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The Niro ad Excite: "Sanremo scatena il pollaio", l'intervista al cantante di "1969"

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Davide Combusti, in arte The Niro, classe 1978, è un cantautore romano che ha partecipato ed è arrivato alla finale delle Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2014. Figlio d'arte, il papà Giordano è un batterista, Davide ha vissuto sempre in un'atmosfera musicale e ha coltivato, sin da piccolo, l'amore per la musica e, naturalmente, per le percussioni. Nel 2002 ha dato vita al suo gruppo, i The Niro, nome che poi ha mantenuto anche per il suo progetto solista. Ha collaborato con tantissimi artisti internazionali e non di fama mondiale come Amy Whinehouse, Sondre Lerche, Tom Hingley degli Inspiral Carpets, Deep Purple, Lou Barlow, Badly Drawn Boy e molti altri. Il suo ultimo album si intitola “1969”, come la canzone che ha portato in concorso alla kemresse musicale dell'Ariston. È il quarto album in studio della sua discografia, che si affianca alla sua prolifica attività come compositore di colonne sonore. Noi di Excite abbiamo incontrato Davide per una piacevole chiacchierata, ecco cosa di ha raccontato

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L'esperienza del Festival cosa ti ha lasciato e cosa ti ha tolto?

Mi ha lasciato una bellissima influenza che mi sono portato dietro fino ad oggi, ma oggi è il primo giorno in cui sto bene. Forse mi ha tolto un pochino il sorriso delle persone, dell'umanità buona. Nel senso che Sanremo un po' scatena il pollaio, ci sono gli schieramenti: chi ti ama alla follia, chi ti detesta, chi guarda a un'espressione in particolare che hai fatto durante un secondo della canzone, oppure chi ti vuole bene a prescindere, chi pensa che tu sia una persona molto cool e chi pensa che tu sia un deficiente. Quindi diciamo che questa esasperazione dell'umanità mi ha tolto leggermente un po' di serenità in quei giorni lì, però adesso è già tutto tornato alla normalità. È un mondo di pazzi e io ne faccio parte, quindi va benissimo.

Hai stretto dei rapporti di amicizia durante il Festival con gli altri artisti?

Si, ho legato tantissimo con Filippo Graziani, Diodato, ma anche con Zibba e con Rocco Hunt, diciamo che si era creato una sorta di mega gruppo Nuove Proposte. Poi ero in albergo con Sinigallia che conoscevo già, tra l'altro a cui ho suggerito il video con l'uomo uccello. Cercava personaggi strani a Roma da immortalare e gli ho detto “prova con l'uomo uccello”, poi l'ho sentito dopo e mi ha detto “l'ho trovato, c'ho fatto il video”. Ovviamente tifavo anche per i Perturbazione che vengono dal mio stesso giro musicale.

Hai avuto modo di conoscere qualche Big o di ricevere plausi per la tua canzone e il tuo lavoro come artista al di fuori della kermesse?

Ho ricevuto tantissimi complimenti da Roy Paci e da tanti. Da Beatrice Antolini a personaggi amici anche nel mondo della scena indipendente che mi hanno sostenuto, anche Paola Turci era rimasta molto colpita dalla performance. Poi quando incontri qualcuno a Sanremo è sempre un “ciao, complimenti!” a priori. Quindi sì, ho ricevuto tanti elogi e sono molto contento.

Il sogno americano è morto e anche noi non ci sentiamo tanto bene. 1969, è un brano che racconta quello che era e che ora non c'è più. Qual è la tua speranza per il futuro del popolo italiano?

Una rinnovata unità, soprattutto di intenti. Spero non come al solito legata alla crisi, anche se ultimamente è passata anche di moda l'unità di fronte alla crisi, nel senso che noi ci dividiamo anche in questo caso. Siamo solidali su tantissime cose, ma quando si parla di condividere e sentirsi uniti come paese, in realtà il micro campanilismo emerge, quindi si creano le fazioni. Non è più un problema di nord che odia il sud e viceversa, ma proprio i vicini di casa che si odiano tra loro. Siamo arrivati a un punto, secondo me, in cui o le cose cambiano oppure questo paese sarà vittima di un cinismo senza fine.

Ho letto sul tuo profilo facebook che hai ricevuto delle “critiche” per la tua camicia verde piuttosto che per il modo in cui ti esibivi con “sguardi spiritati da sociopatico”, come vivi questo genere di critiche? E quel è il tuo rapporto con i social network?

Il rapporto è ottimo, nel senso che io rispondo a tutti. C'era anche un tweet di un tipo che si chiedeva se avessi incrementato la mia attività sessuale grazie al festival, e io ho risposto che veramente è tutto uguale a prima. Non so chi sia naturalmente questa persona. Il mio rapporto con i social network e con le identità virtuali, dietro cui si celano poi quelle reali, è sempre stato ottimo. Sul fatto della camicia verde, darmi del leghista io che sono romano, figlio di una sarda e di un toscano, è stata abbastanza una forzatura. Tra l'altro, m'hanno detto, che il salvia va molto quest'anno! Sullo sguardo spiritato, che ho sempre fatto, quindi chi mi conosce non è rimasto tanto stupito, mi dispiace di aver spaventato qualcuno. In realtà, forse, è stato esasperato dal fatto che io mi sono sempre esibito con la chitarra e quindi mi calmava nella ricerca dell'emozione della canzone, io se non sento il brano sarei potuto anche scendere dal palco. Mi dispiace per le espressioni ma sono io, quindi chiudete gli occhi la prossima volta, magari li chiudo io e facciamo un po' per uno!

Cosa ne pensi del fatto che molto spesso la musica non è valutata come essenza ineffabile ma piuttosto come apparenza e esteriorità fine a sé stessa?

La valuto male. Me ne sono accorto un po' sul palco dell'Ariston. Il festival secondo me alla fine è uno spettacolo televisivo, in cui ci sono anche le canzoni. In un certo senso posso capire che l'estetica abbia un suo peso, anche nell'accompagnare la canzone. Detto ciò, spesso il personaggio fa più della canzone e, in questo senso, io non voglio sentirmi parte di ciò. Quindi mi piace portare avanti i contenuti e la canzone. Mi piacerebbe che la gente ascoltasse il mio album 1969 a occhi chiusi, al buio, pure dentro una vasca da bagno per chi ce l'ha, io non ce l'ho! Ascoltare, insomma, l'album senza pensare e crearsi i propri personaggi con la fantasia; poi la musica è un po' questo, il piacere dell'ascolto.

Il tuo album è un percorso musicale molto interessante, hai un mix di stili diversi e anche di lingue diverse ora, visto che hai sempre privilegiato l'inglese. Quali sono i tuoi padri ispiratori a livello compositivo?

Bella domanda! Mi piace molto Beck. I padri ispiratori consapevoli sono pochi, nel senso che tutti quelli a cui vengo accostato li ho conosciuti dopo. Forse mi hanno accostato proprio perché li ricordavo, per esempio la famiglia Buckley è molto citata nell'accostamento, ma l'ho conosciuta successivamente. Detto ciò mi sento molto affine a quei mondi un po' sofferti, malinconici, introspettivi, urlati, quindi mi sento di far parte di quella famiglia lì. Ci aggiungerei Sufjan Stevens, Ed Harcourt, Nick Drake, questi sono i compagni di avventura, anche se in tanti non ci sono più purtroppo. Quelli inconsapevoli probabilmente sono gli ascolti di bossanova, Deodato, tanto per citare un quasi sanremese, Caetano Veloso, Daniela Mercury. A casa si ascoltava molta bossanova e tra l'altro ho tirato fuori questa passione inconscia nella colonna sonora del film Mr America, in cui ci sono diversi brani bossanova che ho realizzato, non sapendo di essere portato per la bossanova. Sono questi i riferimenti inconsci, anche solo perché, nell'aria a casa, c'era questa musica qui.

Sappiamo anche che componi diverse colonne sonore. Progetti futuri?

Adesso ho terminato le musiche per un corto diretto dal regista di “V per Vendetta”, James McTeigue, con Richard Dreyfuss, uscirà a marzo, una bella esperienza, anche perché sono stato scelto, il che è ancora più bello. Adesso dovrei curare la colonna sonora di un thriller, un'opera prima italiana, che è sulla falsa riga di Mr America, un altro thriller ambientato sempre a Roma uscito a novembre nei cinema. Il corto è di un regista greco veramente talentuosissimo, questo lavoro mi è arrivato grazie alla colonna sonora del corto che ho fatto per Caserta Palace Dream. Quindi sì, colonne sonore, diverse. Mi piace molto scrivere e poi mi basta vedere delle immagini per scrivere, guardo una cosa e scrivo e i registi sono prevalentemente d'accordo su quello che compongo. A tutti i temi che ho proposto loro hanno sempre detto “ok questa è la colonna sonora del film”, sono stato fortunatissimo.

Hai avuto modo di suonare con tanti nomi illustri della musica internazionale e italiana, per citarne alcuni Carmen Consoli,Deep Purple, la scomparsa Amy Whinehouse, Lou Barlow e molti altri. Hai qualche progetto futuro che coinvolge artisti internazionali e non?

Ne ho uno grosso, però non ne posso parlare. Ci sarà un duetto importante a breve con un personaggio che è da qualche anno atteso con delle novità. È nato spontaneamente, noi ci conosciamo già, ed è uscita un'idea su questo brano, che sembrerebbe perfetta per entrambi. Penso che sarà il prossimo singolo, tra l'altro.

Qual è il messaggio che nasce dalla tua musica e vorresti far arrivare al pubblico?

Il messaggio è raccontare un po' di me, la necessità di raccontarmi è la base di tutti gli album che ho realizzato e di condividere delle urgenze creative con gli altri. Quindi, il messaggio, in realtà, in questo caso è legato proprio all'evoluzione dell'essere umano e come questa evoluzione possa portare un miglioramento nei rapporti con il prossimo. Non ci sono tanti brani che parlano di amore, magari ci sono brani che parlano di difficoltà di relazione, soprattutto, per esempio, l'album chiude con un brano che si chiama “Eroi” in cui c'è un finale positivo, la voglia di rimettersi in gioco e andare avanti, nonostante tutti i disagi che racconto, tra l'altro, durante tutto il disco.

Sogno nel cassetto o in bella vista su una mensola?

In realtà ho sempre avuto tanti sogni e tanti sogni sono stati realizzati. Sono contento di suonare negli Stati Uniti, di collaborare con manager importanti, di dividere il palco con personaggi entrati di diritto nella storia della musica mondiale. Questi non sono stati neanche sogni, nemmeno ci pensavo, però poi nel momento in cui arrivavano queste opportunità mi sentivo per un attimo molto felice. Però il mio pensiero è sempre stato cosa posso fare adesso, perché ciò che mi tiene vivo è il continuo inseguire qualcosa. Quindi se io mi sentissi già appagato, probabilmente non scriverei neanche più musica.

Un saluto a tutti gli amici di Excite da The Niro e a presto!

Guarda il video di 1969 di The Niro

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