Excite

Si sciolgono i Rem, finisce un'epoca

  • youtube
di Simone Cosimi 

Una generazione, quella fra i trenta e i quaranta, è in crisi. Ma ovviamente lo scioglimento dei Rem è una notizia devastante per gli appassionati di musica d'ogni pertugio planetario. Oltre che decisamente inaspettata. 'A fan e amici: come Rem e come amici di una vita e cospiratori, abbiamo deciso di mettere fine ai Rem. Ce ne andiamo con una grande senso di gratitudine, di definitività e di stupore per i risultati raggiunti. A tutti quelli che si sono sentiti toccati dalla nostra musica, il nostro più sentito ringraziamento per averci ascoltato'. Mike Stipe, il frontman, l'anima e il corpo della band di Athens, 112mila abitanti in Georgia, ha parlato così. Scrivendo la parola fine in fondo a un'epoca.

Non è troppo, infatti, sostenere che gli amici dell'università, quelli che nel 1980 esordirono, come ogni gruppo dovrebbe fare, alla festa di compleanno di un'amica comune col marchio Twisted Kites, abbiano segnato gli anni Ottanta, contribuito all'evoluzione del suono anni Novanta e, nei cosiddetti Noughties, gestito la propria fase discendente senza perdere un millimetro del rispetto e dell'ammirazione dei fan. Sul sito ufficiale i tre si sono autointervistati, per cercare d'illustrare ai fan il motivo di una scelta così radicale: 'Nel corso dell'ultimo tour - ha scritto il bassista Mike Mills - ci chiedevamo spesso: E ora?. Siamo sempre stati un gruppo nel vero senso del termine. Fratelli che si amano e rispettano. Ci sentiamo pionieri in questo: non ci sono contrasti tra di noi, né disaccordi, non ci sono avvocati coinvolti. Abbiamo preso la decisione insieme, in amicizia, avendo a cuore gli interessi degli altri. È semplicemente il momento giusto'.

Il momento giusto. Questa la frase chiave. Per non scivolare nella noia e nella parodia di sé stessi. Per schivare la ripetizione e la routine artistica. Per non (dis)perdere l'ammirazione e la stima di gente che sulle note di Man on the moon s'è data il primo bacio e con Losing my religion ha rimesso in discussione le certezze della propria vita, scortato dall'emozionante chirurgia sentimentale di Stipe. Per tutelare quanto c'è stato prima (tanto: 25 album inclusi best of e live, 85 milioni di copie piazzate in tutto il mondo) e non distruggerlo con l'avidità dell'oggi. 'Mike, Michael, Bill, Bertis e io ci separiamo da grandi amici - ha detto il chitarrista Peter Buck, ricordando anche Bill Berry, uscito nel 1997, e il manager Bertis Downs - so che ci incontreremo in futuro, proprio come so che continuerò a vedere chi ci ha seguito e sostenuto negli anni. Anche se sarà soltanto tra i banchi che vendono i dischi in vinile nel negozio locale oppure al fondo del club in cui ci troveremo ad ascoltare un gruppo di diciannovenni che tentano di cambiare il mondo'.

Tutto molto semplice, a conti fatti. Il motorino d'avviamento partiva a stento, gli ultimi album avevano lasciato critica e fan quantomeno disorientati, erano trent'anni esatti che si cambiava la musica. Ma il mondo della musica, nel frattempo, era salpato su direzioni incomprensibili. Non c'è, in Stipe & soci, il cinismo dei Rolling Stones - assai più stagionati di loro - né la (fastidiosa) routine da superstar degli U2. Solo la voglia di uscire di scena con dignità. Scortati dal buonsenso e dalla misura di cui dispongono Grandi.

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2017