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The North Sea- Exquisite Idols

Etichetta: Type / Wide - Voto: 6,3
Brano migliore: Guiwenneth of the Green Grass

Che tipo, questo Brad Rose da Tulsa. Uno che vive la fregola strange-folk in ogni modo: tira avanti un'etichetta liminare e multisfaccettata come la Digital Industries, dirige la webzine Foxy Digitalis, si palesa musicalmente sotto mentite e svariate spoglie. Ultimo moniker conosciuto, appunto, questo The North Sea, che debutta all'insegna di freakerie tanto nostalgiche quanto avant, danze elettroacustiche ad alzare la polvere di strade appalachiane, a scomodare umori gotici, blues avariati, ugge esotiche e tremiti in differita da Cthulhu. Brad, aiutato da un manipolo di amici provenienti dalla sua "orbita", ci elargisce con Exquisite Idols un pacchetto di astruse vibrazioni - tu chiamale, se vuoi, "eerie" - che non disdegnano di bazzicare dalle parti del cuore, come un Alexander Tucker tolto un bel po’ di oltranzismo.

Chitarre che ciondolano cosmiche e brumose, tastiere lunari, tamburelli stentorei, sitar lagnosi, percussioni sfarfallanti, flauti ectoplasmatici, clavicembali misterici, sax felpati, voce spampanata. L'iniziale Eternal Birds è come introdursi in un giardinetto eniano dimenticato, poi attacca l'incantevole sdilinquimento di Guiwenneth of the Green Grass, quindi We Conquered the Golden Age galleggia senza tempo né meta né appigli sulle tracce di civiltà calpestate, e il resto che ve lo dico a fare. Adoro questo genere di cose. Certo, sono fogge talmente out of season da sgualcirti l'anima. Soprattutto, ahimè, manca il guizzo che possa far drizzare le antenne al di fuori della cerchia dei bendisposti. Siete avvisati.

di Stefano Renzi per SentireAscoltare

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