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The Organ - Grab That Gun

Etichetta: Mint/ Too Pure - Voto: 5.5
Pezzo migliore: Steve Smith

Devo iniziare facendo un piccolo coming out , una specie di confessione: in materia di musica rock sono estremamente misogino. Oh, certo non me ne vanto. So che non è una bella cosa Ma il fatto rimane. Se dietro a chitarre elettriche o a batterie ci sono delle ragazze, istintivamente scatta il pregiudizio. Me ne vergogno pure un po' ma tant'è

Potrei cercare di farmi perdonare dicendovi di avere una grande passione per molte voci femminili ed anche per certe musiciste di livello sopraffino. Il problema è che nessuna di esse suona il rock'n'roll. Con le ovvie eccezioni alla regola.
Con un incipit come questo, adesso, mi dite voi come posso procedere alla recensione di Grab That Gun di The Organ? Se ne parlo male sembra che il pregiudizio abbia avuto nuovamente il sopravvento, mentre se ne parlo bene pare che mi voglia solo far perdonare
Ne parlerò medio ? Beh sapete che non è una cattiva idea? In effetti il disco di queste cinque canadesi è semplicemente medio.
Innanzitutto c'è da dire che la band prende il nome dall'organo Hammond che appare in ogni canzone ad ammorbidire arrangiamenti qui e là un po' troppo spigolosi e poi, soprattutto, che il disco non è nuovo ed ha già un paio di anni. Uscì per la MINT nel 2004 con la produzione di Kurt Dahle (New Pornographers) ed oggi, grazie a un passaparola via internet, viene ristampato e distribuito in tutto il mondo presentato come l'album di una delle più promettenti band giovani.
Ora, se da un lato mi va di chiarire che The Organ non sono poi così promettenti come vorrebbero farci credere e sono, anzi, piuttosto scadenti come strumentiste, tocca riconoscere che questo disco per certi versi funziona. Scorre come acqua fresca e, in poco più di mezz'ora saltella tra canzonette pop-rock dal pronunciato sapore British-anni-80 . I modelli sono quelli consueti: i primi Cure, i Joy Division, i Magazine e, soprattutto, gli Smiths con tanto di canzone dedicata a Morrissey ( Steve Smith ).
Di buono c'è che questa direzione eighties , una volta tanto, non sembra frutto del marketing. Che il disco riporti la data di due anni fa, infatti, depone a favore del prodotto che, se oggi può godere di un rinnovato interesse per quel suono, nel 2004 era, come dire, curiosamente retrò. Se a tutto questo aggiungete che l'età media del gruppo è tale che nessuna di loro era nata mentre Ian Curtis era in vita, è difficile non lasciarsi scappare un sorriso quando scorre la linea di basso di Brother.
In poche parole se le critiche a quest'album vi hanno incuriosito, cercate di non aspettarvi la rivoluzione che molti media sembrano attribuirgli. Se avete voglia di un disco leggero e che, se avete superato i 35 anni, vi riporti anche un po' indietro nel tempo, avrete sicuramente modo di amare Grab That Gun.

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