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Sanremo 2011, i pagelloni dei Giovani

di Simone Cosimi 

Serena Abrami - Lontano da tutto (Ascolta)
Polemica sulla stretta somiglianza con Agnese del povero Ivan Graziani, si tratta né più né meno di un pezzo che ha il chiarissimo - fin troppo – marchio di fabbrica di Niccolò Fabi. Il che non è un male, anzi. Delicata e sognante, non graffia molto e rischia però di far strabordare l'autore sull'interprete. Liscia.

Roberto Amadé - Come pioggia (Ascolta)
Il brano è banalotto, in linea con la decotta ricetta sanremese. Anche qui ci sono lacrime in cui perdersi e la pioggia che, guarda un po', 'scivola via'. Nuovo bellone in cerca di gloria? (E)stinto.

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Anansi - Il sole dentro (Ascolta)
Il reggae, seppur molto annacquato nel pop, sul palco dell'Ariston non ha mai avuto grande successo. Anansi da Trento sforna un pezzullo non più che carino e dal peso specifico praticamente nullo. D'altronde, se si ostinano a infarcire i testi di roba tipo 'lei è il sole dentro me', c'è poco da fare. Lo caccerebbero pure dal Rototom Sunsplash. Stinto.

Btwins - Mi rubi l'amore (Ascolta)
Se qualcuno fosse in ansia sulle sorti del teen-pop di marca italiota, niente paura. Morandazzi & co. ci danno una mano a tenere occupato qualche migliaio di dodicenni. Ecco gli eredi dei Sonohra con un tocco di cipria preso in prestito dagli Jonas Brothers. L'inciso, però, funziona e le radio daranno ai due gemellini marchigiani la giusta mano. (Tutto) il resto è noia.

Gabriella Ferrone - Un pezzo d'estate (Ascolta)
La Nina Zilli di quest'anno è lei. Bella e brava, direbbe Pippo Baudo. Il pezzo funziona: frustissimo nei testi ma almeno interessante nell'arrangiamento. La presenza - e un tocco d'esperienza da puzza sotto il naso - ci sono. Il ritornello, con quel battere di rullante tirato al massimo, fa il resto. Però è troppo lungo. Attizzante.

Raphael Gualazzi - Follia d'amore (Ascolta)
Fra ragtime e blues, Gualazzi è giovane per modo di dire, visto il successo che riscuote ormai da qualche tempo. Da Jelly Roll Morton ai Quintorigo prima maniera, tante eco interessanti per un pezzo che, tutto sommato, rimane un po' di basso profilo. Si riscatta nel finale. Rimane il dubbio sul valore di una scelta di genere così netta nel 2011. Polveroso.

Marco Menichini - Tra tegole e cielo (Ascolta)
Il titolo inquieta. Detto questo: il pezzo ha la linea armonica di una vecchia canzone di Alex Baroni. Senza la sua potentissima voce, ovviamente. Pian piano decolla, gli archi sostengono e Menichini se la cava, soprattutto nelle tirate finali. Il brano ha una sua solida fattura da 'musica leggera' anni Novanta, dal sapore ormai vecchissimo ma dall'effetto assai più dignitoso di mille altri chili di paccume. Decoroso.

Micaela - Fuoco e cenere (Ascolta)
La voce migliore fra gli otto 'giovani'. Il pezzo è un po' morto, soprattutto nell'intro, per quanto la calabrese riesca di battuta in battuta a riscaldarlo. L'ingresso della ritmica l'aiuta un po', ma mica tanto. Valga quanto scritto per Menichini: sembrano pescati, nella loro classicità, da un Sanremo di quindic'anni fa. Di nuovo c'è ben poco. Pesante.

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