Excite

Scott Walker - The Drift

Etichetta: 4AD   - Voto 8,5

Brano migliore: Clara

 

Scott Walker è un artista di grande esperienza. Vi basti pensare che tra i molti che militano nella musica alternativa è uno dei pochi ad avere esordito agli albori del vinile, negli anni 50 con una multinazionale, per arrivare a pubblicare il suo nuovo album in epoca del digital download su unetichetta indipendnte. La  sua prima grande affermazione coincide con la nascita dei Walker Brothers (64), brothers-band dedita a un pop per teenagers che traeva ispirazione tanto dalle pagine del rhythm&blues della Motown quanto dal muro del suono di Phil Spector.

 

Poi, fino al 1969, avrebbe dato alle stampe una serie di dischi solisti (intitolati Scott, Scott 2, Scott 3 e Scott 4) nei quali facevano capolino le prime sperimentazioni orchestrali (prima di Pet Sounds!) con richiami vocali sia ai chansonnier europei come Brassens e Brel (per il quale ha inciso qualche anno più tardi anche un vero tribute album) sia ai crooner americani come Tony Bennett e Frank Sinatra pur tuttavia senza le capacità tecniche dei maestri. Ciò che ne risulta sono album complessi e cerebrali, ancora oggi culti indiscussi della musica pop.

Se i 70s sono stati degli anni bui per Scott Walker (alcol, droga, depressione e rifiuto per lo showbiz) talmente da fargli accettare una reunion fallimentare degli storici Walker Brothers, negli anni 80 arriva finalmente il punto di svolta della sua carriera e Climate of Hunter, uscito in quel decennio, mette le basi per Tilt, autentica pietra miliare della musica contemporanea, pubblicato dopo altri dieci anni di pausa (1995). Questo bignami era indispensabile per cominciare a parlare di The Drift, il suo nuovo disco (4AD) che, a dieci anni da Tilt, si presenta come un album dalle coordinate complicate ma con un fascino indiscutibilmente importante.

Loscura densità di questi 10 pezzi (per una durata totale piuttosto importante di 70 minuti) non è facile da affrontare ma con un piccolo sforzo verrà facile entrare in un mondo straordinario, senza immediata conciliabilità, capace di illustrare con profonda dedizione una visione della natura umana densa e inquietante.

Ci sono allegorici ritratti di personaggi angoscianti e scomodi tracciati con lausilio di partiture  magniloquenti e dure a metà tra le ballate scarne di Antony e lossessionante drammaticità di Ligeti.

Clara rievoca la fine di Benito Mussolini raccontata dalla soggettiva di Claretta Petacci (interpretata dalla voce di Vanessa Contenay-Quinones, già A Guy Called Gerald e Monkey Mafia), che scelse di essere giustiziata dalle milizie partigiane assieme al suo compagno. Lincredibile pathos ricreato, genera una tensione quasi teatrale su un tappeto sonoro denso di rumori, scricchiolii, opulenze orchestrali e una drammaticità di fondo davvero coinvolgente. Lo stesso vale per Buzzers dove Scott traccia un incubo sonoro ispirandosi alla figura di Milosevic.

Lalbum procede per contrasti e si dirama tra imponenti partiture e momenti di canto snaturato dove una voce impostata alleccesso fa da collante ad autentiche opere darte sonore e soniche. Cenni di musique concrete, movimenti da musica contemporanea e passaggi tipici del pop si alternano con disorientante disinvoltura per delineare un melodramma rumorista e industriale denso di argomenti grevi, personaggi antipatici e racconti scomodi.

Le invenzioni musicali di questo disco non possono essere fruite con la stessa semplicità con la quale si affronta la musica leggera. Non lo è. The Drift chiede moltissima attenzione e, possibilmente il booklet coi i testi (e le note) tra le mani per seguire meglio gli ondivaganti movimenti e le storie raccontate. Alla facile fruibilità nulla è concesso e tutto va preso dannatamente sul serio. Anche quando su The Escape la voce di Walker si fa caricaturale e buffa, anziché sdrammatizzare risulta, al contrario, fortemente inquietante, come si trattasse di un film horror.

E facile sentirsi spaesati dopo il primo ascolto a causa della quantità di emozioni, informazioni e dati che lalbum mette sul piatto. Lesigenza di far ripartire il disco dallinizio scatta in maniera quasi automatica, alla ricerca di ciò che inevitabilmente ci è sfuggito la prima volta. E il secondo ascolto sarà diverso dal primo, così come il terzo e poi il quarto. The Drift ha la capacità di vivere in maniera diversa ogni volta che lo si affronta quasi che Walker sia riuscito a mettere in una registrazione qualcosa di magico che ne trasformi la fruizione in qualcosa di modificabile e plasmabile direttamente dal nostro cervello. Piano piano lo sforzo di decifrare lascia il posto a un moto privato e intimo di partecipazione. Un capolavoro. Non per tutti ma indiscutibile.

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2017