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Sanremo, il bilancio di Paolo Bonolis

Passato il ciclone Sanremo, è tempo di fare bilanci. Soprattutto per il conduttore e direttore artistico Paolo Bonolis, padre di un Festival risorto e capace di unire, per una sera, Rai e Mediaset sullo stesso palco.

"Secondo la mia idea di televisione, la tv è unica. E' un genere preciso, i cui presupposti culturali e spettacolari sono condivisi da tutti coloro che la fanno - ha spiegato Bonolis - A dividersi e a contrapporsi sono le reti, le aziende. Si divide il mercato, nascono barriere. Che qualche volta possono essere superate. Maria De Filippi è venuta in prestito, ed è stata una scelta sua. Noi televisivi sappiamo che qualche volta le leggi aziendali possono essere superate dalla voglia di uscire dagli schemi".

Quanto ai risultati eccellenti ottenuti: "Credo che il successo di questa edizione sia la conseguenza del lavoro realizzato in otto mesi come direttore artistico. A me piace mettere in scena quello che ho costruito io, con i miei collaboratori, con un lavoro paziente. Non mi piacerebbe affatto recitare un copione scritto da altri. Si è tratta di una vittoria complessiva, di un gruppo e della musica grazie ad un lavoro da farmacista per dosare tutte le potenzialità di questo evento".

Qual è dunque il segreto? "E' la leggerezza pensosa. Quella di Italo Calvino, il Calvino delle Lezioni americane. Lo scrittore che insegna come si può affrontare la complessità con leggerezza - ha continuato il conduttore - Voglio dire che c'è una razionalità che non è peso, non è gravame. Io stesso mi sono caricato di energia facendolo, perché dopo ogni serata mi accorgevo che la gente ci aveva sposato".

Sulla polemica più recente di tutto il carrozzone, la vittoria "giovane" di Marco Carta: "E' una conseguenza logica del televoto. Quando fai votare le masse, risponde soprattutto un pubblico giovane, abituato a programmi non tradizionali, ai reality, e incline a coalizzarsi intorno ad alcuni concorrenti. E' il reality Sanremo. Marco Carta è l'effetto del cambiamento televisivo, e di concentrazioni di pubblico che Sanremo non aveva ancora sperimentato. Può non piacere ad alcuni, è figlio di una generazione che è riuscito a stregare". Con tanto di precisazione: "Il fatto che Carta abbia vinto nella serata in cui con me sul palco c'era la De Filippi è stato un caso. Il meccanismo del televoto insieme alla qualità di questo ragazzo hanno portato a questo risultato".

E che ci sia stato un incremento di pubblico giovane in questa 59esima edizione del Festival, è stato confermato da Sebastian Marcolin, responsabile Rai Trade per i Servizi Digital Extension che si occupano di interazione telefonica e digitale della Rai: "Degli 800 mila televoti arrivati da quando si sono conosciuti i nomi dei tre finalisti, l’80% era di ragazzi dai 12 ai 20 anni. Un segno che mostra come Raiuno, grazie a questo Festival, si stia svecchiando".

La domanda, su come si riesca a identificare l'età dei votanti, è più che lecita. "La Telecom ha dei data-base legali con i dati delle persone che si iscrivono su pagine come Tim Tribù. Grazie a questi dati e seguendo il sistema Nielsen che può lavorare su campioni di 3.000-3.500 persone, si è ottenuta la stima che, appunto, otto votanti su dieci fossero ragazzi", ha chiarito Marcolin.

Di tutto questo gran parlare, comunque, Marco Carta resta il re. Almeno per le ragazzine.

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