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Sanremo, la cronaca della seconda serata

Criminalizzarlo è giusto, per carità. Ma a me il bestemmione sparato in romanaccio all'una di notte di ieri sera in diretta tv mi ha fatto ridere. Cabaret puro. Ed è riuscito a ridestarmi da un sonno che ormai aveva preso il sopravvento.
Se vi è sfuggita la scena, eccovi il video testimonianza da vedere e rivedere.

In tempi come questi dove la religione è presente piu' che mai in ogni anfratto della nostra quotidianità, una gaffe del genere era oggettivamente da evitare. E' accaduto e le polemiche sono subito scoppiate.
Resta da capire il soggetto dell'esternazione. Verrà mai fuori il suo nome?

Prima del bestemmione la serata festivaliera era scivolata via piuttosto lentamente.
Con incedere pachidermico e una scaletta di brani tutti piu' o meno uguali l'uno all'altro, Sanremo era di colpo precipitato indietro di una ventina d'anni e le performance di Ficarra e Picone non aiutavano a migliorare la situazione.

Alcune considerazioni sono obbligate.
1) Chi ha scelto la scaletta delle esibizioni dei Big? La serata di ieri è stata fortemente penalizzata da esibizioni tutte mediamente uguali, malinconiche e lente. Troppo lente. Tranne qualche rara eccezione la serata è scivolata via a singhiozzi.

2) E' stato bello rivedere all'Ariston Johnny Dorelli (anche se quella standing ovation un po' forzata e materializzatasi solo dopo pressanti insistenze di Baudo poteva essere forse risparmiata) e Fabio Concato. Se però accanto a questi due affianchi nella stessa serata pure Gianni & Marcella Bella, Al Bano, Amalia Grè e gli Stadio, fai tornare indietro in un attimo il Festival di almeno 20 anni. Cosa certamente gradita agli over 60, un po' meno alle nuove leve di telespettatori.


3) Mi è piaciuta molto la svolta di ieri sera verso temi piu' seri e impegnati. Mi riferisco in particolare alla dedica di Ficarra e Picone a Don Puglisi, il prete ammazzato a Palermo, e alla canzone davvero molto significativa del giovane Fabrizio Moro che ha ricevuto meritatissimi applausi per la sua "Pensa", un tributo in musica ai giudici uccisi da cosa nostra.

Passiamo alle pagelle.

Presentatori
Pippo Baudo: Fastidioso quando cerca in continuazione l'abbraccio e i baci della Hunziker, si dimostra comunque affidabile come un buon vecchio diesel. Non mi piace come approccia gli ospiti internazionali: li circuisce troppo e si percepisce la sua falsità a chilometri di distanza. Si vede che lui delle star d'oltreoceano ne avrebbe volentieri fatto a meno. Voto: 6.5.

Michelle Hunziker: Finalmente ricoperta di abiti meno extraterrestri e piu' consoni alla sua semplicità, la radiosa Michelle, dopo il rodaggio della prima serata, comincia a prendere le misure e si districa meglio in mezzo a cantanti in gara e compagni di viaggio un po' troppo "maneschi" (vedi Baudo, appunto). La ragazza ha anche una buona dimestichezza con il canto e con il ballo. Il che non guasta affatto. Voto: 7


Big
Paolo Meneguzzi: Presentato da Pippo come "giovanissimo", in realtà il trentenne italiano famoso in sudamerica di giovane non ha quasi nulla.
Dopo aver ringraziato (io, il cronista, ndr.) la regia che per errore non è riuscita a riproporci un estratto del duetto dello scorso anno fra lui e Dirisio, ascolto distrattamente il suo pezzo.
Constato con piacere che il cerone è rimasto sempre bello spesso mentre la canzone fila via senza sbalzi emozionali. In pieno stile Meneguzzi, insomma. Voto: 5

Marcella & Gianni Bella: "Un grande ritorno", l'incipit di Pippo. E poi via fra noiosi estratti di curriculum e rapporti familiari. Gianni Bella ha scritto gli ultimi successi di Adriano Celentano ma il brano "Forever - Per sempre" (ma un titolo piu' originale no?) non convince affatto. Noioso, scontato e languido. Voto: 4.5

Stadio: Ecco un altro caso di problemi d'autore. Curreri è uno che ha scritto canzoni per Vasco Rossi, Irene Grandi e Patty Pravo. Il meglio del commercial italiano, quindi. Ti aspetti un pezzo rock (e sarebbe pure ora in questo Festival!) e invece niente: di nuovo malinconia, sofferenza, pacatezza, depressione. Lui ci mette la voce, ci mette l'interpretazione ma anche in questo caso il giudizio è assai negativo. Evidentemente Curreri dà il meglio di sè quando scrive pezzi per gli altri. Voto: 5

Tosca: Il suo "Terzo fuochista" in un festival rock sarebbe apparso un brano come tanti. Qui, in una serata come quella di ieri, ha l'effetto di una scarica d'adrenalina della quale se ne sentiva la necessità. Il pezzo è originale, interessante, ha atmosfere da festa paesana con qualche "zumpapapa" di troppo. Comunque il risultato è valido, teatrale al punto giusto. Non male. Voto: 6.5

Johnny Dorelli: Inevitabilmente imbolsito, una voce che non acchiappa più come in passato ma comunque sempre onesta, Johhny ci regala tre minuti di gran classe ed eleganza, una ballad jazz interpretata con piglio da crooner consumato e con fare che tanto da vicino ricorda i grandi Sinatra e Tony Bennet. Voto: 7

Al Bano: Insopportabile. Arriva e canta una canzone sul perdono priva di identità e costruita attorno ad una voce bella, per carità, ma che ha sinceramente stufato. Con il suo essere la voce del popolo, Al Bano si è costruito una carriera ricca di successi e di denari. Ora però basta. Torni all'Isola dei Famosi o a produrre i suoi amati vini. Oppure ricominci ad esibirsi ma accanto a Romina Power, per favore. Ridateci Nostalgia canaglia. Voto: 4

Paolo Rossi: Che bella la canzone del compianto Rino Gaetano! Racconta dell'Italia dei vizi e delle virtù, dei luoghi comuni e delle passioni. Un excursus pieno di emozioni e amaro divertimento. Paolo Rossi non è esattamente un cantante e la sua voce è rotta dalla paura. Però se la cava. Come sempre. Voto: 8 al brano, 6 all'interpretazione.

Amalia Grè: Truccata come Cleopatra e vestita come Nefertiti, la vocalist jazz presenta un brano atrocemente melenso che proposto alle ore 00.25 meriterebbe una denuncia penale da parte dell'ormai devastato pubblico televisivo. Amalia ha una gran voce ma stavolta è messa al servizio di una canzone troppo debole per poter incidere sulla memoria collettiva. Voto: 4.5

Fabio Concato: Con l'ultima fessura disponibile nell'occhio sinistro mi godo l'esibizione del grande Fabio Concato che racconta come nell'Italia di oggi i cinquantenni non hanno piu' alcuna utilità. Il brano è bello, molto emozionante ma doveva essere presentato prima. Mandare sul palco Concato a notte inoltrata non è stata una cosa carina nei suoi confronti. Peccato. Voto: 6

Velvet: E' difficile ascoltare un gruppo quando stai dormendo. Non pervenuti. Voto: n.g.

Giovani
Rapida analisi dei ragazzi. Molto bella la canzone di Fabrizio Moro che meriterebbe un premio per il testo (come già detto in precedenza), salvabili la canzoncina molto "Poviana" di Fabrizio Baù che nei giorni scorsi è stata presa di mira da vescovi e religiosi per via di un testo pieno di doppi sensi e richiami sessuali. Tanto rumore per nulla.
Per il resto tutto da buttare.

Ospiti
Vedo John Legend, guardo i Take That e mi trovo d'accordo con Pippo Baudo: ma servono davvero gli ospiti internazionali? Li vedi svogliati sul palco, spesso cantano in playback la canzone da promuovere, fanno il sorrisetto e se ne vanno.
Non ne capisco davvero il senso.

Ficarra e Picone: Decisamente meglio loro di Cornacchione. Ripeto quello che ho detto all'inizio. La dedica fatta a Don Puglisi è da applausi.

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