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Sting: 36 anni di rock all'Arena di Verona, la recensione del concerto

  • Foto Facebook ufficiale Sting

di Martina Pugno

E' un pubblico particolare, quello di Sting, complice anche la cornice dell'Arena di Verona, che ha ospitato ieri sera una delle tre tappe italiane del Back to Bass tour 2013: caloroso ma composto, coinvolto ma immerso in un attento ascolto. Tanto che perfino l'invasione di palco ad opera di una giovane fan avviene a ritmo di danza, accolta da uno stupito ma divertito Sting che sfodera un signorile “Buonasera”, prima che la ragazza venga accompagnata giù dal palco.

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Maglietta bianca, pantaloni attillati e basso al collo, Sting non li dimostra proprio i suoi 62 anni, se non nella preparazione tecnica di un artista che non ha esitato, nel corso degli anni, a cimentarsi con i più disparati generi musicali, dal rock alla musica classica, dalle sonorità world ai canti popolari e alla tradizione folk. Tutti questi ingredienti sono sapientemente miscelati in composizioni che portano un marchio inconfondibile e che proprio per questo conquistano il pubblico, tanto variegato quanto la musica dell'artista.

In due ore esatte di concerto, Sting ripercorre tutta la sua lunga carriera, dai primi passi mossi con i Police fino alle sue più recenti composizioni soliste, in un concerto che procede a ritmo serrato e che continua a saltellare tra i diversi periodi artistici del musicista, attingendo da ognuno di essi. Sul palco Sting non si risparmia, scatenandosi insieme al suo inseparabile basso ma lasciando anche spazio ai musicisti che, sul palco con lui, contribuiscono a creare ora energici, ora raffinati tappeti sonori. Da “Englishman in New York” a “Desert Rose”, i successi di Sting registrati da solista riscaldano il pubblico, che canta e tiene il tempo facendo risuonare l'Arena di migliaia di voci.

Eppure non c'è nulla da fare, è con i grandi successi che hanno segnato il successo intramontabile dei Police che il pubblico si scatena e si mette a ballare: “Message in a bottle”, “Next to You”, “De Do Do Do, De Da Da Da”, fanno partire il classico boato d'entusiasmo, mentre vere e proprie pietre miliari come “Every Breath You Take” e “Roxanne” si diluiscono in lunghe code che portano chiari i segni dell'evoluzione artistica che Sting ha attraversato nel corso di tutti questi anni. L'apprezzamento da parte del pubblico è palpabile con ogni brano presentato in scaletta, ma sono i più noti singoli dei Police, ancora oggi, a risvegliare maggiore entusiasmo, confermando che non si esce vivi dagli anni Ottanta, perchè dagli anni Ottanta proprio non se ne esce.

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