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Stephen Malkmus & Jicks - Real Emotional Trash

Etichetta: Matador - Voto: 7
Brano migliore: Baltimore


Quando si parla di Stephen Malkmus le dita scorrono sulla tastiera alla ricerca dei caratteri “ex Pavement” sebbene i Pavement non esistano più da molti anni e la sua carriera solista (condivisa coi Jicks) sia ormai avviata ad una storia individuale di tutto rispetto, sufficientemente distante dall’opera del suo gruppo d’origine. Eppure la tentazione di scrivere “ex Pavement” c’è e alla fine lo si scrive. Magari anche un paio di volte, come ho fatto io.

Real Emoziona Trash, il nuovo album firmato Stephen Malkmus & Jicks arriva a pochi mesi dalle eccellenti apparizioni nella colonna sonora di Io Non Sono Qui (e a due anni dal celebratissimo Face The Truth) puntando in maniera evidente alla consacrazione dei Jicks (che, a giudicare dalla copertina perdono l'articolo The) come autentica band finalmente libera dal ruolo secondario cui era stata costretta dall’altisonanza del nome del Titolare.Già nel primo singolo, Baltimore, gradevole suite dall’aspetto psichedelico così come si intendeva la psichedelica negli anni 80 (Television, Pere Ubu…), è subito chiaro il lavoro che è stato fatto assieme al gruppo. Questa volta, oltre a suonare diligentemente, The Jicks hanno contribuito in maniera evidente all’intera fase creativa delle canzoni.E i frutti sono ancora più evidenti in brani dall’aspetto fresco e moderno come il pop elegante e rassicurante di Gardenia e il sorprendente (per un rocker di marca come Malkmus) guizzo tastieristico sfoggiato in Cold Son.

Insomma, The Jicks (che annoverano per la prima volta l'ex Sleater-Kinney Janet Weiss alla batteria) stavolta sono una vera band, dove il leader si trova a proprio agio e perfettamente integrato. Le canzoni scivolano tra ricordi d’infanzia (We Can’t Help You di evidente impronta 60’s) e sinuosità pop perfette -anche- per la Top10 (Hopscotch Willie che in un mondo perfetto bla bla bla…).Ecco queste è il nuovo disco di Malkmus: qualche novità condita da puro succo della sua musica, così come l’abbiamo sempre conosciuta, amata e (chi più chi meno) metabolizzata. Gli anni passano ma quando Stephen attacca il jack e si avvicina al microfono, due sono le cose sulle quali possiamo sicuramente contare: passione contagiosa e grande intramontabile rock.


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