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Sanremo, Castaldo stronca Povia e Dolcenera

Il Festival delle polemiche e delle contraddizioni. Mentre cresce l'attesa per il debutto del 17 febbraio, Gino Castaldo pubblica su La Repubblica le pagelle del prossimo Festival di Sanremo.

Il critico musicale, uno dei pochi ad aver ascoltato in anteprima il brano scandalo di Povia, "Luca era gay", non perde occasione per colpire, ancora una volta, il cantante. Ultimo posto nella classifica personale del giornalista: "Che infelicità essere gay. Di cosa parla oramai lo sanno tutti. Ma noi l'abbiamo anche ascoltata e il problema è che si tratta di un pezzo davvero brutto. Il rap non si addice a Povia. E neanche la canzone a tesi. Troppa foga di dimostrare qualcosa di cui non si sentiva il bisogno. Voto: 1".

Non va meglio a Dolcenera con il suo brano "Il mio amore unico" - "Arruffata e ruvida, spinge sull'acceleratore come se bastasse la voce da pantera per diventare rock. Ma il pezzo proprio non c'è, e se è vero che il nome d'arte è ispirato alla omonima canzone di De André, allora dovrebbe studiare meglio le sue fonti di ispirazione. Voto: 4" - e a Marco Carta che, sul palco dell'Ariston, porterà "La forza mia": "Incredibile come si possa annullare qualsiasi senso di necessarietà in una canzone popolare. Il beniamino di Amici non esce dal solco delle canzoncine urlate a uso e consumo di giovani fan senza troppe pretese. Vorrebbe essere Ramazzotti, ma per ora è solo Marco Carta. Voto: 3".

Sempre più giù anche Sal Da Vinci che, con la sua "Non riesco a farti innamorare", conquista un magro 2: "Un pezzo eccessivamente targato dal suo mentore e di scarso spessore. In una parola, inutile".

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