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Sanremo 2011, i pagelloni dei Big

di Simone Cosimi 

Giusy Ferreri - Il mare immenso
Tocca all'ex cassiera dell'Esselunga, versione sadofiga, rompere il ghiaccio dopo il pistolotto di Antonella Clerici. Il pezzo di Bungaro non è malaccio, anche se in alcuni passaggi i versi le si impastano in bocca. Un brano che sarebbe andato a pennello alla Patty Pravo di vent'anni fa. Burlesque.

Luca Barbarossa con Raquel Del Rosario - Fino in fondo
Il duetto funziona. E considerando che all'Ariston le coppie piacciono assai, l'immarcescibile Barbarossa parte mezzo metro avanti agli altri. Sforna un pezzo appena passabile arricchito dalla presenza, fisica e vocale, della moglie di Alonso (nonché cantante dei Sueno de Morfeo). Il ritornello, però, con tutti quei 'su e giù' è a dir poco stucchevole. Stantuffo.

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Roberto Vecchioni - Chiamami ancora amore
Ascoltare alle 21,50 su Raiuno due strofe come quelle che il vecchio professore sputa con veemenza e convinzione, parole in difesa delle idee e che si scagliano contro 'il bastardo che sta sempre al sole', non è poco. Il pezzo musicalmente è debole e va poco oltre il giro del barbiere. Poco male: nelle strofe non c'è una parola, dico una, fuori posto. Ribelle.

Anna Tatangelo - Bastardo
L'esibizione, con Lady Tata stretta in un completo maschile, ha un tocco vagamente comico. Dalle parti di Povia, insomma. Il pezzo non c'è: melodicamente è incomprensibile e il testo ci riserva i soliti 'noi, la cosa che non vuoi'. La voce, quella c'è. Eccome. Però non basta. Sfocata.

La Crus - Io confesso
Melodico italiano anni Settanta allo stato puro. Brano emozionante e – suppongo volutamente – classicissimo. Insomma: mosca bianca fra Dino e Franco IV e Franco I. Sembra, e forse è, un messaggio d'addio. Certo il soprano in chiusa anche no. Nostalgico.

Max Pezzali - Il mio secondo tempo
Vestito come un pecoraio di Porto Sant'Elpidio il povero Max, uno che ha scritto Come mai, si presenta con un (brutto, bruttissimo) pezzo degli 883, condito da un filino di salsa country nell'inciso (di lì, evidentemente, l'enigmatica scelta di vestiario). Mi sa che Sanremo non gli porta bene. Peccato.

Davide Van de Sfroos - Yanez
Musicalmente di locale non c'è nulla. Qualcosa si carpisce, dal dialetto laghée, in questa sorta di cavalcata da butteri comaschi, fra Roy Paci, Daniele Silvestri e il grammelot di Dario Fo. Innocuo.

Luca e Paolo meritano una standing ovation fuori programma per la commovente Ti sputtanerò (video). Primo sussulto della serata per un paese imbalsamato. Coraggiosissima, di questi tempi, la chiusura sul 6 aprile. Chissà se servirà a qualcosa.

Anna Oxa - La mia anima d'uomo
Come prevedibile, un fangoso pezzo alla Anna Oxa. Indecifrabile. Nonostante la fighitudine imperitura di littizzettiana memoria.

Tricarico - 3 Colori
Soldatini verdi, rossi e bianchi si contendono, un po' troppo facilonamente, la storia d'Italia. Musicalmente una ninnananna anche apprezzabile. Ma non si può risolvere tutto con una partita a risiko all'amatriciana. Tricarico, poi, interpreta sé stesso, cioè un personaggio, e non il brano. Sornione.

Emma Marrone con i Modà - Arriverà
Prendi Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e fagli riarrangiare Riderà di Little Tony. Frittata è fatta. Ci si aspettava qualcosa di più, per quanto se ne chiacchierava. Poi, per carità: la performance è appassionata e può convincere i fan in fregola, anche se a tratti il capobranco dei Modà strilla davvero troppo. Li davo favoriti, alzo un po' le mie quote. Citazionisti.

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Luca Madonia con Franco Battiato - L'Alieno
Il pezzo sarebbe anche di un certo interesse ma Madonia non ha voce. Intonato e preciso, ovviamente, ma come potrebbe esserlo un simpatico cantante da pianobar: poco potente, anonimo, liscio. Il contrasto si fa ancor più impietoso quando entra il maestro e intona i suoi tre versi. Tanti ne bastano per evidenziare il problema fondamentale: serviva una personalità forte, un'identità precisa, una voce particolare. Strozzato.

Patty Pravo - Il vento e le rose
Il solito pezzo ricamato (in teoria) per lei sul quale riesce però a cavalcare con grandissima fatica. Meno impresentabile che nei Sanremi scorsi, ma pur sempre un'esibizione piena di scivoloni. Impietoso.

Nathalie Giannitrapani - Vivo sospesa
Il pezzo migliore del festival. C'è voce, grinta, arrangiamento azzeccato e giusti riferimenti, fra attacco alla Bjork e (un po' troppa) Tori Amos. Comunque una spanna secca sopra gli altri, troppo pompati. L'unica è che i pezzi di Nathalie, costruiti in crescendo, rimangono un po' sospesi a mezz'aria. Avvolgente.

Al Bano - Amanda è libera
'Dentro una lacrima' l'avevamo già sentita. Così come 'un volo a metà', che fa tanto 'falco a metà'. Apprezzabile la base del testo, il brano è una pomposissima messa laica, e forse quello voleva essere. Poi ci sono le solite urla spaccavetri di Al Bano. E quindi diventa il solito pezzo albanese.

(foto © LaPresse)

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