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The Flaming Lips - At War With the Mystics

Etichetta: Warner - Voto: 4.5
Pezzo migliore: The Sound Of Failure / Its Dark Is It Always This Dark??

Più famosi in patria che qui da noi, grandi intrattenitori ed artefici di live act strabilianti, The Flaming Lips, from Oklahoma, sono innamorati del cinema sci-fi degli anni 60. Ed è come uno di quegli assurdi e spettacolari film che si sviluppano i loro album più recenti.

Anche questo nuovo At War with the Mystics risulta incredibilmente straniante. Pare sempre che manchi qualcosa e a ben pensarci, viste le pirotecniche apparizioni live della band, il limite maggiore dei loro album è proprio quello di sembrare solo la parte audio di un progetto più ampio. E difatti sono molti anni che Wayne Coyne annuncia come quasi pronto un film dal titolo Christmas on Mars (speriamo che Neri Parenti non lo venga a sapere!) che forse riuscirà a dare il corpo all'anima musicale di questa stravagante formazione.
Così, solo su CD, il disco appare sbrodolone e esageratamente multicolore. L'ironia che sicuramente cela viene spesso messa in secondo piano dall'esagerazione delle forme col risultato di apparire un po' deludente e a tratti anche noioso.
Con questo capitolo dovrebbe concludersi la triolgia iniziata con The Soft Bullettin (1979 1999) e proseguita con Yoshimi Battles The Pink Robots che aveva l'ambizione di riporatare alla luce l'epoca psichedelica degli anni 60 (Più vicina a Pet Sounds che a Ummagumma) condita con le tecnologie de terzo millennio ed un pizzico di power pop anni 90. Il risultato, in questo nuovo capitolo ancor più che nei precedenti, è troppo artefatto, si sente ogni scelta produttiva come qualcosa di minuziosamente studiato a discapito dell'immediatezza che ci si aspetta da un gruppo rock.
Vorrei tranquillizzare i fan e assicurarli che anche qui ci sono alcune cose pregevoli (la lunga e composita The Sound Of Failure / It's Dark Is It Always This Dark?? sembra uscita da un album dei Dukes of Stratosphere ed anche The W.A.N.D., l'unica che ci riporta per tre minuti nel magico mondo dei Lips del passato, ha un retrogusto hard che non è affatto male. Carina è anche Pompeii Am Götterdämmerung nel parafrasare i Pink Floyd di Meddle su una partitura che ricorda (e qui dovrebbe essere spiegato il bizzarro titolo) le giovanili divagazioni del quartetto inglese in terra partenopea. Da dimenticare, invece, sono alcune canzoni (in particolare Going on e Mr.Ambulance Driver) che fanno fare cattive previsioni su un futuro della band sulle orme di gruppi inconsistenti dell'AoR americano.
Ciò che era dei primi strepitosi Flaming Lips, artefici di pezzi acidissimi e squillanti con richiami psichedelici ingenui ma sinceri, sembra perduto per sempre in favore di una operazione di studio che ha le caratteristiche di un vero e proprio canto del cigno.

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