fare i nomi più pop!). Altri tempi! Limpressione dei dischi di oggi, invece, è che nascano da un concetto del tutto diverso: se cè un pezzo buono, è sufficiente,  se sono due meglio, se sono tre è grasso che cola.

Così anche per Laldiquà, dove una innegabile scuola bersaniana appare troppo ripiegata su se stessa. Le (intelligenti) parole fuori metrica e landamento a marcetta funzionano ma annoiano;  le ballate al pianoforte hanno un retrogusto da tappabuchi. Immaginarsi questo disco in versione strumentale è quasi impossibile.

Viene il nervoso perché qui e là ascoltiamo esempi di godibilissima canzone fatti di (troppo fuggenti) momenti armonici eccellenti e arrangiamenti che si tingono di  grande musicalità. Gli occhiali rotti (ispirata alla vicenda di Enzo Baldoni) e Come due somari sono due ottimi esempi: La loro struttura leggera ed orchestrale accenna vagamente a sofisticati maestri (Sakamoto, Battiato) con risultati pregevoli ma senza il coraggio di mettere in gioco quel poco di rischio che farebbe la differenza. Si spinge un po e poi Si fa marcia indietro, nelle comode e rassicuranti orchestrazioni sintetiche allitaliana.

E privilegiata la classica tiritera (lo si legga nellaccezione positiva) à la Bersani che avrà anche fatto scuola ma che ormai risulta prevedibile. La soggettiva del pollo arrosto è deliziosa. Ha un testo ironico e colto che accenna allaviaria tanto quanto ai mali del mondo ma il suo sviluppo musicale è scontato e poco innovativo.

Un piccolo passo avanti, dove la nostra canzone dautore potesse bearsi anche di una musicalità di grande respiro e dove, una volta tanto, andasse di pari passo con la qualità dei versi, non mi sembra una richiesta inaccettabile. Basterebbe un piccolo sforzo. Addirittura piccolissimo, se le capacità sono elevate quanto quelle di Bersani.

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