Excite

Telecom vs major, chiude Next Music

La storia è di quelle intricate. A bocce ferme, è più facile capirci qualcosa. Telecom che chiude a tamburo battente un portale in fase di sperimentazione, Next Music. I discografici nostrani imbizzarriti come belve in calore per essere tornati dalle vacanze ed essersi ritrovati un servizio di streaming musicale, cioè una sorta di radio via internet, che passava roba dai rispettivi cataloghi. Senza averne l'autorizzazione. Una follia, soprattutto in tempi in cui si cerca di monetizzare anche l'aria.

Il sito, che faceva parte del portale Telecom Next Open Innovation, offriva la possibilità di cliccare e ascoltare la musica, ovviamente senza poterla conservare: ben 10 milioni di brani erano disponibili nel database. Peccato che gli autori, e i detentori dei diritti materiali, cioè le etichette, non ne sapessero nulla. Universal Music ha dichiarato di non avere mai autorizzato l'uso del proprio catalogo in quel servizio. Emi gli ha fatto eco: "I nostri artisti ne sono stati danneggiati e i consumatori fuorviati", ha detto Marco Alboni, il presidente di Emi Italia. E anche Enzo Mazza, presidente Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana), pare avesse avvisato: il servizio era irregolare.

Telecom, dal canto suo, si difende con tranquillità parlando di "infortunio". L'intera operazione "si basava su un accordo di sperimentazione con Grooveshark, il fornitore dei contenuti. Nell'accordo, loro avevano garantito di avere tutti i diritti per la diffusione e quindi si assumono tutte le responsabilità", hanno fatto sapere dall'azienda di telecomunicazioni.

Chiuso Next Music, resta comunque tutto aperto il tema dei servizi per l'ascolto di musica in streaming da internet, falcidiato dai mancati accordi fra chi fornisce i servizi e i signori della musica. Insomma, un fenomeno come Spotify, qui in Italia, rimane ancora un miraggio.

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2017