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The Chemical Brothers - We Are The Night

Etichetta: Astralwerks - Voto: 2
Brano migliore: Do it again

Senza bisogno di fare grandi sforzi, senza necessità di utilizzare parole ricercate o fare metafore creative, andrò diretto al punto: We are the Night, il nuovo disco di The Chemical Brothers, è inutile.
Come immaginerete, non è particolarmente noioso ma non ha nemmeno punti di grande risveglio, non fa schifo ma non riesce a (s)muovere nulla.
Sta.
Fermo.
Inutile. E’ la parola giusta.

Non c’è contenuto, ed è evidente. Talmente evidente che sorpende perfino il fatto che sia stato pubblicato. Ah, già: questa è la forza di avere un nome consolidato. Una fortuna, oserei dire, in questo caso.
Ho fatto uno sforzo per cercare i punti di valore di We are the Night ma ci ho rinunciato in men che non si dica. Non ce ne sono.
L’opera casalinga di un pippaiolo solitario alle prese con Ableton Live 4.0, risulterebbe di gran lunga più riuscita di questa pappa riscaldata.

L’impressione iniziale è che del disco non ci sia nulla da salvare. Quella che si ha dopo qualche ascolto è che avevamo ragione all’impressione iniziale.
Tutto è sbagliato: dalla scelta delle guest-stars (sinceramente dalla collaborazione coi Klaxons mi aspettavo qualcosa di più) alla penosa rincorsa autoreferenziale nel mettere in scena i Chemical Brothers che furono.
Il principale guaio è tutto qui. Rowland e Simons stanno dicendo in questo disco le stesse cose che hanno detto in tutti quelli precedenti con l’aggravante che non c’è nemmeno un riff o una melodia accattivanti. Non c’è più freschezza, non c’è vigore, niente che diverta. Sembrano brani scartati durante le registrazioni di qualche album del passato. Magari fosse così. Fornirebbe una giustificazione.

Ma qui ci sono "scarti" tali che anche l’ipotesi di una burlesca autocitazione o, se preferite, comico autolesionismo, non regge.
Questo disco mette i due “Fratelli” nella condizione di scegliere cosa fare d’ora in avanti: abbandonare dignitosamente la scena, scusandosi per l’imbarazzante ultimo capitolo, oppure rimanere a testa alta a difendere qualcosa che probabilmente è troppo avanti per le misere capacità di noi ignari acquirenti.

Ciò che fa rabbia è che un pezzo (A Modern Midnight Conversation) è pure decente (niente di più, eh?). Nel suo essere solito risulta un po’ meno “solito” del solito. Riconosci il loro stile ma anche un piccolo sforzo per dimostrare di aver lavorato un po’.
Ecco, questo è il peggio, ascoltanto We Are The Night, si avverte l’impressione che il duo, per realizzarlo, ci abbia impiegato circa un’ora e venti, di cui venti minuti per sistemare i cavi, accendere il PC ed aprire il software.

Nonostante la presenza degli eredi ufficiali della scena Rave di cui son stati pionieri (Klaxons), questo disco rende imbarazzante la presenza dei Chemical Brothers nella scena attuale. Ciò che mi sento di sperare è che il loro suono tra vent’anni possa essere rivalutato come revival degli anni a cavallo tra i 90 e i primi del 2000. Temo, però, è che anche allora, We are the Night verrà ricordato come l’abum senza speranza che mi appresto a buttare testè nella spazzatura.

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