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Stefano Bollani, intervista con il nuovo talento del jazz italiano

Abbiamo incontrato Stefano Bollani, uno dei più talentuosi musicisti italiani del momento, a pochi giorni dalle trionfali esibizioni nel mitico Blue Note di New York. Una conversazione appassionata sul jazz in Italia e all'estero, sulle passioni, i miti, Buscaglione, gli mp3, la radio, la tv e molto altro ancora.
E' andata così.

a cura di
Zoro

 
Ho appuntamento con lui alle 18 presso l'Ambra Jovinelli, teatro di Roma dove sta per andare in scena Guarda che luna, omaggio a Fred Buscaglione con la partecipazione di Stefano Bollani, Enrico Rava, Gianmaria Testa, Piero Ponzo, Enzo PietropaoliBanda Osiris.
I filtri degli uffici stampa mi fanno stazionare al bar per una decina di minuti, fino al momento in cui un ragazzo dal look inconfondibilmente rasta chiede al barista dove sia l'ingresso artisti.
E' Stefano Bollani, uno che ha l'allegria in faccia, uno che quando gli dico che dobbiamo fare l'intervista finge con abilità di ricordarsene e dopo un po' di scale mi fa ritrovare sul palco, tra i gorgheggi del cantante della Banda Osiris ed Enrico Rava che al telefonino passeggia dietro le quinte.
"Dicono che ci sono dei camerini, andiamo là" mi fa il pianista treccioluto, e superando GianMaria Testa in prossimità di panini e coca cola, iniziamo l'intervista.
 
Lavoro per Excite Italia e quest'intervista che stiamo per fare andrà nel nostro Canale Musica.  I nosti lettori però non sono molto abituati a leggere di jazz sulle nostre pagine anche se non sarebbe male trattare il genere dandogli la stessa visibilità che di solito diamo, per esempio, a Britney Spears. Il lavoro però è ancora un po' lungo, anche in considerazione del fatto che coloro ai quali ho detto che stavo per venire ad intervistarti per lo più mi hanno risposto con uno "Stefano chi?" poco confortante...
 
Eh lo so...

Quello che ti chiedo è di aiutarmi a far capire chi tu sia al grande pubblico che non ti ha mai sentito neanche nominare
 
Devo fare l'autopresentazione?
Veramente toccherebbe a te spiegare loro chi io sia... io non lo so... diciamo che vengo definito un pianista jazz perchè la maggior parte della mia attività, o perlomeno quella che mi ha dato più visibilità, è nel mondo del jazz, all'inizio con Enrico Rava, ancora adesso con lui e con i miei progetti.
Inoltre ho avuto dei premi in ambito jazz come miglior nuovo talento per la rivista specializzata Musica Jazz piuttosto che miglior nuovo talento per una rivista giapponese. Vengo definito così e a me sta bene perchè ritengo che il jazz sia il linguaggio con il quale cerco di suonare qualsiasi cosa.
Tuttavia vengo da un diploma di conservatorio e da un inizio di carriera nel mondo pop come tastierista, con Jovanotti e Raf soprattutto; ora cerco di dividermi in generi suonando tutto quello che mi piace, sempre con il mio linguaggio che è quello dell'improvvisazione.
Per questo penso sia più comodo chiamarmi pianista jazz piuttosto che altro.
 
Quand'è quindi, considerando il percorso formativo cui facevi riferimento, che hai cominciato a capire che quello jazz era il tuo linguaggio?
 
Io volevo suonare jazz da sempre.
Ho iniziato ad ascoltare jazz a 12 anni. Studiavo insieme a Luca Flores, quel pianista su cui Veltroni ha scritto un libro. Studiavo classica al conservatorio e suonavo in un gruppo con Irene Grandi ancora sconosciuta, nel 93, ma in realtà volevo fare jazz. Lo studiavo e lo suonavo con alcuni gruppi finchè non ho conosciuto Rava nel 97 e ho cominciato a suonare con lui.
Enrico Rava è quello che mi ha dato visibilità oltre alla grande gioia di suonare con una persona  che per me era un mito. Considera che il mio primo concerto da ascoltatore è stato proprio un concerto di Rava, avevo 13 anni. Arrivare a suonare con lui è stato come arrivare a suonare con... Rollins, con un mito.
 
Chi ascolta jazz è spesso stato considerato come uno un po' snob, forzatamente intellettualoide... chi ascolta jazz italiano forse risulta ancora più stravagante. Tuttavia in questo momento il jazz italiano, soprattutto all'estero, è particolarmente seguito e apprezzato. Tu cosa ne pensi?
 
Fino a qualche anno fa in effetti il jazz è stato un genere per pochi, ma ora non è più così.
Credo anzi che ora il jazz sia un po' di moda, che sia di moda dire "vado ad un concerto di jazz" anche se poi in realtà le persone che davvero l'apprezzano sono le stesse di prima, cioè 4 gatti. Sta di fatto che non credo fosse mai successo prima che di jazz parlasse così tanto un quotidiano come ad esempio La Repubblica, ma anche altri quotidiani. Han parlato tanto e bene della nostra spedizione a New York, parlano di Umbria Jazz ma non solo. Una volta se non c'era Umbria Jazz o Keith Jarrett era impossibile avere un articolo su Repubblica, oggi l'ho avuto io, l'ha avuto Paolo Fresu, ce l'ha Enrico Rava, l'ha avuto questo spettacolo qui che è un incontro fra jazzisti e altro però comunque un incontro tra persone di nicchia quali Gianmaria Testa e Banda Osiris che non sono certo i personaggi televisivi del momento.
Credo che ci sia qualcosa in movimento.
E' vero che tanta gente dice di andare ai concerti di jazz per moda e bisognerà verificarne la tenuta in futuro, però è pur vero che stanno aprendo un sacco di locali, a Roma ce ne sono molti, a Milano il Blue Note è il segno di questa tendenza.
C'è anche un mondo commerciale che si cominica a muovere perchè prima chi faceva jazz non poteva quasi pensare di viverci.
A vivere di jazz in Italia sono stati solo pochi musicisti, produttori o agenti non sono quasi mai esistiti, sono figure minori che avevano sempre un altro lavoro. Oggi invece c'è chi che fa l'agente di musicisti jazz italiani, tipo il mio, che è un mestiere presumo inventato da pochi anni.

Tutto vero, ho visto però che il tuo disco è prodotto da un'etichetta francese. In Francia nei reparti jazz dei grandi negozi di dischi ci sono in promozione, insieme ai dischi dei grandi
 
i francesi!
 
no, ci sono gli italiani...Di Battista, Fresu... mentre invece in Italia, nonostante la cosa stia prendendo piede come si diceva prima la vedo ancora una cosa lontana andare da Ricordi e trovo Bollani in ascolto...
 
Guarda adesso faccio una botta di egocentrismo.
Devo dire che in Italia per esempio nel mese di dicembre Musica e Dischi sostiene che il disco più venduto di jazz sia stato il mio, per cui, ripeto, c'è una controtendenza. E poi bisogna aver pazienza perchè in Francia ascoltano jazz da molto più tempo che da noi e lo suonano da molto più tempo.
Considera che in Italia nel ventennio fascista non si poteva ascoltare jazz, quindi era impossibile che nascessero musicisti, pubblico e critica. In Francia negli anni della seconda guerra mondiale già abitavano Bud Powell, Kenny Clarke e Sidney Bechet, il fior fiore dei musicisti jazz americani stava a Parigi...

Chet Baker...

Chet forse non ancora, è ancora presto, ma lui arriva comunque subito dopo. Questi suonavano lì, avevano allievi, c'era movimento...

Lo stesso Miles Davis è andato là per un po'...
 
Esatto, e ha scritto la colonna sonora di Ascensore per il patibolo; quindi è ovvio che sono più avanti per ovvi motivi. Diciamo che in Francia il jazz è ormai considerato musica popolare mentre da noi non lo è ancora.
Là inoltre c'è stato il sostegno degli intellettuali. Sartre, Boris Vian, Prévert, Queneau erano scrittori che parlavano di jazz, sentivano jazz, scrivevano di jazz; qui da noi no, assolutamente no.... nominami uno scrittore italiano che ha parlato di jazz, in un libro o in un romanzo. Credo lo abbia fatto ora Lucarelli o qualcun altro, ma fino ai '50, ai '60 per noi è stato già incredibile che nella colonna sonora dei "Soliti ignoti" ci fosse del jazz; in definitiva quella colonna sonora è scritta da Umiliani ed è già incredibile, c'era Trovajoli che ci provava, Piero Piccioni... però per il resto il jazz sicuramente non era sulla bocca di tutti.

Anche di quel periodo della canzone italiana è in atto un bel recupero. Repubblica pubblica la storia della canzone italiana partendo dagli anni 30, tu hai dedicato alcuni tuoi lavori in maniera verticale alla rivisitazione di tanti successi del passato. Andare a ripescare pezzi più o meno conosciuti è una tua prerogativa. Lo fai anche in quest'ultimo disco dove norvegian wood dei beatles è in playlist con Riccardo Del Turco.
Come scegli i brani da riproporre?
 
Quelli dell'ultimo disco sono scelti per motivi affettivi. Dovevo fare un disco da solo e ho fatto quello che mi andava di fare in quel momento lì. Se lo registrassi ora magari invece di Norvegian wood farei Blackbird o un'altra cosa.
Ci sono degli amori eterni quali Zappa, i Beatles o Prokofiev però c'è anche Ginastera piuttoso che Figlio unico di Riccardo Del Turco o Il mare si è fermato di Marco Parente. Li ho fatti perchè mi andava in quel momento.
Per quel che riguarda le canzoni italiane del passato invece devo dire che io ho un amore quasi inspiegabile per certe cose, è una cosa che mi viene dall'infanzia, una malattia. Ho iniziato ascoltando musica leggera italiana del passato, Carosone e Buscaglione tanto per cominciare, ma poi andavo anche a comprarmi dischi di Nilla Pizzi... e avevo 8 anni...
 
Considerandola adesso la cosa ha una sua logica però al momento poteva sembrare strana assai...
 
Ah sì, era parecchio strana, il negoziante che mi vendeva i dischi era preoccupato, mi chiedeva sempre "devo fare un pacco regalo per tua nonna?" e io gli dicevo " no no è per me"...
Anche Abbassa la tua radio comunque è stato fatto per motivi affettivi. Volevo fare questo disco con tanti amici, collaboratori, compagni di viaggio che lavorano in ambiti musicali diversi quali Elio, Irene Grandi, Enrico Rava, Roberto Gatto. Come fare a metterli insieme visto che alcuni di loro non si sarebbero mai incontrari altrimenti?
Ho pensato che l'unica cosa che li potesse unire fossero le canzoni della nonna. Tutti abbiamo avuto la nonna che canticchiava Marameo perchè sei morto o Il pinguino innamorato, quindi tutti sono stati al gioco e ognuno dei cantanti ha trovato un brano scelto da lui che gli ricordava qualcosa. Qualcuno è stato entusiasta, come Beppe Servillo che mi ha detto "non aspettavo  altro, facciamo Dove sta zazà, subito". La voleva fare da tempo e con gli Avion Travel non aveva avuto ancora occasione. Altri ho dovuto spingerli un po' di più, tipo Elio che era indeciso ma poi quando gli ho proposto Parlami d'amore Mariù ha accettato. In generale comunque ognuno ha trovato un motivo valido per essere in quel disco.
Per un disco come il tuo nuovo "Smat smat", il veicolo promozionale migliore resta l'attività live..

eh, assolutamente

...oppure funzionano di più passaggi radiofonici quali quelli da te fatti recentemente a Caterpillar?
 
I passaggi per radio in realtà si limitano a Radio Rai.... scordiamoci i network che ragionano solo per major.
Io ho una bella etichetta che ha un ottimo ufficio stampa anche italiano, però se non andassi così tanto in giro a suonare e di conseguenza non avessi articoli sui giornali per i concerti che faccio ovunque, mi sognerei di vendere qualche disco e in ogni caso la vendita dei dischi non mi sostenterà mai. Registrare un disco è uno sfizio e un piacere artistico ma se dovessi campare della vendita di dischi, come fa un cantante pop, starei fresco.
Io campo di concerti, poi c'è il disco che per quel che riguarda me mi fa arrivare in tasca pochissimo, è più il piacere di farlo che altro.

Tornando alla tua ospitata a Caterpillar...premesso il fatto che se si conosce il contesto si capisce anche lo spirito con il quale sei stato impiegato, non trovi però che ci sia stato il rischio di passare quasi per fenomeno da baraccone?
 
Sì il rischio c'è...

...lì ti dicevano "fa una canzone anni 30, con un po' di gelosia e un po' di calabria..." e tu in pochi secondi, ora non so quanto spontaneamente o in maniera preparata, suonavi qualcosa di pertinente... insomma, se uno non ti conosce potrebbe immaginarti più come un concorrente pronto per "Scommettiamo che" che come talentuoso musicista dalla sconfinata cultura musicale.
 
Beh, la cosa era un po' preparata chiaramente, tuttavia hai ragione.
A me però dispiacerebbe non mettere in campo anche il lato ludico che per me è molto importante. E' chiaro che io non ho nessuna intenzione di diventare comico fisso di Domenica In, però finchè siamo in una zona franca come quella di Caterpillar dove comunque c'è un pubblico intelligente che può anche venire ai miei concerti... in parecchi ultimamente vengono e mi dicono di avermi conosciuto con Caterpillar... e comunque ai concerti io dico due cazzate al microfono ma per lo più suono. C'è un pubblico intelligente che si rende conto che si gioca ma che c'è anche altro. Credo sia importante mettere in campo il mio lato ludico in contesti quali Caterpillar a patto che la cosa finisca lì. Se mi chiedessero di andare al Maurizio Costanzo Show non ci andrei, neanche se mi pregassero.
Ci sono anche motivi diciamo "ideologici", finchè si fa una cosa nuova con gioia è un conto, quando entriamo nel baraccone mediatico è un altro.

...anche per continuare a rimanere credibili

sì, bisogna rimanere credibili

Rimanendo in ambito "ideologico", non ti nego che ho sentito parecchi tuoi pezzi scaricandoli dalla rete, per esempio quello di Tenco con Bobo Rondelli. E' solo un esempio per chiederti cosa ne pensi dell'mp3 come mezzo promozionale per artisti che come te non sono conosciutissimi e tramite l'mp3 possono raggiungere un pubblico più vasto.
 
Secondo me hai colto il segno.
Per gente come me è un mezzo promozionale, per altri è una grossa perdita, per altri che vivono veramente vendendo dischi come la Pausini o Michael Jackson.
Per loro mi rendo conto che è un dramma che va regolato in qualche modo. A me non interessa.
Io stesso sono andato una volta su WinMX e ho visto che volendo potevo scaricarmi almeno 20 mp3 da 10 dischi diversi miei. A me la cosa ha fatto piacere.
Vuol dire che c'è stato qualcuno che si è preso la briga di mettermi in rete e quindi ha presupposto che ci fosse qualcuno interessato; vuol dire che c'è qualcuno che se li è duplicati.. in definitiva se tutto ciò porta gente ai miei concerti a me va bene perchè la mia priorità restano i concerti.
Credo che in generale la cosa vada bene a chi suona jazz perchè non porta via chissà che. L'appassionato si sente uno o due mp3 poi decide di comprarsi il disco mentre la ragazzina giustamente prende la canzone della Pausini e non si va a comprare il disco.
Forse tutto ciò stimolerà un giorno le major a fare dei dischi che abbiano un senso e non a limitarsi ad un singolo bello con 10 canzoni di contorno.

Il disco tuo quanto costa?

Credo 19 euro, ahimè, quanto una novità.

Non c'è stato modo di metterlo a prezzo più basso?

No, con quest'etichetta no, ci sono riuscito con altri dischi ma con questo no, loro hanno dei prezzi uguali per tutto.

Lo spettacolo di stasera, Guarda che luna, come nasce?

A tavolino, da un'idea delle Produzioni Fuorivia e del Teatro Stabile di Torino.
Si sono detti "facciamo un omaggio a Buscaglione" e hanno chiamato alcuni artisti. Tutti abbiamo accettato trovando punti in comune che sono venuti fuori molto in fretta, anche perchè ognuno di noi in fondo incarna un lato di Buscaglione che ne aveva molti.
Buscaglione era uno chansonnier (e c'è Testa), un musicista jazz con un fortissimo lato ironico (e ci siamo io e Rava), una specie di clown (e c'è la Banda Osiris), quindi qui c'è tutto; con questo grande mantello di Buscaglione abbiamo costruito uno spettacolo che è un po' un gioco ancora una volta su quello che ci lega, come per Abbassa la tua radio.
Ognuno fa anche i propri pezzi e siamo riusciti a trovare il modo di giocare intervenendo gli uni sugli altri, rendendo unitario uno spettacolo che poteva essere un varietà, una serie di sketch, e che invece sembra nato veramente da una compagnia stabile esistente da anni.

I tuoi progetti futuri, visto che questo sta per finire, quali sono? Ti butti nella promozione del disco?

Sì, ma è un modo di dire, vado in giro a suonare come sempre...

Con il disco nella borsa...

Sì, la differenza è che ora si vende il disco.
Quest'estate però uscirà un altro disco che è un progetto molto ambizioso: un concerto per pianoforte e orchestra sinfonica, con un trio jazz e un'orchestra, quella della Regione Toscana.
Mi piacerebbe portare questo progetto dal vivo ma non è facile perchè siamo in 52 e non è come andare in giro da solo, sia economicamente che praticamente. Sembra però che lo faremo ad Umbria Jazz e all'Auditorium di Roma a fine maggio. Questa ora è la cosa che più mi sta a cuore, anche perchè è una cosa molto pretenziosa... scrivere un concerto per pianoforte e orchestra non è semplicissimo... il concerto comunque è già registrato, dobbiamo mixarlo e finire di preparare il disco, però c'è già.

Che musica ascolti adesso?

Qualsiasi cosa che mi suoni bene.
Compro tanti dischi del passato e ogni tanto qualcuno appena uscito. Tra quelli recenti ho comprato inspiegabilmente Alicia Keys e mi è piaciuto. Non me lo aspettavo perchè non è un mondo che seguo. Io sono uno nostalgico, preferisco comprarmi mille dischi di Aretha Franklyn piuttosto che uno recente, invece questo l'ho preso e mi è piaciuto. E poi ho preso pure Henri Salvador, ovviamente.
Per il resto divoro dischi di qualsiasi genere perchè sono appassionato di tutte le musiche.

E il look rasta in tutto ciò come si colloca?

Non c'entra niente, è stato un caso, avevo i capelli lunghi e ora succede che tutti mi dicano "a bob marley che cel'hai na canna", io non ce l'ho e finisce lì.
Non c'entro niente con il reggae e anzi penso sia uno dei pochissimi generi sulla terra che mi annoia dopo 5 battute. Ascolto tutto, dalla classica alla contemporanea, ma il country western e il reggae son due cose che non amo per niente.... mi sta simpatico Bob Marley, come personaggio, ma dopo due pezzi chiedo pietà.... i capelli così me li son trovati, ma tra un po li taglio perchè mi sono stufato, sono due anni che ce li ho così, il capello deve respirare sennò muore giovane...
 
si invecchia...

esatto, questo è il punto e bisogna sempre cambiare.
 
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