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Sondre Lerche & The Faces Down - Phantom Punch

Etichetta: Virgin/EMI - Voto:7.5
Brano migliore: Well, well, well

Dopo l’exploit swing-oriented di "Duper Sessions", il norvegese Sondre Lerche torna su territori pop a lui più consoni cercando di rinnovarsi nelle sonorità che, in questo Phantom Punch, risultano più elettriche e rockettose. In questo senso va intesa la promozione in copertina della sua backing band, The Faces Down, che mette subito in chiaro l’approccio sonoro dell’album.
Con ciò detto, presumo che per ognuno di voi sia chiaro il concetto di rock applicato alla musica di Lerche: qualche chitarra elettrica qui e là, talvolta una pestata al distorsore ma la scuola non è quella del metal o del punk quanto piuttosto quella del beat e del brit pop.

Per farvi capire: The Tape profuma di Johnny Marr lontano un miglio, da She’s Fantastic escono riverberi degli XTC d’annta mentre Tragic Mirror ha il sapore delle ballate à la Paul McCartney (da Yesterday a Blackbird). Questo per darvi un’idea del suono generale, sebbene il buon Sondre (e la band) ci metta del gran suo.
Di pochi altri si può riconoscere una personalità sonora e vocale come la sua e questo bel dischetto è qui per farci ascoltare undici canzoni di buona fattura che, saccheggiando le gloriose epoche dell’indie-pop, non si risparmiano dal regalarci momenti di ottimo disimpegno.

A parte la chiusura affidata a Happy Birthday Girl dallo psichedelico sapore un po’ troppo lungo, Phantom Punch suona come un buon rinnovamento del pop chitarristico d’oggidì e inserisce Sondre Lerche in un circuito tutto suo, piuttosto che in un percorso già sentito e prevedibile. Se alla Virgin/EMI (mica bruscolini!), che è la casa che lo distribuisce, decidessero di puntare un po’ di più su di lui, potrebbe salire sui gradini dello stardom più scintillante. I numeri ci sono tutti.

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