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Stereolab - Fab Four Suture

Etichetta: Too pure - Voto: 5
Pezzo migliore: Eye of the Volcano

Un'immagine di copertina inequivocabile ci porta nel mondo degli stereolab prima ancora di mettere il disco nel giracidì. Fab Four Suture (che ci sia un riferimento ai Beatles, dopo aver sentito il disco, direi che è da escludere) si presenta di turchese dipinto con immagini di alcuni elementi (di legno?) da incastrare l'un l'altro. Perfetto stile sterolab, senza bisogno di parole (pochissime le note di copertina).


Assenti dal qualche anno, c'era chi li aveva dati per sciolti a causa della prematura scomparsa di Mary Hansen (uno dei membri fondatori) avvenuta quattro anni fa, e invece loro sono qui, apparentemente senza che il loro suono sia stato minimamente scalfito.
Sebbene il lutto li abbia costretti a una pausa, Tim Gane e Laetitia Sadier si sono dati da fare per trovare un nuovo equilibrio e tornare alle tipiche composizioni dal sapore sixties che li contraddistingue da sempre.
Stereolab, oggi, sono un sestetto al quale si aggiunge una sezone d'archi, e con questa uscita discografica, propongono un ottimo esercizio di stile su quella che è la loro proposta da oltre dieci anni. Si passa da cenni morriconiani a arpeggi in stile Philip Glass fino ad influenze avant-garde dei Neu! e rimandi all'exotica di Martin Denny. In poche parole canzoni pop su un telaio cripto-lounge con ritmica dance.
Il disco di apre e si chiude con lo stesso pezzo (ommeglio con le parti 1 e 2 della stessa composizione) che rimanda al soundtrack di Koyanisquaatsi tanto quanto pop di Burt Bacharach in una specie di gioco di storiografia del pop sorretto da un equilibrio stilistico che, se non siete proprio fans scatenati, può anche apparire stucchevole. In mezzo canzoni dal sapore vintage con punte di geniale appeal (Eye of the Volcano) ed altre di debole efficacia (Interlock, Vodiak).
Non ci sono rivoluzioni in corso, si direbbe. L'album alterna ballate cibernetiche a pomposi inni nostalgici con la nonchalance tipica delle uscite discografiche del gruppo.
Se non li conoscete, non iniziate con questo disco (e magari provate prima con Emperor Tomato Ketchup ), se invece li amate già e attendevate questa uscita con ansia, prendetelo a scatola chiusa.
L'amerete.

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