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Sting - Songs from the Labyrinth

Erichetta:  Deutsche Grammophon  - Voto: 7.5
Brano migliore: Can she excuse my wrongs

Lo ammettiamo: Sting ci e sempre stato simpatico.
Anche quando hanno cominciato a non piacerci i suoi dischi, quando avvertivamo una certa stanchezza creativa, quando ci sembrava che non riuscisse più a portare il peso della megapopstar planetaria. Di Sting ci e sempre piaciuta lonestà intellettuale: ci ha fatto capire di sentirsi sempre più distante dal lavoro che si era scelto: il rock e reazionario, ha dichiarato varie volte. Un po condividiamo, un po ci sembrano le parole di un grande innovatore del rock che sta invecchiando.

a cura di Fard-Rock

Questo nuovo disco ci sembra una  logica e onesta conseguenza di questo stato danimo: Sting pubblica un disco  di canzoni di John Dowland (Londra, 1563-1626) accompagnato dal solo liuto di Edin Karamazov.
A qualcuno potrebbero  sorgere perplessità del tipo: Sting non sa più che inventarsi, e allultima spiaggia, magari ricordandosi di una sua raccapricciante esecuzione di unaria di Handel (in lingua italiana, se così si può dire). Ci sentiamo di rassicurarlo: questo disco e ottimo.
La cosa che più colpisce e che Sting e riuscito a fare un disco tipicamente nel suo stile  mantenendo un grande rispetto per lautore inglese, senza cadere nei due tipici errori, diametralmente opposti, di questo genere di operazioni: laccademico e il kitch. Non era facile.
Lalbum, pubblicato su etichetta Deutsche Grammophon,  e essenzialmente una sequenza di songs,  interrotta da pochi pezzi strumentali (notevoli)  e da alcune letture di brevi stralci da lettere di  Dowland.  La selezione di canzoni e varia: si va dalle classiche atmosfere malinconiche per cui lautore e diventato famoso (una delle sue composizioni più famose e semper dowland semper dolens che ci fa capire che lironia, tra tante lacrime, non gli mancava)  a cose più energiche e allegre fino anche ad accenni goliardici. Sting e assolutamente a suo agio: ha modo di utilizzare tutti i registri della sua voce duttilissima con grande intensità e varietà,mantenendo perfettamente il suo stile anche quando accenna a tecniche vocali tipiche del primo barocco, come la messa di voce.
Osservando le partiture originali, si resta colpiti come tanta libertà si appoggi su un forte rispetto: non una nota e stata cambiata, e addirittura le tonalità sono rispettate. Qua e là emerge anche qualche tessitura  polifonica, come in can she excuse my wrongs dove la scrittura a 4 voci viene eseguita fedelmente ( a la Sting) con tale efficacia che forse ne avremmo gradito un uso più frequente.
Terminiamo con le parole di Sting: ''Non sono un professionista di questo repertorio ma spero di essere riuscito a conferire a queste canzoni quella freschezza che forse un cantante di maggiore esperienza non avrebbe saputo portare. Per me queste sono canzoni pop del 1600, e così le eseguo; bellissime melodie, testi fantastici e geniale accompagnamento. 
Secondo noi, ce riuscito.

(Vincenzo V.)

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