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Simone Cristicchi: grandi applausi al "Concerto di famiglia" dell'Auditorium di Roma

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di Antonella Dilorenzo

Simone Cristicchi non è l’artista che riempie gli stadi, non è l’artista con il codazzo di ragazzine frignanti, sofferenti, che si strappano i capelli sotto il palco.
No.
Simone Cristicchi è un artista sensibile, creativo, ironico e talentuoso che ti riempie gli occhi di lacrime, il cuore di gioia, la mente di ricordi e l’animo di nostalgia e sentimenti.

Leggi l'intervista di Excite a Simone Cristicchi

L’inaugurazione del suo tour 2013 all’Auditorium di Roma è stata davvero un “Concerto di famiglia”, nome che lui stesso ha dato alla serie di Live cominciati proprio il 24 aprile.

Un concerto di famiglia dove non sono mancati gli amici – Max Giusti, che si è lanciato in uno stornello romano di Cristicchi “Li matti de Roma” dal ritmo incalzante e coinvolgente - i parenti - lo zio 78enne, Ennio Marucci che ha commosso con la sua “Nannarella” – o ancora i colleghi – I Funk Off, che hanno infiammato il palco con il funky e il folklore di una banda di paese, molto esperta – e i “fratelli” sognatori – I minatori di Santa Fiora, che hanno accompagnato con il cuore e la voce, Cristicchi, nell’interpretazione di “Bella ciao” , e non solo.

Un successo annunciato che ha dato conferma della competenza nella recitazione, nella musica e nella scrittura di un cantautore di “altri tempi” che non ha paura di affrontare, con un fascino sui generis e una dolcezza disarmante, storie di vita, angoli di quotidianità che qualcuno si è perso nei meandri della storia, o ai margini di una strada.

Le storie di Cristicchi sul palco, dal vivo, sono ancora più sentite ed emozionanti che ascoltate semplicemente dal disco, che già rende davvero tanto. Le sue parole, sul palco, dal vivo, ti si presentano davanti lasciandoti esterrefatto quando lui riporta frammenti musicali di storia dimenticata – l’esodo degli italiani da Dalmazia, Fiume e Istria – quando lui racconta la storia d’amore tra due anziani, o quella misera vita di un’attrice dimenticata – Laura Antonelli - che ha fatto battere il cuore del cinema italiano.

La band di sei elementi, mescolata alle sonorità stimabili dei Funk Off e al tocco vintage e lamentoso dei Minatori di Santa Fiora ha regalato un’atmosfera sonora coinvolgente, ovattata, stimolante e toccante allo stesso modo.

La musica di Cristicchi attraversa la vita in tutte le sue sfaccettature, partendo dalla morte - con “La prima volta (che sono morto)” accompagnato dalla Lettura del Testamento di Mauro Marè – continuando con l’amore – “Mi manchi”- e per finire alla vecchiaia e alla pazzia con “Ti regalerò una rosa”.

Lodevoli le interpretazioni teatrali: Crisicchi ha portato sul palco di Roma una serie di personaggi eloquenti che rimandano a temi sociali e politici che ci toccano da vicino: il monsignore che fa il verso al Papa (emerito) per denunciare preti pedofili, la verità nascosta della scomparsa di Emanuela Orlandi; oppure l’attore teatrale che chiude con il “Sipario” il suo spettacolo, quello di un teatro italiano che sta morendo per l’assenza di fondi; o ancora le denunce ai politici che non sono riusciti nemmeno a “cambiare il Presidente della Repubblica”, quando ricorda suo nonno incontrato per caso tra le vie del paradiso.
Uno spettacolo che ti entra nella testa e nel cuore. Che non va perso.

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