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Sonic Youth - Rather Ripped

Etichetta: Geffen   -   Voto 6.5

Brano Migliore: Pink Steam

 

Lultima volta che vidi i Sonic Youth dal vivo fu otto anni fa. In quelloccasione mi ritrovai a parlare con qualche amico per sentenziare limminente declino di quella fondamentale band rock.

Durante quello stesso concerto venni invitato nel backstage dove riuscii ad apprezzare il lavoro di un prezioso roadie la cui occupazione era preparare le quattordici diverse accordature sulle altrettante chitarre a disposizione di T. Moore per ogni show Lo trovai comodo. Dopo lo show, sempre dal backstage, assistetti ad una delle scene più bizzarre e tenere che mai potessi aspettarmi di vedere a quel contesto: Renaldo, Moore e Gordon circondati dai propri figlioletti poco più che infanti (ormai saranno degli adolescenti) accuditi durante il concerto da una serie di nurse specificatamente addestrate per andare in tour con  genitori così alternativi.

Li per li mi resi conto che una scena come quella annullava la mia previsione di unora prima. QUELLA band rock non era affatto in declino. Per niente

Dopo un po, comunque, sparirono dalla circolazione, concedendosi solo sporadicamente ed in vesti diverse (Kim Gordon, recentemente, labbiamo vista nel film di Van Sant Last Days, per esempio) per poi, con grande nonchalance, resuscitare una sigla che oggi appare un po fuorviante (se non cè più nulla della gioventù -Youth- di qualche anno fa, sicuramente cè poco anche della Sonicità degli esordi) e ridare vita a una band ancora capace di incantare.

Rather Ripped, nonostante la grafica da indie-rock della copertina, è il primo vero disco POP della Gioventù Sonica. Se certi capolavori del passato (Sister e Dirty in particolare) avevano qualche caratteristica del rock tradizionale di facile consumo, qui ci troviamo al cospetto di un disco decisamente leggero, dove non si ripercorrono strade ritmiche intricate o elaborati feedback ma solo una semplice liberazione nellesecuzione di canzoni di facile presa assolutamente adatte a un gruppo stanco di sfrenatezze e ricerca ed ancora pieno di energia e di voglia di suonare.

Cè un bellissimo opening act (Reena) che, per quanto è potente (e sempre nellipotesi di un improbabile mondo perfetto), dovrebbe stare al primo posto della hit parade, cè del blues-hard di sapore 70s (Rats), una love song (Jams Run Free) che coniuga sapientemente i larsen ad una facile melodia di tastiera e cè anche un piccolo gioiello strumentale (Pink Steam) che accontenterà i nostalgici della band lasciando a bocca aperta chi ancora non li conosce (esistono?)

Non è un disco di quelli che restano. Più probabilmente, anzi, è concepito e realizzato come lasciapassare per palcoscenici e rinomati festival senza sentirsi investiti dalla pesante condizione della reunion. Ma ciò non conta. Tra le dodici tracce dellalbum spiccano canzoni deliziose e piacevoli. Tutte di livello produttivo nettamente superiore a quello di molte altre band giovani che, pur capaci di emularne le gesta, non arrivano nemmeno lontanamente a eguagliare la forza di questa band unica.

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