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Sparks - Hello young lovers

Etichetta: Gut - Voto: 4
Pezzo migliore: Dick Around

Ebbene, questi due genietti del pop sono giunti, ridendo e scherzando, al ventesimo capitolo discografico della loro carriera. Ridendo e scherzando, sì, perché Russel e Ron Mael, i due fratelli noti come Sparks, non si sono mai presi troppo sul serio ed hanno fatto del grottesco e del dissacrante il proprio biglietto da visita.


Nonostante anche qualche incursione nella Top 10 e un paio di numeri uno come This town ain't big enough for the both of us (1974) e Beat The Clock (1979 con Mr.Moroder in cabina di produzione), Sparks possono essere considerati come la più longeva delle cult-band capace di produrre dischi di sblime musica pop alternandoli ad altri che a voler esser gentili potremmo definire meno riusciti .
Diciamo subito che dovendo collocare questo Hello Young Lovers in una di queste due categorie, gli spetterebbe ahimè la seconda. Ma con Sparks è necessario essere gentili. Anche quando non colpiscono più di tanto, lo fanno in un modo che lascia di stucco. Hanno un tocco che è indiscutibilmente personale e riconoscibile ed anche quando eccedono (e qui lo fanno, ahimè), non si riesce mai completamente a capire se ci stiano menando per il naso. L'anthem Dick around, in apertura (a metà tra i Queen di Bohemian Rapsody e Kurt Weill), recita Ciò che sto facendo è cazzeggiare, ogni giorno, ogni notte quel che faccio è cazzeggiare e questo, musicalmente e letteralmente, rappresenta il metro con il quale va preso questo album.
Si tratta indubbiamente della nuova rappresentazione del microcosmo dei fratelli Mael, umoristico e kitch, con una sonorizzazione pomposa e irriverente subordinata al consueto muro del suono fatto di sezioni d'archi e solenni cori da operetta. Un gioco che potrebbe risultare divertente se non arrivasse a debordare come invece troppo spesso fa.
Insomma, lo avrete capito, ciò che realmente manca a questo album sono le idee.
Quello che ascoltiamo è stato già ampiamente sfruttato dai due Sparks ed anche quando un paio di guizzi geniali fanno capolino nei testi, ci rimane l'amaro in bocca nel sentirli applicati a un metodo compositivo troppo abbondantemente abusato.
L'antibellica (Baby Baby) Can I invade your Country è una esilarante parodia delle invettive anti Bush di Springsteen o Bono Vox e Metaphor, che eleva la metafora a potente afrodisiaco sono, sulla carta, due piccoli gioielli di genialità. Peccato che l'ingarbugliato terreno sonoro sulla quale sono costruite le renda inesorabilmente noiose.
Insomma, decidete voi se si tratta di un album di poco valore artistico oppure di un capolavoro incompreso (dal sottoscritto, quanto meno) della musica moderna.
Di certo è che Sparks ci hanno abituato, in più di vent'anni, a guizzi artistici decisamente più interessanti di quello qui rapresentato. Quello che mi aspettavo di trovare in Hello Young Lovers era uno dei loro strepitosi colpi di scena ed invece mi toccherà aspettare di trovarlo in uno dei loro prossimi dischi.

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