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Sanremo, le reazioni dei cantanti

Il regolamento dovrebbe essere presentato oggi. Ma le reazioni si susseguono sin da sabato scorso, quando è trapelata la notizia di una modifica all'articolo 6 del documento: dal 2010 Sanremo si apre a canzoni interamente al dialetto.

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Fra il serio e il faceto, si registrano alcune dichiarazioni di artisti e cantanti. Tipo Andrea Mingardi, il quale ha detto che "proprio in questi giorni sto lavorando con Maurizio Tirelli a un pezzo dance rock in dialetto comprensibile, un po' provocatorio nel linguaggio. Si tratta di una canzone di protesta che ha uno sbocco autoironico sarcastico – ha raccontato all'Ansaquando ho letto che a Sanremo si possono presentare canzoni in dialetto, ho subito telefonato a Gianmarco Mazzi, direttore artistico del Festival di Sanremo e a Gianluca Pecchini, presidente della Nazionale Cantanti, per comunicargli la mia intenzione di partecipare al Festival. Mi piacerebbe moltissimo portare questo brano. Sarebbe divertente".

D'idea diversa, invece, Little Tony: "Sanremo in dialetto? Ormai siamo alla frutta". Il veterano del palco dell'Ariston ha infatti espresso all'Adnkronos tutto il suo disappunto sull'idea di portare a Sanremo brani in dialetto: "Non ho nulla in contrario contro il dialetto - spiega il cantante - il problema è che non ci sono più belle canzoni e ormai si inventano di tutto".

A tutti, però, pare sfuggire l'aspetto squisitamente politico della faccenda. A tutti tranne che a quelli della Lega Nord, che da due giorni non fanno che smitragliare lodi alla scelta: "In barba alle cornacchie e agli elegantoni della lingua, il più importante Festival della canzone si apre alle lingue materne, rompendo un tabù vecchio di 60 anni. Ne sono felice" ha commentato il ministro del Carroccio Luca Zaia. Controbattuto solo dalla Federazione dell'industria musicale italiana: "Si è mai visto pretendere di trasformare la mostra del cinema di Venezia in un festival del cinema dialettale?Esistono decine di eventi - ricorda il presidente della Fimi Enzo Mazza - e festival in Italia utili per salvaguardare le realtà locali e l'industria musicale, in particolare, da sempre produce anche artisti che cantano in dialetto, ma il festival della canzone italiana dovrebbe puntare ad altri obiettivi di più ampio respiro invece di rinchiudersi su se stesso".

A chiudere questa prima tornata di reazioni del week end, il cantautore Davide Van De Sfroos, emblema della canzone dialettale nostrana: "Tutto cambia, le leggi, perfino la Chiesa ha abolito il limbo, non vedo perché Sanremo non potesse modificare questo articolo 6".

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