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Sanremo III, the neverending story

di Simone Cosimi 

Sanremo atto terzo. The neverending story. Mancava solo Atreyu. Pensavo di essere condannato a sentirle tutte, quelle 1.700 'e passa' canzoni che compongono l'epopea del festival, quando a mezzanotte e un quarto la strana coppia Elisa-Mannoia intonava Almeno tu nell'universo. Dopo Endrigo, Renga, Battaglia, Mina, Tenco, Ranieri, Cocciante, Notre-dame de Paris, Romeo e Giulietta, Negramaro, la Cinquetti, frizzi, Pizzi, lazzi e addirittura Pino Donaggio, m'ero ormai rassegnato a trascorrere l'ennesima nottata in bianco, confortato da una potente tisana al finocchio. E invece era solo uno degli oleosi passaggi – insieme all'inossidabile Nilla Pizzi, per l'occasione ribattezzata Nilly dalla tracimante Clerici – che hanno dilatato oltre ogni livello di ragionevole resistenza umana la terza serata di Sanremo. Producendo, come sempre accade in tv, un effetto a metà fra la farsa e l'ipocrisia: Jessica Brando, minorenne, non poteva a quel punto salire sul palco causa regolamento (quale? Quello della Rai? Del festival? Del Moige? Della Federbocce?). Passava così un video registrato in prova. Pensate solo un attimo a quella poveretta: questo sarebbe il Sanremo attento ai giovani? Hanno messo per un paio di mesi un migliaio di video sul sito della Rai per fare i fighi, quelli che usano 'feisbuc' e sanno che i giovani amano il 'ueb', e poi in trasmissione li fanno cantare all'una per far spazio alle lagne di Riccardo Cocciante e alle piccolezze di Miguel Bosè. Che fame di Camilla!

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La serata – mentre la Roma scendeva in campo ad Atene costringendomi a uno schizofrenico zapping a rischio sdoppiamento della personalità – iniziava per altro riservando altrettante, urticanti sorprese. Da salvare, fra i cinque big che si combattevano il ripescaggio, solo il bel duetto fra Valerio Scanu e Alessandra Amoroso (grazie a lei, sia chiaro, che ultimamente s'è fatta anche più carina). Sempre più devastanti il Principe & il Pupo che hanno pensato bene di affossare ancor più una canzone già assurda con l'apporto delle imprescindibili Divas. Sorprendente Belén Rodriguez (che, mi diceva la vicina di casa, quando stava in Argentina cinguettava a gogo), soprattutto considerando il disgraziatissimo Toto Cutugno che le stonava nell'orecchio come un trombone impazzito. Ci credo: era palesemente arrapato. Che pena.

Da potenziale momento di festa, la pompatissima sfilata di superbig (?) nostrani s'è trasformata in uno spietato stillicidio infrasettimanale: troppo lungo, disomogeneo, troppo concentrato sul repertorio caro ai miei bisnonni. In una parola, barboso. Detto questo, grigia l'esibizione di Fiorella Mannoia, abbastanza vergognosa quella di Edoardo Bennato che ha deturpato Ciao amore ciao (Luigi perdonalo), apprezzabile l'omaggio di Carmen Consoli a una tenerissima (ma era davvero il caso di portare sul palco una novantunenne?) Adonilla Pizzi, che s'è giustamente accattata il premio parcheggiando i fiori sanremesi in grembo alla trottolante Antonellina. All'inizio, bel tributo anche per Sergio Endrigo di Elisa, che ha regalato forse uno dei pochi momenti di autentica vivacità alla maratona del giovedì sera.

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I giovani, scaraventati sul palco in fretta e furia quando ormai i panettieri scaldavano i forni, riservavano come al solito qualche gradita sorpresa. Sufficienti La fame di Camilla, efficacissimo il pezzo di Tony Maiello, che si giocherà la vittoria con Nina Zilli, istrionico Romeus ma troppo caciarone per il palco dell'Ariston.

Ormai in stato precomatoso per evidente overdose da kermesse (e per un tristissimo 3 a 2 rimediato dal Panathinaikos negli ultimi cinque minuti), intorno all'una di notte apprendevo sofferente che la Brando e Maiello passavano alla finale della Nuova Generazione. Come da copione, ringraziavo il caffè doppio trangugiato un paio d'ore prima che effondeva il suo effetto. Nello spareggio dei disperati, invece, rientrava ovviamente in gara l'Amedeo Minghi della Maddalena, per il quale squadriglie armate di fan dodicenni avranno dilapidato migliaia di euro di credito telefonico, e – del tutto a sorpresa – il trio monnezza. Che non ho nemmeno più voglia di nominare. Aridatece i sordi.

Valerio Scanu e Alessandra Amoroso - Per tutte le volte

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