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Sanremo, i gay attaccano Povia

Non si placano le polemiche su "Luca era gay", il brano che Povia porterà al prossimo Festival di Sanremo. Le associazioni degli omosessuali hanno infatti annunciato una marcia pacifica, ma decisa.

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Appuntamento per il 21 febbraio, davanti al Teatro Ariston. "Questa è la nostra risposta - spiega il presidente Arcigay Aurelio Mancuso - alle vaneggianti teorie per cui si diventa gay a causa di genitori iperprotettivi o assenti, o perché si incontrano anziani pedofili; stupidità e luoghi comuni sostenuti da cantanti stile Povia e da integralisti cattolici. Non escludiamo comunque la nostra presenza anche negli altri giorni della kermesse. Abbiamo un sacco di idee, c'è grande fermento su Facebook e fra le associazioni perché la comunità omosessuale è sinceramente inorridita".

La nuova bufera nasce dopo l’articolo pubblicato su La Repubblica da Gino Castaldo, il critico musicale che, in anteprima, ha ascoltato il pezzo di Povia.

E mentre anche in Spagna si parla di Povia – ieri il quotidiano El Pais ha dedicato, nella sua versione online, uno dei primi titoli alla vicenda - per Mancuso "la canzone si prefigura come un’operazione furbissima, molto ben congegnata, che fa passare un messaggio molto semplice: ragazzi guarite perché l’unica felicità sta nell’eterosessualità". Intanto, per San Valentino, lancia il "Crossing Kisses": "Coppie si baceranno agli incroci delle vie del centro per dare visibilità, nel giorno degli innamorati, alle nostre relazioni che in Italia non hanno ancora alcun diritto e dovere sancito da leggi, ormai presenti in tutta Europa".

Imma Battaglia, presidente del Dì Gay Project, in merito alla questione Sanremo sottolinea: "Sa Povia quanti erano etero e poi si sono dichiarati gay? E lì, che fa, dice che erano infelici prima o dopo? Solo in Italia si può assistere a un livello così basso di ignorante provocazione. E Sanremo si presta, per motivi di audience a basso costo".

Ancora, secondo l'eurodeputato Prc-Sinistra europea, Vittorio Agnolotto: "E' grave e pericoloso parlare del percorso di una persona a omosessuale a eterosessuale come di una sorta di redenzione, e farlo sfruttando la vetrina televisiva più importante d'Italia. Nel nostro Paese le dichiarazioni omofobiche da parte di alti rappresentanti politici, istituzionali e religiosi sono purtroppo all'ordine del giorno e l'Europa si è già pronunciata contro questi episodi: non è davvero il caso che la Rai, un servizio pagato da tutti i contribuenti (di ogni orientamento sessuale), offra uno spazio così prestigioso ad un messaggio che rischierebbe di essere ambiguo e discriminante".

E non mancano gli sfoghi di Franco Grillini, presidente di Gaynet - "Verrebbe voglia di ignorare totalmente sia Povia che Sanremo lasciando cadere questa penosa operazione di marketing nel silenzio che meriterebbe" – e di Vladimir Luxuria con tanto di provocazione: "Se nella più importante manifestazione canora italiana attraverso un brano sarà lecito mandare il messaggio che l’omosessualità è una malattia, allora chiedo che in Italia nella totale assenza di diritti civili venga riconosciuto lo status di malattia di omosessualità e transessualità per avere almeno il parcheggio sotto casa e la pensione di invalidità".

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