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Stone Sour - Come What (ever) May

Etichetta: Roadrunner Records - Voto: 7
Brani migliori: 30/30-150, Through glass, Come what(ever) may

"Con gli Stone Sour mi sono lasciato andare ed ho mostrato qualcosa in più di me stesso". Ecco, questa affermazione di Corey Taylor, leader e voce degli Stone Sour, spiega bene la sostanza del secondo disco di questa band che è sempre più destinata ad assumere un ruolo di primo piano nel mondo del metal attuale.


a cura di Sabotatore

A chi ascolta questo disco, ci sono da premettere due cose importanti: se adorate il Corey Taylor in versione Slipknot, questo secondo album degli Stone Sour o lo odierete, oppure apprezzerete sempre di più la volontà di Taylor di esplorare nuove sonorità e nuovi modi di cantare, decisamente più melodici rispetto all'altro suo gruppo mascherato; altra cosa da precisare è che questo album si può classificare tra quelli commerciali, ma in questo caso è un album hard rock - nu metal - metal (fate un po' voi) ben fatto.

Sicuramente Come What(ever) May è il degno successore del precedente album con il quale gli Stone Sour debuttarono nella scena musicale quattro anni fa, disco che ottenne 2 nominations ai Grammy e che è stato disco d'oro in USA.
Rispetto al precedente lavoro però, questo disco presenta delle differenze non da poco: in primo luogo nella band, che proprio alla fine delle registrazioni ha dovuto fare a meno del batterista, nonchè leader insieme a Corey della band, Joel Ekman (c'è da precisare che il progetto Stone Sour è iniziato nel lontano 1995, prima ancora della nascita degli Slipnkot), che è stato sostituito da uno dei migliori batteristi della nuova generazione del metal, Roy Mayorga (ex Soulfly). L'altra differenza è proprio nello spirito del gruppo, principalmente nel suo leader Taylor, che come detto si è lasciato andare distaccandosi ancor di più dal progetto Spliknot, e nelle sonorità, unendo delle distorsioni pesanti a delle melodie piacevoli. Lo stesso Taylor si cimenta in cantati molto più particolari e melodici, lontani anni luce dalle grida ossessive dell'epoca Slipknot.

L'album inizia con la possente 30/30-150, traccia preferita dal neo batterista Mayorga (non a caso qui la batteria fa davvero un bel lavoro), che fa capire subito all'ascoltatore che l'anima della band nonostante tutto è sempre heavy; segue il pezzo che da il titolo all'album, Come What(ever) May, anche questo è un bel mattone scagliato a tutta forza contro un vetro, sound ruvido e immediato con un riff pesante e un ritornello facile da imparare; questi due pezzi iniziali a mio avviso sono i migliori insieme a Through glass, brano lento che inizia solo con chitarra pulita e voce, bellissima melodia che poi va in crescendo, dove Corey sfodera tutto il suo notevole repertorio vocale.
Belle tracce heavy sono anche Hell & consequences, con una chitarra tosta di slipknottiana memoria, Reborn, decisamente il pezzo più cattivo dell'album, Your god, dove troviamo il gioco di melodie nuove unito a un successivo riff di chitarra devastante; bel pezzo è anche Made of scars, mentre invece risultano troppo banali Socio e la melodica Sillyworld.
Andando ai pezzi dove Corey si è cimentato prove vocali decisamente ben riuscite perchè mai provate prima, ovveri i pezzi lenti (fatta eccezione della splendida Bother del precedente album), a parte la già citata Through glass, che è una delle interpretazioni vocali migliori di Taylor, c'è anche Cardiff, traccia misteriosa e originale, mentre nell'ultimo pezzo, Zzyxz Rd., troviamo un Corey che canta con il solo sottofondo di pianoforte per gran parte della traccia (qui sembra un Corey in versione Lennon...concedetemi quest'azzardo, dopo che ho letto varie recensioni su internet dove hanno paragonato gli Stone Sour a Nickelback e ai Foo Fighers...assurdo!) ed anche questo è una bella prova del camaleontico Taylor, artista a questo punto completo e che non si voleva rinchiudere in un solo schema musicale, ma che evidentemente voleva andare oltre...cosa che negli Slipknot gli era vietata.

In conclusione, questo secondo disco degli Stone Sour segna la consacrazione del gruppo e del loro leader a veri protagonisto del panorama rock-metal, ed è una eccezione per due motivi: il primo è che questo album è la dismostrazione che si può anche fare un disco commerciale ma di buona fattura, smentendo quanti danno alla parola commerciale un significato esclusivamente negativo; l'altro motivo è che spesso quando un artista prende le distanze dal suo genere musicale di riferimento per esplorare nuove strade, finisce per perdersi...qui al contrario, Corey Taylor e soci hanno dato una dimostrazione come si possa avere un background metal e fare un disco con sempre duro ma con melodie piacevoli.
Bravi ragazzi, andate avanti così!


In rete:
- Il sito ufficiale degli Stone Sour
- Foto degli Stone Sour
- Ti piacciono? Ascolta anche: Machine Head, Fear Factory, Soulfly

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