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Sufjan Stevens - Come on feel the Illinoise

Etichetta: Rough Trade Voto: 7.5
Brano Migliore: n.p.

Lidea, ambiziosa anzichenò, di Sufjan Stevens è quella di dedicare un album ad ogni singolo stato Usa.
Dal momento che ogni normale contratto discografico prevede la pubblicazione (a grandi linee) di un disco allanno.
E probabile che il sottoscritto non riuscirà ad ascloltarne lultimo capitolo e nemmeno di conoscere il formato sul quale uscirà.


Come on feel the Illinoise è solo il secondo volume (preceduto da Greetings from Michigan) e davvero, se il ragazzo riesce a mantenere questo livello per altri 50 dischi, ci toccherà ammettere di essere al cospetto di un genio.
In ventidue tracce (dai titoli chilometrici, ironici e surreali), Come on fell the Illinoise racconta storie di bizzarri personaggi venuti da altri mondi, dal passato e dal mondo dei sogni sorrette da un impianto compositivo asciutto e convincente.
Cè una meticolosa cura dei particolari e una vena creativa incredibilmente matura in quasi 74 minuti di ottime canzoni.
Cè qualcosa di emotivo ed emozionante che stimola spesso la voglia di chiudere gli occhi per immaginare il mondo grottesco e ispirato di Sufjan e dei suoi paesaggi.
Telai acustici, orchestre beatlesiane, sperimentazione elettronica, tutte al servizio di canzoncine, nate presumibilmente sulla chitarra acustica, frutto di grande mano e creatività. Se il talento di Sufjan Stevens era già piuttosto evidente nei dischi precedenti, con Illinoise arriva alla conferma ufficiale. Il suo mondo fatto di viaggi, di luci, di provincia e di extraterrestri arriva dritto al cuore attraverso un disco che potremmo ascoltare allinfinito senza annoiarci.
Il suo progetto statunitense, ora, diventa una specie di assicurazione.
Avere la certezza che una volta lanno, per altri 50 anni, avremo almeno un album così, non può che farci piacere.

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