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Sanremo story, il festival degli scandali

Si scrive Sanremo ma si legge polemica e qualche volta anche scandalo. Finora sono state quasi tutte puntate di una telenovela infinita: parolacce, insulti, plagi, litigi e contestazioni; perfino un suicidio (quello di Tenco nel 1967).


Passerella per alcuni, trampolino per altri, la rassegna canora più nazional-popolare che abbiamo continua ad essere un punto di riferimento in cui attori e showmen, stelle e stelline del piccolo e grande schermo si sono alternati nel difficile ruolo di presentatori. Ma cominciamo dagli inizi.

Ancora non c'è la televisione, e la radio trasmette in diretta la gara presentata da Nunzio Filogamo con il suo celebre "Cari amici, vicini e lontani..."
Ad imporsi all'attenzione inizia il "trio" Pizzi-Angelici-Latilla. Un'avvenente ragazza bolognese, Nilla Pizzi, è già la signora della canzone italiana. Il suo sorriso ammaliatore e le sue curve, davvero iperboliche per quei tempi, attirano Cinico Angelini, direttore dell'orchestra. Ma tra i due comincia a farsi largo il giovane ed esuberante cantante Gino Latilla che riesce a conquistare il cuore della Pizzi.
I giornali scrivono fiumi di parole sulla relazione dell'anno, ma l'impassibile maestro reagisce furiosamente. Intanto, rifiutato in un primo momento, Latilla tenta addirittura il suicidio. Il festival colleziona la prima di una lunga serie di storie "preziose". Solo molti anni dopo arriveranno anche gli scandali, quelli veri, e le presunte tangenti.

L'Italia canta e la ricostruzione ne fa un Paese felice, ma con le maniche rimboccate fino alla fine degli anni Sessanta. I motivetti sono modesti ma orecchiabili per l'epoca, ad eccezione di qualche capolavoro come "Nel blu dipinto di blu" portato al successo da Domenico Modugno e Johnny Dorelli. Nel 1961 la giovanissima Mina finisce sotto i riflettori della stampa. "Io amo, tu ami" e "Le mille bolle blu" non vanno oltre il secondo posto. C'è chi parla di "distrazioni" per i corteggiamenti di Walter Chiari con telefonate e (sembra!), visite notturne in camera d'albergo. La cantante va su tutte le furie e, non condividendo la decisione della giuria, pensa di abbandonare la carriera. Ma per la "tigre di Cremona" è in arrivo ben altra tempesta.
L'anno successivo, infatti, stampa bigotta e lingue biforcute criticano la sua relazione con l'attore Corrado Pani (già sposato) dalla quale nel 1963 nascerà Massimiliano, ribattezzato "Paciughino" dalle cronache rosa. Questa "sbandata" non tutti gliela perdoneranno, e la Rai decide di isolarla a tempo indeterminato.
Se la "tigre" va in castigo anche la "pantera di Goro" non se la passa liscia. Milva a ventidue anni riempie le pagine dei rotocalchi per il matrimonio con Maurizio Corgnati, cinquantenne bel tenebroso. Probabilmente è questo il periodo del festival più ricco di colpi di scena e storie appassionanti.
Ma gli anni Sessanta sono anche quelli di Betty Curtis e Johnny Dorelli. Pare che insieme facciano scintille. Lei è già sposata con Claudio Celli, del quartetto Radar.

Con il Sessantotto la politica entra nella canzone, e le parole "impegno" e "contestazione" sono all'ordine del giorno. Nella cosiddetta scuola genovese si fa strada Luigi Tenco, ombroso cantautore alessandrino, ma dotato di una non comune vena ironica ed amara. È dalla parte dei giovani che protestano, ma ha un cuore tenero, e nei testi una poesia struggente. Nella musica, poi, una melodia come pochi.
Tenco partecipa all'edizione del 1967 per volere della Rca. Ma lui ha un carattere debole e avverte il peso insopportabile di reggere all'impatto col pubblico. Per Tenco quel festival si trasformerà in una trappola infernale. E così, dopo aver cantato "Ciao, amore ciao" in coppia con la sua compagna Dalidà, la notte del 26 gennaio si spara un colpo alla tempia nella stanza d'albergo in cui alloggiava. Sul comodino un biglietto: "Ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita, tutt'altro, ma come atto di protesta contro un pubblico che manda in finale una canzone come "Io,tu e le rose". Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi".
Il sipario sanremese d'improvviso si strappa lacerato dalla notizia. Dalidà vola a Parigi per dimenticare, ma l'anno seguente è ancora al festival tra le chiacchiere e i fiori.

Arrivano gli anni Settanta, che all'austerity e al terrorismo contrappongono l'ombelico della Carrà e le canzoni di Battisti, mentre Laura Antonelli è il sogno proibito degli italiani. Vengono incoronate "regine" tre canzoni destinate ad avere un grande successo commerciale. "Chi non lavora non fa l'amore", con Adriano Celentano che finge un'amnesia ricominciando daccapo; "La prima cosa bella", cantata da Nicola Di Bari/Ricchi e Poveri; "L'arca di Noè", interpretata da Sergio Endrigo e Iva Zanicchi.

Poi sulla manifestazione cala il silenzio, l'ombra di quella normalità inattesa in cui non nasce nessun "caso". E per oltre un decennio il festival vive abbastanza sereno e soltanto di canzoni. Qualche motivetto da fischiettare con le solite scaramucce di terz'ordine, tra esclusi all'ultimo momento e vincitori accusati di essere raccomandati di ferro.
Per qualche piccante expolit bisognerà aspettare il 1986, quando Loredana Bertè sorprende esibendosi con un finto pancione. "Dov'è mai lo scandalo? Solo perché non sono incinta veramente? Se lo fossi sarebbe davvero uno scandalo? E se fosse stata una artista straniera a presentarsi così?".
Nel frattempo Eros Ramazzotti trionfa con "Adesso tu", Renzo Arbore si piazza secondo con l'allusivo "Il clarinetto" e Marcella Bella, rediviva, è terza.

Sanremo cresce. L'audience fa record da prima pagina e la Rai vive uno dei periodi più felici della sua storia. L'edizione del 1987 registra prima un seno accidentalmente scoperto da Patsy Kensit, poi il caso Celentano. Il popolare "molleggiato" si offre di partecipare alla finale con un motivo sul tema delle centrali nucleari ("La luce del sole"), ma i discografici glielo vietano parlando di "spregio al regolamento in quanto italiano che cantava fuori gara".

Intanto il festival è funestato dalla notizia della morte di Claudio Villa. Nel 1989 Jovanotti, da poco consacrato idolo dei ragazzi, s'innamora di Rosita Celentano, chiamata con altri giovani colleghi figli d'arte a presentare quell'edizione. Tra i due la love story è avvincente, e i protagonisti non fanno nulla per nasconderla. La stampa va a nozze, sono la coppia del momento. Iniziano gli anni Novanta e il "carrozzone" sanremese si rimette in moto. Dopo il mini scandalo per gli applausi registrati, il nuovo patron Adriano Aragozzini è subito nell'occhio del ciclone per i costi troppo elevati.
La Rai sostiene che la spesa totale ammonta a quattro miliardi di lire, altre fonti parlano di quasi quindici.
Nel 1991 (presentatori Edwige Fenech e Andrea Occhipinti) tocca ancora ad Aragozzini. Nel corso di una conferenza stampa respinge le accuse di aver subito pressioni per i due sex- symbol e annuncia che il Pretore di Roma ha rigettato i tre ricorsi nei quali era stata chiesta la sospensione del festival per l'illegittimità dell'operato della commissione selezionatrice a causa di presunte irregolarità.
Di male in peggio il 1992, il festival dei fiori appassisce negli intrighi. Dopo l'irruzione di "cavallo pazzo" che grida in diretta: "Questo è un festival truccato!", la notizia più interessante è l'interrogatorio di Peppino Di Capri come testimone sulla vicenda legata alle presunte tangenti delle passate edizioni. Cinque ore coperte dal segreto istruttorio, ma i bene informati riferiscono del marchese Gerini, per anni manager del cantante napoletano, e coinvolto nella vicenda.

Ancora un colpo di scena. A proporlo è Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, che rivela: "Per la mia partecipazione all'edizione del 1984, quando fui chiamato a sostituire Loretta Goggi, sono stati spesi settantacinque milioni in schedine del Totip (allora si concorse sommando i tagliandi giocati con le annesse preferenze per questo o quel cantante), venticinque milioni la mia casa discografica, altrettanti il mio manager ed altri venticinque io".
La magistratura indaga, Pupo fa marcia indietro: "Ho parlato in un momento di rabbia, non ho mai voluto dire che il festival fosse truccato".

Dal 1993 al 1996 le sorti delfestival sono affidate a Pippo Baudo. La rassegna vive altre tre edizioni tranquille; unica eccezione la polemica a distanza tra il presentatore e Alba Parietti a causa dell'esclusione di quest'ultima dal gruppo dei big.
Pippo, direttore artistico della Rai (che ha ripreso ad organizzare il festival dal 1992) lascia la città ligure per una operazione alle corde vocali.

Le edizioni fino al 2003 rientrano nella routine. Da segnalare, soltanto per la cronaca, la triplice Fazio-Pavarotti-Teocoli, le avvenenti Valeria Mazza e Sabrina Ferilli, il ritorno di Mike Bongiorno, e il discolo "Pierino" Chiambretti con la "burrosa" Valeria Marini.

L'edizione 2004 è affidata a Tony Renis con enormi difficoltà a reperire super-ospiti e gli annunci gridati a squarciagola da Simona Ventura.
Il 2005 è all'insegna di Paolo Bonolis che ridà al festival lo smalto.
Febbraio 2006, edizione cinquantaseiesima, presentatore Giorgio Panariello e l'immancabile, caratterizzante polemica. A fare da battistrada è la bella e brava Annalisa Minetti che denuncia di essere stata esclusa perché non vedente. Ma Panariello replica dicendosi offeso per una simile storia. Come andrà a finire? Staremo a vedere, anzi... a sentire.

a cura del settimanale Vero



Sanremo 2006: sito ufficiale

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